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13 SETTEMBRE...IL GIORNO DELLA LUMINARA IN ONORE DEL VOLTO SANTO.

Sono più o meno 55 anni, salvo rarissime eccezioni, che partecipo alla processione della S. Croce il 13 settembre. Da piccolo e poi da ragazzo con l'Alma Compagnia di S. Rocco, di cui faccio parte, e poi sempre con la Misericordia di Borgo a Mozzano. E' una tradizione e, fino che potrò, ci andrò, anche se, talvolta, è sacrificio.
Gabriele Brunini - 13 settembre 2018

Nel 2016 mi è capitato di scrivere un testo sul Volto Snto e sulla Luminara di S. Croce, pubblicato come introduzione di un bel libro fotografico di Alberto Silvestri dal titolo "IL GIORNO DELLA LUMINARA" - Labirinto dell'Immagine - Novembre 2016, che riporto integralmente:

La devozione al Volto Santo e la Luminara
 
Sarebbe difficile pensare alla città di Lucca senza associare al suo nome ed alla sua identità i due simboli forti che la caratterizzano: le mura, che rappresentano il simbolo della città stato e la difesa strenua della “libertas”,  a cui sempre si sono richiamati i governanti lucchesi ed il “Volto Santo”, che ha sempre rappresentato l' immagine della forte religiosità e della funzione “patronale” e “civica” che i suoi abitanti gli avevano affidato.
Per i lucchesi, attraverso i secoli, quello è stato il loro vero “Re” e la regalità del Volto Santo è stata una sorta di legittimazione verso il rifiuto di ogni signoria terrena, che non fosse quel regime repubblicano e quel governo degli anziani che,  per Lucca, è stata una scelta di “dolce libertà”.
Dall’arrivo miracoloso del simulacro della Croce sul carro trainato da due giovenchi, fino alla traslazione dell’immagine sacra dalla chiesa di San Frediano a quella di San Martino, il “Volto Santo” è stato il grande vanto dei lucchesi, perché faceva della loro città una delle mete ambite dei pellegrini che si muovevano attraverso l’Europa, verso i grandi centri della cristianità. Tradizione  e poemi ci raccontano che, tra i tanti, perfino Carlo Magno abbia fatto visita a Lucca per venerare il Santo Volto. L’arrivo di quel Crocifisso, come qualcuno ha scritto, fu per Lucca una sorta di "manna", perché il prodigioso evento fece della "città stato" uno dei capolinea del pellegrinaggio circolare che, nel Medioevo, spostava tra Santiago di Compostela, Roma e Gerusalemme migliaia di penitenti sulle strade della purificazione. I racconti che percorrevano l’Europa cristiana affermavano che a Lucca esisteva un ritratto naturale di Gesù, un Crocifisso scolpito “non per arte ma per divina opera”.
Ma una delle particolarità di quell’Immagine sacra  è stata la funzione “civica”,  già richiamata in questo testo ed il riconoscimento di questa funzione in tutto il territorio lucchese della Repubblica, certificata dall’omaggio che gli abitanti di tutto il territorio circostante, hanno sempre fatto  all’ Immagine sacra, nella solenne processione del 13 settembre. Un frammento statutario del 1261 già prevedeva  quest’obbligo per tutti gli uomini dai 14 ai 70 anni (compresi i Garfagnini e i Barghigiani) di partecipare a quella processione serale che prenderà poi il nome di “luminara”. E la diffusione del culto al Cristo vestito accompagna l’espansione del Comune lucchese verso i castelli e i borghi circostanti ed anche lontani dalla città, dove vengono introdotti Crocifissi che imitano, chiaramente, il Volto Santo di Lucca.  Della diffusione dell’ Immagine lucchese, nelle varie regioni italiane ed in Europa, sono sicuramente attori anche i tanti ed importanti mercanti lucchesi, capaci di divulgare, dovunque arrivavano, la notizia del favoloso arrivo nella loro città del Crocifisso scolpito da Nicodemo, creando così un sensazionale valore aggiunto alla sosta a Lucca di pellegrini e viaggiatori. I mercanti si sentono parte attiva della “nazione lucchese” e concretizzano questa loro scelta finanziando, fra il ‘300 ed il ‘400, la manutenzione di una cappella dedicata al Volto Santo, mediante il pagamento di una percentuale sui loro traffici. Testimonianze precise di questo agire dei mercanti lucchesi  riguardano, trai tanti luoghi, Venezia, Bruges e  Anversa. Lo Statuto dei Mercanti del 1386 prevedeva, specificatamente, che i mercanti che si trovino all’estero facciano costruire ceri per la “luminara di Santa Croce”, festività ricompresa ormai tra le feste di precetto (insieme a quella della Libertà e del Corpus Domini) durante le quali “non si può commerciare né amministrare la giustizia”.
A Lucca e nel “contado” l’ immagine di quel Crocifisso vestito si trova dovunque, scolpita o disegnata, o dipinta; sulle facciate dei palazzi pubblici o delle famiglie nobili, nei tabernacoli, negli affreschi delle chiese e nelle ville, sul gonfalone comunale, su quello della Provincia e su quello rosso che guida la grande processione del 13 settembre. Nelle immagini, nelle citazioni, nella storia della Chiesa, grande è stato il successo e la diffusione del “Re dei lucchesi”, come molti lo hanno definito.
La principale manifestazione esteriore della grande devozione dei lucchesi al Volto Santo è, come abbiamo già detto, la grande processione del 13 settembre, che si svolge dopo il tramonto, nel buio di una città illuminata, lungo tutto il percorso, solo da tanti piccoli lumini a cera che contornano, con la loro luce fioca e balbettante,  gli antichi portali, i davanzali e le finestre di palazzi e case che si snodano lungo il percorso della processione, che è il solito da secoli e che ricorda, secondo la Leggenda Leobiniana la traslazione da San Frediano a San Martino. La processione è da tutti conosciuta come la “luminara  di Santa Croce", a cui i lucchesi della città, delle zone suburbane e delle campagne si sono fatti sempre obbligo di partecipare, per dovere o per piacere. Cosi è stato  attraverso i secoli e così è anche oggi, quando arrivare a Lucca, singolarmente o in gruppo, è molto più rapido e semplice che nel passato. Già dal primo pomeriggio la città si anima di gente, che entra da tutte le porte delle mura, per ritrovarsi nei punti di raduno della luminara. Ognuno porta con sé oggetti e simboli che userà per sfilare in processione. C’è chi ha in spalla pesanti croci, bastoni e lampioni dorati o argentati, stendardi arrotolati, o tiene sotto il braccio la cappa e la mantellina colorata della propria “confraternita”. I musicanti delle varie bande entrano in città tenendo in mano, con fierezza ed orgoglio, il loro strumento. Da più parti arrivano i figuranti dei corteggi storici rappresentanti le diverse vicarie e i balestrieri, tutti con le loro trombe e i loro tamburi. Insieme ai tanti fedeli arrivano i parroci delle varie parrocchie della Diocesi, alla testa dei loro gruppi, tenendo anch’essi sotto braccio gli abiti talari inamidati che dovranno indossare per la processione. C’è chi approfitta per fare uno spuntino rapido, entrando nei negozi dei pizzicagnoli che hanno esposto in vetrina e sui banchi i migliori prodotti, chi entra di corsa in pizzeria, chi prenota con i propri confrati una cenetta nel solito ristorante di ogni anno. Per tutti vale la regola che non conviene affrontare la lunga processione a stomaco vuoto.
Poi c’è la lunga attesa della partenza, che avviene verso le ore 20, con i gruppi che si preparano a sfilare, confrontando la bellezza delle rispettive  vesti o delle divise, l’altezza dei crocioni o l’antichità dei “ferri” delle compagnie. Finalmente il corteo, lentamente, si muove: sfilano i gruppi del volontariato, le parrocchie, i canonici, l’Arcivescovo con i Vescovi ospiti, le autorità civili, i sindaci con gli stendardi di tutti i comuni, i gruppi storici; al suono delle bande musicali e dei cori che intonano “evviva la Croce”. Così, ogni anno, il 13 settembre, da secoli, Lucca rende omaggio al simbolo della Fede ed al simbolo “civico” di questa stupenda città.
                                                                                              Gabriele Brunini (www.gabrielebrunini.it)





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