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"1095 GIORNI": PRESENTATO ALLA MADONNA DEI FERRI IL LIBRO DI "BALDO" BARTOLAI.

Si è svolta domenica 13 settembre 2020, alle ore 15, nel prato antistante l'Oratorio della Madonna dei Ferri, la presentazione del libro di Ubaldo Bartolai dal titolo: “1095 GIORNI”.
Una sorta di diario – intervista raccolta da Veronica Baccetti che lo incontrò in diverse occasioni prima della sua scomparsa. Veronica è stata brava nel raccogliere le memorie di Baldo ed è stata altrettanto brava nell'arrivare finalmente alla pubblicazione del libro, di cui ha curato ogni dettaglio, sobbarcandosi anche l'organizzazione della giornata di presentazione, nei tempi difficili del Covid-19.
Il racconto riguarda un' epoca difficile e terribile, quella della seconda guerra mondiale: prima la chiamata alle armi con il servizio militare poi il campo di prigionia in un lager della Germania. Tre anni di lontananza da casa nei quali il Baldo non perse, tuttavia, mai la speranza ed oggi ha potuto raccontare la propria storia alla comunità. "baldo", come tutti lo conoscevano, è stato per molti il Presidente e una figura di riferimento per la Congregazione della Madonna dei Ferri.
La pubblicazione è stata voluta e finanziata dai nipoti di Ubaldo Bartolai e sostenuta da tutta la grande famiglia dei Bartolai, come bene ha espresso in un intervento, a nome di tutte le famiglie, la dottoressa Sandra Bartolai. Al libro, la cui presentazione è stata magistralmente svolta dal prof. Gabriele Matraia, anch'io ho fatto una introduzione che riporto integralmente.

UN MERITATISSIMO RICORDO
Sono davvero felice che Veronica Baccetti abbia potuto portare a termine l’impegno preso, quando era l’efficientissima bibliotecaria comunale, di pubblicare un racconto di Ubaldo Bartolai, borghigiano delle “Luci”, con i suoi ricordi della vita militare, della guerra, della prigionia in Germania, della liberazione dal campo di detenzione, fino al fortunoso ritorno a casa,  nel 1945.
L’impegno, Veronica,  l’aveva preso direttamente con “Baldo”, abbreviazione del suo nome,  con cui tutti lo conoscevano. Lo  aveva convinto a raccontargli, in più incontri, l’avventura della sua vita; l’avventura che lo aveva segnato, ma forse anche fortificato. Come tanti, per molti anni, Baldo aveva tenuto per se quei ricordi, tentando quasi un impossibile oblio degli stessi. Poi, grazie a Veronica, si era deciso a parlarne, raccontandoli anche, in più occasioni, ai giovani e ai ragazzi delle nostre scuole.
Baldo era un caro amico di mio padre. Entrambi, con la chiamata alle armi, con il servizio militare in tempo di guerra, avevano compiuto un viaggio, impensabile e drammatico,  attraverso l’Europa, in quegli anni terribili. Mio padre nella campagna di Russia, con la tragica ritirata fatta con un piede congelato;  Baldo presente a Fiume e nella Jugoslavia, patisce lo sbandamento delle truppe italiane per l’armistizio dell’8 settembre, viene fatto prigioniero dai tedeschi, portato in Germania, dove rimane fino alla liberazione dell’aprile 1945.
Ubaldo Bartolai e mio padre erano entrambi del 1921, amici fin da ragazzi, quando la vita dei paesi era più intensa e i legami tra la gente più stretti. Baldo viveva alle “Luci”, nel podere della sua famiglia, luogo vicinissimo ai casolari che facevano parte del paese e della parrocchia di Oneta, dove viveva mio padre. Campo Caturesi, la Casa, la Capanna, i Solchi, il Livello, la Scassata, la Casetta, il Mezzano erano i luoghi dove, di sicuro, i ragazzi e i giovani del tempo, assai numerosi,  si ritrovavano insieme, nelle varie occasioni che la vita contadina offriva. Non c’era, al tempo,  la strada Borgo – Cune che parte oggi dalla Madonna dei Ferri e i vari casolari che ho citato, passando per i viottoli di collegamento,  erano tra loro vicinissimi, come lo stesso paese di Oneta. Essendo della stessa “classe” (il 1921), Baldo e mio padre  avevano fatto insieme anche la visita del militare e ricevuta la “cartolina precetto” nello stesso anno (il 1941).
Baldo, come si capisce bene dal racconto/intervista  non era stato  aggregato, con la chiamata alle armi, nel corpo degli alpini e di questo ho avuto conferma anche dai suoi familiari;  apparteneva al “Corpo delle Guardia alla Frontiera” che era dislocato su tutto l’arco alpino, da Ventimiglia sino al confine con la Jugoslavia, ossia la città di Fiume, proprio dove fu inviato a far servizio il Bartolai. 
Ma, di sicuro, al rientro dalla prigionia e con la fondazione del Gruppo Alpini di Borgo a Mozzano, ne ha fatto parte con impegno e dedizione. E’ stato, da provetto muratore quale era, uno degli artefici della ristrutturazione dell’antica cappella della Rocca, dedicata dagli alpini a tutti i caduti del Comune di Borgo a Mozzano  nel secondo conflitto mondiale; e quel luogo simbolo  è stato per lui una realizzazione che gli ha dato tanta gioia. Così come è stato sempre bello per lui vivere, con i suoi amici alpini, i ricordi, le adunate, le feste,  la ripartenza della vita nel dopoguerra, l’impegno per gli altri.
Ricordo Ubaldo Bartolai anche come lo “storico” Presidente della Congregazione della Madonna dei Ferri, ma posso testimoniare anche l’impegno generoso che profuse nel momento in cui la Misericordia ristrutturava il convento di San Francesco per realizzarvi il Centro Accoglienza Anziani.
Questo libro di ricordi è davvero un bel ricordo del carissimo Baldo.
Gabriele Brunini





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