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"LE CRONACHE DI CERRETO DI SOTTO": un risveglio di ricordi.....

Il Comune di Borgo a Mozzano, nel 2006, ha pubblicato le interessanti "Cronache di Cerreto di Sotto" della famiglia Santini, che mi sono andato a rileggere, pubblicandone qualche stralcio su questo mio sito.
La pubblicazione del 2006, che ha una bella veste grafica, contiene una esplicativa ed interessante prefazione di Giacomo Amaducci che ci fa sapere come, a quelle cronache, faccia spesso riferimento anche Francesco Maria Pellegrini nel suo libro "Borgo a Mozzano e Pescaglia nella storia e nell'arte", Lucca, Tipografia Editrice G. Giusti, 1925.
Come afferma l' Amaducci gli autori di queste "cronache" dovrebbero essere almento due: Girolamo Santini, che scriveva nel 1671 e Santino Santini, che scriveva nel 1791. II documento usato per la pubblicazione si trova nell'Archivio Parrocchiale di San Iacopo di Borgo a Mozzano, a cui è stato donato dal Comm. Mario Pierotti il 10 settembre 1920, come risulta da una dichiarazione apposta su quei fogli dall'allora Proposto, il Cav. Don Carlo Lencioni. Per Francesco Maria Pellegrini, l'autore del fondamentale libro "Borgo a Mozzano e Pescaglia nella storia e nell'arte" - Lucca - Tipografia Editrice G. Giusti - 1925, l'autore della cronaca più copiosa (quella del XVIII secolo)  è l'avv. Santino Maria Santini.
Per me, che sono "sanrocchino" di nascita (vedi in questa sezione: "I miei ricordi di sanrocchino"), tornano alla mente tante cose conosciute, care e indimenticabili. Essendo cresciuto in tempi in cui, ancora, la tradizione orale era un modo per trasmettere informazioni e notizie, ritrovo in queste cronache molti dei racconti che ascoltavo dai vecchi confratelli dell'Alma Compagnia di San Rocco, che facevano apparire la mia parrocchia particolare, speciale e diversa dalle altre, soprattutto da quella del Borgo (la parrocchia di San Iacopo).
Tra questi racconti ricordo quello che, per finanziare i lavori della chiesa e le tante spese della parrocchia, i sanrocchini, in tempi molto poco tolleranti e permissivi, non esitavano ad organizzare balli sulla piazza della chiesa, portando addirittura fuori le panche, per far sedere i partecipanti e gli spettatori. Si raccontava perfino che il pulpito mobile in legno (tuttora esistente) era stato fatto con il ricavato di queste feste "profane" e, poichè il pulpito aveva le ruote, si dubitava che fosse stato usato per farvi star sopra i suonatori di mandolino e di violino. Ed anche questo racconto si trova nelle cronache dei Santini, a proposito di  "cose profane" fatte a favore della chiesa. Comportamenti  che sarebbero stati impensabili per i "ben pensanti" e i "notabili" della più antica e ricca parrocchia del Borgo.
E siamo alla fine del secolo XVII. 
Leggendo il testo delle "cronache", scritto in un linguaggio non molto scorrevole, come usava in quel tempo, si scoprono fatti molto interessanti della vita della comunità di Cerreto di Sotto, del Borgo, dei territori circostanti e della Repubblica di Lucca; man mano ne darò resoconto in questo scritto, virgolettando quanto scrivono i cronisti della famiglia Santini.

IL NOME CERRETO
"L'antico comune di Cerreto presso Mozzano, vicaria già di Coreglia, ora del Borgo a Mozzano nel territorio della Repubblica di Lucca, fu così denominato per la sua situazione di un terreno incolto, e tutto all'intorno circondato di Cerri, Quercie, Abeti ed altri alberi. Ridotto in decorso di tempo con l'industria a coltivazione, restarono solo, come tuttora esistono, pochi massi di nudi sassi e grotte ingombrate dalle suddette piante. Uniformandosi dunque a detta sua antica situazione elesse a suo stemma una pianta di Cerro o sia Quercia colo motto: UNDIQUE FORTIS, VIGET AD ICTUS".

LA FAMIGLIA SANTINI
"In detto comune di Cerreto a Mozzano e di poi al Palazzo di Cerreto abitò pure l'antica e forte famiglia de Santini, cioè nel 1178 e ciò dopo che avesse le guerre, restò distrutto Mostorno situato in quella vicinanza, antica contea unitamente con Oneta e la Rocca di detta nobile famiglia".

LE CHIESE
"Aveva il detto Comune nel suo territorio una chiesa in vicinanza di quella della Rocca chiamata anche al presente la Pieve vecchia dove vi sedeva il Pievano.
L'altra chiesa più abbasso, nel luogo detto alle Foreste, e chiamato al presente San Rocchino, se vogliamo prestar fede al millesimo inciso nell'architrave della sua porta, puo dirsi edificata nel 1530.
Di quella poi dedicata a San Giovanni Battista situata nel paese, ora di detto Cerreto di Sopra, non so darne notizia quando non voglia suppor fabbricato 1670, oppure in detto tempo ampliata come a suo luogo dirassi...
Siamo bensì certi che nel 1527 ebbe origine la nostra chiesa di San Rocco detta ora di Cerreto di Sotto".

LA PRIMA VOLTA DELLA NUOVA COMUNITA'
La prima volta che il "Sindaco della Comunità di Cerreto di Sotto" intervenne "nella radunanza della Vicaria" fu nel 1582.
La nuova comunità fu detta originariamente "del Palazzo"  e poi, come scritto in una Colta "pro comune Cerreti Inferioris...".
Dice il cronista Santini: "è credibile che, crescendo sempre di più nel piano di Cerreto la popolazione sì, per il maggior commercio oltre il comodo delle strade per la coltivazione dei campi, si dividessero materialmente questi  di reciproco consenso da quelli di Cerreto formando da per loro così, sebbene non legittimamente, una nuova comunità col nome di Cerreto di Sotto restando all'altri per maggiore intelligenza il nome di comunità colo nome di Cerreto di Sopra".
Il cronista rileva ancora dai libri che nel 1604 "la comunità di Cerreto di Sotto" radunavasi in numero di 5 circa o nell'Oratorio di San Rocco o nel Palazzo del Commissario del Borgo...".

1606: LA COMPAGNIA DI SAN ROCCO SI AGGREGA ALL'ARCICONFRATERNITA DI ROMA
"Desiderando nel 1606 la Comunità di Cerreto di Sotto che l'uomini iscriti alla sua compagnia di San Rocco godessero di tutte le indulgenze, concesse dai Sommi Pontefici all'arciconfraternita di San Rocco eretta in Roma, ottenne sotto il dì 6 luglio la grazia, che la compagnia di San Rocco di Cerreto di Sotto restasse aggregata alla detta arciconfraternita di Roma essendone allora protettore l'eccellentissimo Scipione Cardinale Borghese...".
Di questo fatto dice il cronista che esiste una pergamena attestante la spesa di lire 22 per detta aggregazione. 

1620: INIZIA L' AMPLIAMENTO DELLA CHIESA DI SAN ROCCO
Cresciuta la popolazione in Cerreto di Sotto, ed essendo perciò incapace la piccola sua chiesa di riceverla pensò la comunita ad ingrandirla; ciò si effettuò nell'anno 1620 e seguenti...".

1630: SI AMPLIA LA PIAZZA DI SAN ROCCO
Il cronista infoma che "vedendo nel 1630 con sommo piacere ultimata la sua chiesa volle renderla più magnifica con ampliare ancora la piccola piazza avanti la medesima facendo acquisto di una casa del valore di scudi 125 e più unitamente per demolirla". 

1630: COSTRUZIONE DELL'ORGANO
Sempre a riguardo della conclusione dell'ampliamento della chiesa il cronista scrive che "per maggior decoro volle pure in questo istesso anno adornarla di un decente organo".
Si decide quindi (nel 1630) per un organo grande e magnifico da collocare in fondo di chiesa sopra la sua orchestra. L'organo fu fatto da "Cosimo Rovani di Lucca al quale fu sborsata la somma di scudi 210". Tale "Nicolai Giannini", dilettante nel suono, si impegnò "di suonarlo per 6 anni senza stipendio". Nel 1774, scrive il cronista,  "vi furono accresciuti de contrabassi composti di tavole di noce bene unite".

1634: SI COSTRUISCE L'ALTARE DI SANT' ANNA
Ippolito Santini, nel 1634, ottiene dalla comunità di poter erigere un altare dedicato a Sant'Anna, poco oltre il "porticato" dell'organo.
L'altare, tuttora esistente, è il primo a sx entrando in chiesa ed è stato sempre oggetto di devozione da parte delle partorienti della parrocchia.

LA CONCIA
Il 15 ottobre 1641 la comunità ottenne la grazia di poter esercitare nel suo territorio "quoieria ossia una concia di pelli come nel comune del Borgo".

LA RELIQUIA DI SAN FILIPPO NERI
Sempre nel 1641, per iniziativa di ippolito Santini di Cerreto di Sotto, negoziante in Lucca, arriva da Roma la reliquia di San Filippo Neri.

1648: UNA TREMENDA CARESTIA
Il cronista scrive di una grande carestia che colpì lo Stato di Lucca nell'anno 1648 e che continuò anche nell'anno seguente, "calcolandosi il numero de trapassati dentro allo Stato di Lucca a 20 mila persone...".
Anche la comunità di Cerreto di Sotto sentì il flagello della fame e "fu tale la mancanza di viveri, che la povera gente non trovava ne erba da cuocere ne semola da mangiare. Vi fu ancora chi costretto si trovò a pascersi di sansa delle olive frante dimandata per elemosina e taluno si trovò per le strade morto di pura fame". Il pane ordinario, "detto volgarmente pan marocco, che si vendeva in una pubblica canova nel Borgo non era sufficiente. Il prezzo del grano arrivò a scudi 12 lo staio della farina neccia lire 9 e del miglio lire 8".
"Ma l'anno 1650 ritornò per la Dio grazia l'abbondanza...".

LA RELIQUIE DI SAN DISCOLO MARTIRE, DI SAN GIOCONDINA E DELLA SANTA CROCE
Nel 1649, ritornando da Roma a Cerreto di Sotto tal Ottaviano d'Aquilante Lotti portò la reliquia di San Discolo Martire e ne fece dono alla chiesa di San Rocco.

A proposito di reliquie il cronista Santini ci fa sapere che un “Padre Vincenzo Ghineschi (o Ghioneschi), genericamente definito dal cronista della famiglia Santini: “francescano”, che “sul principio dell’anno 1704” mandò “da Roma la reliquia di Santa Giocondina in dono alla compagnia di San Rocco di Cerreto di Sotto sua patria”. Il cronista scrive ancora che “nel mese di gennaro dell’anno 1712 volle il noto P. Vincenzo Ghioneschi arricchire la nostra chiesa con l’insigne Reliquia del legno della Santa Croce”.
La signora Leonilda Marchesini Rondina nel suo libro "Storia dell'Alma Compagnia di San Rocco", edito dal Comune di Borgo a Mozzano nel novembre 2002, parla di quest' ultima donazione e chiama il francescano Padre Vincenzo Ghiareschi. Aggiunge anche che il frate oltre all' "insigne reliquia" dono 25 scudi per un reliquiario che, però, non si fece mai. 
 
LA REGINA CRISTINA DI SVEZIA PASSA DA CERRETO DI SOTTO
Nel luglio 1658 dopo essere sbarcata a Livorno ("con 10 vascelli ed alquanta milizia") nel ritornare in Francia, passando da Modena, dopo essersi trattenuta due giorni a Lucca, venne a dormire al Borgo, accompagnata dal signor Silvestro Arnolfini.
Nulla dice il cronista in quale casa soggiornò la regina. (30)

CONFERMATO IL DIVIETO PER I GESUITI
Scrive il cronista che, nonostante le premure rivolte alla Repubblica di Lucca dal Sommo Pontefice e da vari cardinali, nel 1661 fu confermato il divieto di avere nello Stato di Lucca i Gesuiti. (30)

LA MADONNA DEL RIO
"Nella strada che dalla piazza e chiesa di S. Rocco conduce al Rio, esisteva nel muro esterno che reggeva i beni di Iacopo di Michele Santini, un immagine della Vergine di terra corra inverniciata che nel 1654 Paolo fratello del suddetto aveva comprato da Santino Giustinà del Borgo".
L'immagine miracolosa era oggetto di grande devozione e di conseguenti molte oblazioni "offerte e tenute in custodia da due persone deputate dalla Comunità e da Ippolito Santini, che vi restava a confine con il suo orto e beni. Facendosi sempre maggior la devozione e il concorso, stabilì la comunità per maggior decoro di quella miracolosa Immagine, di trasportarla nella sua chiesa ed erigersi un Altare". Nel 1661 fu dato inizio alla costruzione dell'altare che fu fatto da Francesco Santini, intagliatore ed "indorato" da Santino Giuntini del Borgo. "Il quadro del medesimo è lavoro di Giò Domenico Ierucci fiorentino abitante in Lucca per lire 36 ultimato pertanto nel dì 24 marzo dell'anno 1662". Il 2 aprile dello stesso anno avvenne la solenne traslazione della miracolosa immagine nella chiesa di S. Rocco, "detta anche al presente la Madonna del Rio". La festa fu fissata al 15 agosto di ogni anno. (31) 

LA COSTRUZIONE DEL CAMPANILE
Il 20 maggio 1662, dice il cronista, si iniziò la costruzione del campanile della chiesa di S. Rocco "con inaudita ed incredibile per non dir temeraria animosità", sotto la direzione del maestro Silvestro Giannini di Vitiana. "L'intero riquadrato scavo di braccia 14 per ogni parte e di braccia 12 di profondità, non conoscendo sufficiente stabilità nel terreno volle fortificarlo con 300 buoni pali d'ontano di non minor lunghezza di braccia 4".
"Non si vide l'ultimazione di questa fabbrica se non dopo molti anni, cioè nel 1690". (32)

Il campanile fu coperto il 2 ottobre 1690 "sotto la direzione del capomastro Bartolomeo di Bianco di Corsagna. L' altezza del medesimo è di braccia 60 circa e nelle quattro cantonate sopra l'ultimi finestroni vi furono murati altrettanti pignattini con reliquie di diversi martiri". (47)

"Ultimato nel detto anno 1693 il cimitorio del campanile con farvi la sua volta e lapide, fu subito presa la risoluzione di metter le catene di ferro al medesimo, come pure i travi per sostenere le campane. Furono questi collocati il dì 9 luglio del suddetto anno" (48)

LA FUSIONE E LA BENEDIZIONE DELLE CAMPANE
Fu fatta dunque la provvista del metallo necessario alla fusione del metallo a Livorno dal mercante Annibale Damiani e questo fu inviato a Lucca al Signore Michele Angelo Bendinelli nativo di Cerreto di Sotto. Come fonderia fu scelta quella dei fratelli Giovanni e Francesco Azzi; il peso della campana maggiore fu di 1540 libbre e della seconda campana di libbre 1220. (48)

Giovanni Dinelli di Cerreto di Sotto si recò dunque a Lucca per interporre suo zio, il reverendo Giuseppe, maestro di casa del Vescovo Cardinale Buonvisi, affinchè sua Eminenza si degnasse consacrare le nuove campane. La funzione fu fissata per la mattina del 6 agosto 1693 nella chiesa di San Martino, dove le campane furono trasportate ed appese in aria nella navata "all' altezza di due braccia da terra".
Disceso alle ore dodici l'eccellentissimo Cardinale e Vescovo Franco Buonvisi vestito pontificalmente" provvide alla solenne benedizione con grande concorso di nobiltà e popolo, imponendo alla campana maggiore il nome di San Rocco e alla seconda quello di Santa Maria. La funzione durò due ore.
Poste su due carri le campane partirono per Borgo a Mozzano alle ore 17 e giunsero a Diecimo, in località Pastino, alle ore 23. La mattina seguente, 7 agosto, "alle ore 12 arrivarono  felicemente con l'assistenza del Cielo sopra la nostra piazza di San Rocco in mezzo al giubilo del popolo. (49)

Fu subito dato inizio ai lavori per portare le campane sulla sommità del campanile con tutti "i mozzi ed altri ferramenti". Parteciparono i primi Maestro Marco di Borgo e Rocco de Mardi, eppoi Niccolao Carli, Giovanni Campana, Baldassarre Santi, Gio. Domenico Cirelli e Giovanni Benedetti tutti di Cerreto di Sotto per le semplici spese. Il ferro fu tutto dato dal Signor Lorenzo Santini che aveva un negozio aperto "nella stanza terrestre allora bottega della sua casa esistente sul canto della piazza di San Rocco con l'assistenza e direzione di Bartolomeo di Giovanni Santini di Iacopo Santini, e molto più del Caporale Bartolomeo di Maria Santini, che molto vi operò, tutti di Cerreto di Sotto".
"La sera del 8 agosto alle ore 23 si videro con piacere universale collocate sopra le loro travi".
Il Reverendo Luca Dinelli suonò con la campana minore l' Ave Maria e il Reverendo Franco Orsini replicò con la maggiore; subito dopo un doppio festivo con ambedue le campane, mentre in chiesa si cantava il Te Deum. La chiesa e la piazza erano piene "del curioso popolo accorsovi". (50) 

LA MORTE DI PUNTELLO IN PROCESSIONE
Il 25 aprile 1692, per la festa di San Marco, la compagnia fece le consuete Rogazioni e nella strada che dal Rio conduce a Cerreto di Sopra la morte colpì uno dei confratelli in processione: un "improvviso forte accidente" colpì "Giovanni Cecchini di Cerreto di Sotto, detto per soprannome Puntello...che cadde in terra spirante, e passò subito all' eternità". Fu dopo tale fatto che la compagnia decise che "ad ogni confratello defunto si dovesse recitare l'offizio de morti nel primo giorno festivo". (47)

LA RELIQUIA DI SAN MARTINO
Scrive il cronista che nell'anno 1665 i "canonici di Iesi in Francia" mandarono in dono alla cattedrale di Lucca la reliquia di San Martino. Nella "domenica susseguente a quella detta Inalbis" si tenne un "Tedeum e processione in occasione dell'esposizione per la prima volta di detta reliquia". (34)

FURTO SACRILEGO A CHIFENTI
"Uno strepitoso, inaudito, orrendo caso - scrive il cronista - accadde in detto anno 1665 nella chiesa di Chifenti"; il rettore di quella chiesa, la mattina del venerdì santo, si accorse che mancava "l' ostia consacrata senza sapersi come e donde fosse stata levata"....."Afflitto e costernato tutto quel popolo, prendendo questo per un castigo del Cielo, non mancò di fare orazioni, processioni e penitenze per placare l'ira di d'Iddio".
Anche a quel tempo non mancavano le polemiche ed il cronista aggiunge: "Sporsero alcuni essere ciò proceduto per inavvertenza di quel Rettore". (34)

LE MISSIONI DEL PADRE PAOLO SEGNERI GESUITA
Con dovizia di particolari il cronista descrive le "rinomate Missioni che prima nel Borgo, ed in seguito in altre parti dello stato fece il celebre Gesuita Padre Paolo Segneri detto Seniore" e che si tennero nello stesso anno 1665. Il Gesuita predicò in S. Iacopo, nella piazza detta il Mercato", al Crocifisso, a Chifenti, a Gioviano, ad Anchiano, a Cune, a Oneta "dove vi concorse anche il popolo della Rocca". Le Missioni durarono dal 29 aprile a 10 maggio. Alla comunione generale del 10 maggio parteciparono "sopra 3500 persone" ed alla "solenne general processione" che iniziò alle ore 18 e si portò fino a Chifenti, ci furono circa 6000 persone.
Altri tempi, ma già funzionava una "sorta di Unità Pastorale".... (34)
 
L' UCCISIONE DI IPPOLITO SANTINI IN PIAZZA DI SAN ROCCO
Più volte nelle cronache viene nominato Ippolito di Lorenzo Santini. "Era esso dilettante di astronomia e di astrologia...ed abitava non solo in Lucca dove teneva aperto un negozio di diversi generi all'ingrosso, ma anche in questa comunità di Cerreto di Sotto sua patria".
Il 2 aprile 1663, dopo essere stato per più ore al convento dei Padri di S. Francesco del Borgo del quale era procuratore (sindaco apostolico) ed avendo detto ad alcuni religiosi esser quella una giornata critica per lui benchè gli facessero premura di trattenersi volle tuttavia partire. Giunto quasi alle 24 alla sua casa... e proseguendo il viaggio verso la chiesa...fu incontrato da altre persone di Cerreto di Sotto e cominciarono insieme a discorrere, a questionare per interessi della comunità, la radunanza della quale poco avanti s'era disciolta". Da un gruppo di persone rimaste nella piazza si staccò tale Pietro Coli che si avvicinò a Ippolito ferendolo "all'improvviso mortalmente piantandogli un pugnale nel fianco sinistro che passandogli il polmone penetrò la vena cava, arrivando fino alla spina, onde senza proferir parola, caduto in terra, spirò".
Nulla aggiunge il cronista circa le conseguenze del gesto per l' assassino...
E sempre nel medesimo capitolo il cronista aggiunge una notizia che ha dell'incredibile, sempre a proposito di Ippolito Santini: "Tre piccoli suoi figli che aveva avuti da Maddalena di Sebastiano Santini essi pure nel mese di settembre di detto anno (1663) dentro il breve spazio di cinque giorni di febbre malignia volarono tutti nella lor tenera età al cielo". (33)

LA COSTRUZIONE DEL CORO
A uno che è nato sanrocchino e che ha vissuto l'infanzia in quella Parrocchia, quando il senso dell'appartenenza era vero ed importante, leggere queste cronache fa davvero piacere e giustifica quell'orgoglio di cui si era allora fieri.
Scrive dunque il cronista: "Essendo già pervenuto a qualche altezza il campanile della chiesa di San Rocco, ecco che l'abitanti di quella comunità,  fecondi di sempre nuove e magnifiche idee, risvegliorno nel 1670 il pensiero di fare anche il coro...".
Penso proprio di ritrovarmi molto in quel giudizio dato dal cronista e mi ci sono attenuto, quando possibile, nella vita.
Tornando al coro il cronista scrive che una persona offrì lire 30, ma altri si dichiararono pronti a sostenere questa nuova opera.
"Abbracciato dunque dalla comunità, questo lodevole sentimento decretò che, demolito il muro dietro l'altar maggiore ed apertosi un magnifico arco, si costruiva il detto coro.  A questo fu dato principio nel 1671 e restò ultimato nel di 27 agosto 1672 con la spesa di scudi 309 circa, cioè di lire 2318". (37)

LE QUARANTORE DI PASQUA
Quando ero chierichetto a San Rocco bellissime erano le "quarantore" a Pasqua, che mi costringevano a rientrare prima dal "merendino"  di Pasquetta alla Rocca per partecipare al Vespro e cantare le litanie dei Santi inginocchiato all' altar maggiore.
Scrive il cronista che la compagnia di San Rocco era solita "distribuire ai suoi confrati una candela benedetta per la festa della Purificazione di Maria"; e per questo motivo fu pensato di impiegarla in onore del "Santissimo Sagramento". Nel 1673 fu pertanto deciso di fare le 40 ore nei tre giorni della Pasqua di Resurrezione. E ciò fu deciso con il consenso di tutti...compreso il Pievano di Cerreto di Sopra. (39)

CI SI LIBERA DALLE "DURE LEGGI" DEI PIEVANI
Scrive il cronista Santini: "Rincresceva alla comunità di Cerreto di Sotto dopo aver fatto tante spese in favore della sua chiesa di vederla sempre soggetta alle dure leggi dei Pievani di Cerreto di Sopra e star sempre con i medesimi in questione". E così, profittando della morte del Pievano Mariani "tentò di scuotere il duro giogo", facendo istanza di smembrazione e "perciò dell'erezione di una nuova parrocchia in Cerreto di Sotto dove era assai più popolo che in Cerreto di Sopra". Era l'anno 1676.
La nuova Parrocchia di riservò la scelta e la nomina del Rettore ed assegnò una congrua di scudi 36 al sacerdote; la compagnia accordò altri 12 scudi (8 scudi per celebrare Messe per il legato di Lucrezia Antoni e lire 4 come cappellano per intervenire alle sue processioni e funzioni).
Il primo Rettore fu Gio. Battista Brunini, che fino ad allora aveva fino allora servito come cappellano.
Sia pure con qualche difficoltà la nuova Parrocchia ottenne "tutte le debiti permissioni dall'eccellentissimo Girolamo Bonvisi Vescovo di Lucca e dall'illustrissimo offizio sopra i disordini"; fu stipulato il contratto in data 15 settembre 1676 e il 18 settembre il nuovo Rettore prese possesso della chiesa di San Rocco con l'assistenza di Tizio Santini Rettore del Borgo.
Priore della Compagnia era Agostino Santini. 
Fu fatta in seguito l'ordinazione del fonte battesimale che, nel 1680, fu adornato con le figure di San Giovanni e del nostro Signore. (39)

LA CROCE PARROCCHIALE
Eretta la nuova Parrocchia c'era bisogno del "simbolo" della croce parrocchiale.
Nella notte di Natale del 1676 le oblazioni furono molto copiose e pertanto fu dato incarico di realizzare detta croce al Reverendo Don Giuseppe Dinelli maestro di casa dell'Arcivescovo Buonvisi ed al Reverendo Carlo Orsini abitante in Lucca "oriundi ambedue di Cerreto di Sotto". Da questi fu ordinata a Carlo Carli nativo di Cerreto di Sotto, argentiere in Lucca. L'asta della croce fu fatta dall'intagliatore Bartolomeo Santini e l'argentatura da Giovanni Santini, ebanisti di Cerreto di Sotto e "senza stipendio".
Il lavoro fu pronto nel 1678. (40)

LE GUERRE TRA PARROCCHIE
Le guerre tra le parrocchie sono sempre esistite e non sono mai finite. Se finiscono è perchè finisce l'interesse...come sembra sia oggi.
Il cronista, che già  ha parlato delle "dure leggi dei Pievani", riferisce che nel 1676 la comunità del Borgo impedì alla compagnia di San Rocco di passare con le "Rogazioni di San Marco" sopra il proprio territorio, nella strada maestra che dal Ponticello va fino davanti alla chiesa di S. Iacopo e permette di andare verso il Rio di Oneta, per entrare poi nella strada divisoria con Cerreto di Sopra. Ci fu un ricorso "agli Eccellentissimi Signori" e dopo un lungo dibattimento la compagnia di San Rocco ottenne il diritto di passo. (41)

L'OMAGGIO AL SANTISSIMO DELLE PARROCCHIE VICINE
Nonostante le guerre parrocchiali...nel 1678 la Compagnia di San Rocco stabilì la visita del Santissimo Sacramento nel Borgo e a Cerreto di Sopra in occasione delle Quarantore. (42)

CON I BALLI SI FINANZIA LA PARROCCHIA
Scrive il cronista che "il denaro ricavato da cose profane fu pure impiegato nella chiesa di San Rocco; mentre nel Carnevale dell'anno 1678 quello che fu ricavato da balli pubblici detti comunemente a pagamento nella piazza della suddetta chiesa fu destinato per un nuovo pulpito il quale allora aveva il suo ingresso mediante una scaletta dalla sacrestia. Questo fu fatto da Bartolomeo di Mario Santini di detto luogo per il prezzo di scudi 8". (42)
Ed anche più avanti il cronista torna sulle feste profane scrivendo che "il danaro ricavato da pubblici balli che si facevano nel carnevale nella piazza di San Rocco" fu impiegato nel 1688 nell'esposizione delle 40 ore e in altri anni seguenti diverse altre somme". Da notare poi quanto scrive ancora a proposito delle feste: "Anticipavano il parroco e i sacerdoti le funzioni nella chiesa nei giorni festivi per poter poi trasportare le pache della medesima nella detta piazza per comodo delli spettatori e somministravano del denaro a quei fanciulli che ne erano mancanti". (46)
Evidentemente a San Rocco non avevano il concetto che il ballo fosse peccato...

Anche nel carnevale del 1685 alcuni giovani di Cerreto di Sotto organizzarono una commedia "accomodando ad uso di teatro due stanze nella casa allora di Tommaso Masini, ed ora di Vincenza Santini posta quasi in mezzo al paese, del qual teatro anche amio tempo - scrive il cronista - si è fatto uso". La compagnia presta a quei giovani vari attrezzi della chiesa che servono per montare le scalinate delle 40 ore e, alla fine del carnevale, sono riconoscenti e fanno dono di attrezzature necessarie alla parrocchia. (45)

TRE TESTE INDORATE PER LE RELIQUIE
Scrive il cronista che in data 20 marzo 1681 da parte di Ser Cesare Colle, notaro in Vescovato, "fu rogato il contratto delle tre reliquie che esistono nella chiesa di San Rocco dentro a tre teste di legno indorato cioè di San Vincenzo Martire, di San Felice Prete e di San Bonifacio Martire".
Di queste tre teste non ho mai avuto conoscenza e ne farò ricerca. (43)

Nello stesso anno (1681) fu fatto un ombrello incerato per accompagnare il Santissimo Sacramento agli infermi. (43)

UN LEGATO DEL REVERENDO VINCENZO COLI
Dalla lettura delle cronache emerge che verso la chiesa di San Rocco c'era un forte senso di appartenenza da parte di coloro che in quella comunità erano nati. E così il Reverendo Vincenzo Coli, di Cerreto di Sotto, morto a Roma nel 1679 lasciò "l' annuo frutto di scudi 300" da impiegarsi per l'esposizione del Santissimo Sacramento che ogni mese si tiene, la seconda domenica, in quella chiesa. (43)

IL PRIMO OPERARO
L'elezione del primo "operaro" della chiesa di San Rocco avvenne nel 1690 e fu nella persona di Giuseppe Nicolai, una delle famiglie importanti della parrocchia. (46)
Il palazzo Nicolai (o Niccolai) era quello che dalla piazza di San Rocco, lato monte, andava avanti nel paese, sopra la volta della strada vecchia che conduce a Cerreto (oggi proprietà Rondina, Pellegrini).
L' operaro aveva il compito di gestire le entrate della parrocchia e custodire le attrezzature e gli utensili della chiesa "che spettavano alla comunità".

UN NUOVO RETTORE DELLA CHIESA: IL SECONDO
Il 18 dicembre 1693 muore il primo rettore della chiesa il Reverendo Gio. Battista Brunini "con dispiacere universale di tutti i parrocchiani per i suoi buoni portamenti, ed affetto alla chiesa".
Già il giorno 20 dicembre viene nominato il nuovo Rettore nella persona del Reverendo Luca Dinelli di Cerreto di Sotto (ex frate), che prese possesso della chiesa il 26 gennaio 1694. (51)

LA FESTA DELLA VERGINE DEI SETTE DOLORI
Nella chiesa di San Rocco si è sempre venerata la Vergine dei Dolori che ha una immagine "vestita" nel 3° altare di destra entrando in chiesa. Altare che ho sempre sentito dire che era "della famiglia Santini".
Il cronista scrive che la festa della "Santissima Vergine de sette dolori" ebbe origine circa il 1695 e che si festeggia la terza domenica di settembre. (51)

UNA SEPOLTURA PER I SACERDOTI 
Nell'istesso primo anno 1694 cominciò il Reverendo Rettore Dinelli a dimostrare il suo affetto per la chiesa di San Rocco, mentre conoscendo l'indecenza di seppellire i sacerdoti indistintamente con l'altri cadaveri in uno stesso sepolcro volle che a sue spese fosse costruita una sepoltura unitamente per i sacerdoti impiegandovi la somma di lire 130".  (51)

UN DELITTO NEL CONVENTO DI SAN FRANCESCO DI LUCCA
Scrive il cronista di un episodio avvenuto nel convento di San Francesco di Lucca: "Ritrovandosi un mercante di Livorno nel convento di San Francesco di Lucca, due di quei religiosi, avidi del di lui denaro, segretamente l'uccisero. Scoperti i delinquenti e fattone il processo, venne ordine dalla Sacra Congregazione di Roma che fossero degradati, e con segretezza decapitati. Nel dì 20 marzo adunque dell'anno 1698 seguì la detta degradazione nella chiesa di San Martino.... (53)

UNA RISSA PROVOCA LA CHIUSURA DELLA CHIESA DI SAN IACOPO
Il 17 gugno 1699, in occasione di una rissa ì, venne colpito con un sasso, nella chiesa di San Iacopo, un figlio di Giovanni Lotti "di detto luogo", per qual motivo la chiesa fu sporcata di sangue e quindi chiusa; "fu portato il Santissimo Sagramento nella chiesa del Crocifisso di detto luogo". Per tale motivo non fu fatta in Borgo la processione del Corpus Domini e, così, "il signor commissario Attilio Arnolfini in compagnia del suo figlio, e del notaro Ser Ilao Sinibaldi" parteciparono alla processione in Cerreto di Sotto, "essendo andati quasi tutti i principali del Borgo a quella di Cerreto di Sopra". (53)

LA VERGINE DETTA DI SAVONA
Nella chiesa di San Rocco si venera una immagine della Madonna di Savona, che ricorda l'apparizione della Vergine avvenuta il 18 marzo 1536 nella "valle di San Bernardo non lungi da Savona ad Antonio Botta di quel contado".
Il cronista ci informa di una fatto molto particolare: il simulacro della Madonna, di cartone, era stato ordinato e comprato dal Reverendo Marco Benedetti di Cerreto di Sotto, rettore in Anchiano. L'immagine veniva esposta nel giorno della festa nella chiesa di S. Pietro di Anchiano ed era molto venerata dalle donne di quel paese. A don Marco, che nel 1664 era stato cappellano a San Rocco, "venne in pensiero di farne un donativo alla sua patria vedendo che anche in Cerreto di Sotto vi erano donne divote di questa sagra Immagine". Un tale Francesco Bendinelli di Cerreto di Sotto, accompagnato da un nipote, si recò ad Anchiano e il Rettore Don Marco gli consegnò l'immagine della Madonna, occultandola in una canestra di panni bianchi e la mandò alla casa paterna, che si trovava proprio davanti alla chiesa di San Rocco.
E così la festa, nella data del 18 marzo, si fece da allora a San Rocco. Gli anchianini protestarono, ma senza risultato. E le donne di Anchiano, fedeli a quell'immagine, si recarono da allora alla festa di Cerreto di Sotto. (55)

LA CHIESINA DELLA ROSSA
Più volte il cronista ricorda "una Chiesina" posta lungo la strada del paese, che era volgarmente chiamata "della Rossa". In detta chiesina era conservata anche la reliquia di Santa Giocondina.
Non ho mai sentito parlare di questa chiesetta e non ho idea dove potesse trovarsi. (55)

LA GRANDE PROCESSIONE DI GESU MORTO
Scrive il cronista: "Nell'anno 1703 da uno scultore fiorentino detto per sopra nome Nerbino che abitava in Cerreto di Sotto fu fatto il simulacro di Gesù Morto che era solito portarsi solennemente a processione ogni triennio nella sera del Venerdì Santo non solo per la nostra terra ma ancora in quella del Borgo fermandosi nella chiesa di San Iacopo, del Crocifisso, ed ancora di San Francesco, sebbene quest'ultima fu poi lasciata per la troppo lunghezza del viaggio". (56)

L' OSTENSORIO IN ARGENTO DEL BATONI
Nel 1707 si fece un ostensorio da Paolino Batoni argentiere in Lucca. (57)

LA PRIMA ESPOSIZIONE DELLA RELIQUIA DI SAN ROCCO
Nel 1710 ci fu grande festa per la compagnia di San Rocco "in occasione di esporre per la prima volta la reliquia del suo protettore".
Da tempo si cercava di ottenere la reliquia del Santo protettore ed erano in particolare i membri de famiglia Santini (Antonio e Santino fratello e figlio di Lorenzo) che si attivavano con le loro amicizie per ottenerla a Roma. Finalmente ebbero avviso "al termine di marzo dell'anno 1710 di averla ottenuta mediante la persona del Signore Cardinale Pallavicini".  La consegna avvenne tramite il Padre francescano Vincenzo Ghianeschi "che era prossimo a tornare da Roma qui nella sua patria". La consegna avvenne a Lucca al signore Santino Santini che, rientrato a Cerreto di Sotto, ne fece "gratuito dono" alla compagnia, presente con oltre 70 confratelli e con il priore Giuseppe Nicolai. Nello stesso anno fu fatto il reliquiario in argento da Paolino Batoni di Lucca, su disegno dello scultore Alessandro Santini di Cerreto di Sotto. (59)
 
 SAN LEONARDO DA PORTO MAURIZIO A BORGO A MOZZANO
Nel mio libro “Il Convento di San Francesco del Borgo”, pubblicato nel novembre 2013, mi è capitato di parlare della presenza a Borgo a Mozzano di S. Leonardo da Porto Maurizio (1676-1751), grazie ad una lettera trovata nell’immenso archivio della famiglia Pellegrini.
S. Leonardo da Porto Maurizio è un frate francescano inventore delle “missioni al popolo”.
La lettera trovata nell’archivio fu inviata da Padre Benedetto Innocenti o.f.m., frate nel convento di Sargiano di Arezzo, a Francesco Maria Pellegrini, in data 11 novembre 1921. P. Innocenti ringraziava il “Professor Pellegrini” che “così gentilmente favorì farmi vedere l’appartamento che per tradizione dicesi aver servito a S. Leonardo da P. Maurizio. Certamente il Santo fu in sua casa”. A sostegno di quanto scritto Padre Innocenti cita le parole di un “Diario” del novembre 1745: “L’abitazione de’ padri missionari è stata una casa de’ signori Pellegrini…”. Sempre rifacendosi a quel “Diario” il frate di Sargiano conferma un’altra “missione al popolo” di S. Leonardo a Borgo a Mozzano nel 1721, anche se poi riconosce l’incertezza della data con il 1722. Che l’anno sia stato il 1722 per noi è confermato dall’episodio riguardante il giovinetto Giacomo Giudici di Anchiano, che dopo aver ascoltato la predicazione di S. Leonardo, entrò nell’Ordine con il nome di Francesco Maria, al quale ho dedicato, nel libro già citato un apposito capitolo.
Nelle “Cronache di Cerreto di Sotto”, edite dal Comune di Borgo a Mozzano, 2006, che riguardano la fine del secolo XVII e il secolo XVIII, il cronista della famiglia Santini parla ampiamente della predicazione a Borgo a Mozzano di San Leonardo e, addirittura, fa datare un passaggio del grande predicatore per Borgo a Mozzano anche al 1751, anno della morte del Santo, avvenuta a Roma.
Scrive dunque il cronista: “Passando in questo anno dal Borgo per portarsi a Roma nel mese di aprile il degno e zelante Religioso il Padre Leonardo da Porto Maurizio del ritiro di San Bonaventura, e celebre missionario apostolico, si compiacque di fare una predica nel Borgo sopra un palco fatto nella strada presso la casa dello Spettabile Ricci dove il concorso fu moltissimo. Il medesimo essendo stato alcuni anni indietro nello stato di Lucca a fare con gran profitto le sante missioni venne a farle pure nel Borgo abitando nel convento di San Francesco. Benchè abbia io fatto le diligenze  per sapere in qual anno precisamente avessero queste contrade la consolazione di ammirare la sua condotta ed udire la sua voce, non mi è riuscito venire in chiaro, abbenchè mi venga detto che ciò seguisse circa l’ anno 1746. Io tuttor mi ricordo , e sembrami ancor di presente vedere quell’amabile e indefesso canuto vecchierello che faceva le missioni nella chiesa del Borgo e ne giorni festivi nella piazza del mercato con un immenso concorso di divoto popolo, e molto più nell’ultima mattina che eretto un altare sopra il palco in detta piazza, vi fu la comunione generale. Mi rammento pure che al termine di ogni sua predica fattosi aprire dal compagno l’abito dietro alle spalle e presa una tagliente disciplina, si batteva si fortemente a Sangue che muoveva a pietà tutta l’udienza, vedendo un religioso di quell’età, e consumato di viaggi, digiuni e fatiche flagellarsi ogni giorno così crudelmente di maniera che alle volte fu veduto qualche Sacerdote salir sopra il palco e toglierli la disciplina. Partendo poi di qui per proseguire come si disse il suo viaggio per Roma, giunto a Gallicano ivi fece altra predica. Giunto finalmente a Roma dopo pochi giorni passò a godere il merito delle sue indefesse fatiche nella gloria celeste con forma di santità. Ed in fatto, dato principio in seguito al di lui processo, furono approvate le virtù in grado eroico e poi nel 1794 fu ascritto al numero dei Beati”. (110)

aggiornamento al 21 gennaio 2014 (continua)
 










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