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A BUTIA, NEL XII SECOLO, C'ERA UN EREMO AGOSTINIANO

Il 25 aprile, come ogni anno, mi sono recato a Butia, piccolo nucleo abitato ricompreso nella frazione di Cerreto nel comune di Borgo a Mozzano, dove si svolge la "benedizione della campagna" in occasione della festa di San Marco Evangelista.
Un tempo, più o meno fino al 1960, in ogni parrocchia si svolgevano le "rogazioni": processioni che percorrevano le campagne, secondo itinerari  che erano gli stessi da secoli, ed il sacerdote recitava preghiere e litanie per invocare la protezione divina per i terreni ed i raccolti, che erano il sostentamento delle famiglie.
Da qualche anno un'unica benedizione propiziatoria si svolge proprio a Butia, dove esiste una graziosa chiesetta che una lapide, scritta qualche decennio fa da Padre Carlo Danti dell'Ordine dei Servi di Maria, dichiara già esistente nell'anno 1129. L'oratorio è dedicato a S. Michele Arcangelo e, come testimonia la lapide, per vari secoli fu centro di preghiera di una comunità di eremiti di S. Agostino. Il nome  "Bùtia", anticamente "Bùita", secondo Padre Carlo Danti, deriva dal latino "Bùcita" (pascolo di bovini).
All'interno della chiesetta ci sono tre antiche tele: una Madonna con Bambino al centro dell'altare, una immagine di S. Michele Arcangelo a sinistra e una di S. Luigi Gonzaga sulla destra. Sopra l'antica chiesetta un piccolo campanile con due campane.

Sono assai affezionato a quel piccolo nucleo di case, da cui si ammira Oneta, che è il paese della mia famiglia. Nel 1995, mio primo anno da Sindaco, fui chiamato, nel periodo natalizio dal giornalista della RadioRai Oliviero Beha  che, in diretta telefonica, mi informò che gli abitanti di Butia (l' idea era stata di Renato Amidei)  chiedevano la luce pubblica, che ancora non avevano e  il conduttore mi chiese se potevo fare qualche promessa; accettai l'invito e feci la promessa e, dopo poche settimane, Butia ebbe l'impianto della pubblica illuminazione. Qualche anno dopo mi interessai al restauro del piccolo campanile della chiesetta e gli abitanti di Butia poterono contare su un contributo comunale di 5milioni di vecchie lire con cui procedettero al restauro.
Ogni volta che vado a Butia avverto l'amizia e la simpatia  di quella comunità.
25 aprile 2016


A BUTIA DI BORGO A MOZZANO SI SVOLGE OGNI ANNO L’ANTICO RITO DELLE "ROGAZIONI"
Non so quanti si ricordano o sanno cosa sono le “rogazioni”, anche perché è più o meno dalla metà degli anni ’60 del secolo scorso che non sono più d’attualità, salvo qualche eccezione. Le “rogazioni” erano processioni, con preghiere propiziatorie, che si facevano lungo la campagna, per implorare da Dio abbondanti raccolti agricoli e chiedere  l’allontanamento delle calamità e delle pestilenze. Giusto per fare un brevissimo excursus storico, voglio ricordare che  le “rogazioni” si tenevano nei tre giorni precedenti l’Ascensione (che quando era festività  cadeva sempre di giovedì)  e nel giorno della festa di San Marco, che cade il 25 aprile. Nei  tre giorni, secondo percorsi stabiliti, le Confraternite di ciascuna parrocchia, con le loro insegne, seguite dai fedeli, percorrevano tutte le zone agricole del proprio territorio, seguendo un percorso disseminato di “edicole” e “marginette”, dedicate alla devozione di Santi e, soprattutto, alla Vergine Maria. Le processioni si tenevano, per usanza, al mattino molto presto, verso le ore 6. Lungo il percorso si recitavano preghiere, si eseguivano canti popolari e, soprattutto, si recitavano le lunghe “Litanie dei Santi”, che comprendevano le invocazioni contro le calamità e per la fertilità dei campi che venivano benedetti dal sacerdote. La data del 25 aprile, dedicata a S. Marco, riprendeva celebrazioni pagane, che si tenevano proprio in quella data, con lo scopo di propiziare il buon esito dell’annata agraria, che permetteva il sostentamento delle famiglie contadine. Questi riti che, per secoli, hanno segnato lo scorrere del tempo e delle stagioni, appaiono oggi lontani nel tempo, quasi retaggi medioevali.               
Come dicevo in premessa, qualche eccezione c’è ancora, rivisitata nelle forme, ma con lo stesso scopo di implorare celesti benedizioni sulle campagne e la salvezza dalle calamità. Nel piccolo borgo di Butia, territorio della parrocchia di Cerreto, poco sopra l’antica chiesa di quella che fu “Pieve a Solazzo”, oggi conosciuta solo come la “Pieve”, ogni anno, per la festa di San Marco Evangelista, si tengono le “rogazioni”, così come un tempo. Don Francesco Maccari, il parroco delle tante parrocchie dell’Unità Pastorale, il 25 aprile, celebra la S. Messa nel piccolo  e grazioso oratorio,  già esistente nel 1129, dedicato a San Michele Arcangelo, che fu sede di un eremo Agostiniano. Il nome “Bùtia”, secondo Padre Carlo Danti, frate dell’Ordine dei Servi di Maria, che in quel piccolo borgo era nato, deriva dall’antico “Bùita”, abbreviazione del latino “bùcita” (pascolo di bovini). Nella piccola chiesetta, che è proprietà di alcune famiglie del luogo, sono conservati un bel quadro del protettore “S. Michele Arcangelo” ed altri due che raffigurano una “Madonna con Bambino” e “S. Luigi Gonzaga”. Dopo la S. Messa, partecipata da un buon numero di fedeli provenienti da tutto il circondario e, soprattutto, dai paesi confinanti di Cerreto, Oneta e Rocca, si svolge la processione propiziatoria, con la recita delle litanie, verso un luogo da cui si domina la vallata. Da lì il sacerdote recita una lunga preghiera per invocare serenità e salute per i fedeli, fertilità alla terra e  armonia al creato. Quest’anno l’evento è stato ripreso anche dall’emittente televisiva “Noi Tv” e l’amico Abramo Rossi ha trasmesso un interessante servizio nella rubrica “I colori del Serchio”; così molti hanno potuto conoscere un antico rito e un piccolo nucleo storico del nostro territorio. Mi risulta che anche nella Parrocchia di Partigliano si continui a celebrare le “rogazioni”, con la partecipazione della locale Confraternita e di quella molto attiva comunità.
25 aprile 2018

 






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