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26 GENNAIO 1943: LA BATTAGLIA DI NIKOLAEVKA. C'ERA ANCHE MIO PADRE...

Mio padre, Carlo Settimo Brunini,  nacque a Oneta di Borgo a Mozzano il 4 ottobre 1921, ultimo di sette figli di Roberto e di Micheli Artemia, entrambi di Oneta.
Fu Caporale degli alpini   - Appartenente alla  4a DIVISIONE ALPINA CUNEENSE  -
2° Reggimento Battaglione “Saluzzo”  - 21a Compagnia 
- di stanza al forte di Vinadio (CN).
Il suo comandante era il Tenente Domenico Mina (poi Capitano).
 
Fu sempre orgoglioso dell’appartenenza al corpo degli alpini e del dovere assolto in quella tragica guerra da cui i più non ritornarono. E' morto il 22 ottobre 1994. Pochi giorni prima, il 4 settembre, aveva incontrato il “suo capitano” Domenico Mina a Borgo a Mozzano e due giorni dopo,  il 6 settembre,  aveva ricevuto, dopo 51 anni, la comunicazione ufficiale che suo fratello, l’alpino della Cuneense Armando Brunini, disperso in Russia, era morto nel campo 56 di Tambov “durante l’anno 43”.
 
Le notizie della guerra di mio padre in Russia le ho cercate dal Capitano  Domenico Mina, che ho incontrato l’ultima volta, a Saluzzo, il 9 ottobre 2004.
In quell’incontro fatto insieme a mia madre Flora e a mia figlia Ilaria,  il Cap. Domenico Mina ha ricostruito il percorso della 21a compagnia del Battaglione Saluzzo e dell’alpino Carlo Settimo Brunini.
 
Dopo quell’incontro ho letto, con molta attenzione, alcuni libri interessanti,  come “L’eroica Cuneense – storia della divisione alpina martire” di Aldo Rasero, “7 rubli al cappellano” di don Guido Maurilio Turla, “Note di un redivivo” di Cesare Fumagalli ed altri libri ancora sulla tragica campagna di Russia. 
 
Credevo che mio padre non avesse scritto mai nulla sulla sua guerra, di cui però spesso parlava, citando gli episodi e le sofferenze incredibili che aveva vissuto e patito.
Forse non sono stato sufficientemente attento e disponibile ad ascoltarlo.
Poi, alla morte di mia madre Flora Fini, avvenuta il 6 febbraio 2007, ho trovato in un cassetto un breve scritto firmato da mio padre, scritto nel 1984, che conferma perfettamente il racconto del Capitano Domenico Mina.
 
Carlo Settimo Brunini partì per il fronte russo con la 21a Compagnia del  Battaglione Saluzzo del 2° Reggimento della Divisione Cuneense. il 4 agosto 1942. La Compagnia lasciò il forte di Vinadio alle ore 19 del giorno 4 agosto 1942 marciando fino a Borgo San Dalmazzo, da dove, il giorno successivo partì la tradotta per la Russia, attraversando la Polonia.

Un aiuto per comprendere il viaggio che fece mio padre (insieme al fratello Armando) verso la Russia mi è venuto dal diario di un alpino di Vallico Sotto, Elio Carli, raccolto e pubblicato dall'amico Roberto Andreuccetti di Valdottavo. Elio Carli apparteneva alla Divisione Cuneense, 4° Reggimento artiglieria da montagna, Gruppo Pinerolo ( proprio lo stesso di mio zio Armando) e nel suo diario, pubblicato da Tralerighelibri nel febbraio 2017 con il titolo "DIARI DELL'ARMIR",  il Carli ricorda "nella mia batteria erano arruolati molti giovani delle mie zone; c'era Brunini Armando assieme al fratello originari di Borgo a Mozzano..." . A quel diario farò riferimento per ricordare le tappe del viaggio che anche mio padre e mio zio fecero. Il Carli ricorda che lasciò Borgo San Dalmazzo a metà del luglio 1942 con un lungo convoglio ferroviario che trasportava soltanto soldati, mentre sopra un'altro furono caricati camion, armi pesanti e muli. Iniziava così "quell'interminabile viaggio" che dalle colline piemontesi avrebbe portato gli alpini sulle rive del Don. Lasciata la città di Cuneo il convoglio ferroviario attraversò la Pianura Padana fino al Friuli e, attraverso il Tarvisio, arrivò in Austria. Scrive il Carli: "Il treno continuava la sua lenta corsa alternando frequenti soste nelle stazioni e dopo aver superato Praga e la Cecoslovacchia, entrò in Germania e proseguì fino a Berlino. Erano già trascorsi quattro giorni dalla partenza. La città di Berlino mi sembrò molto bella, con le sue larghe vie, con i suoi grandi palazzi, con un traffico enorme di uomini e merci e con numerose fabbriche". A Berlino il convoglio sostò per una intera giornata, forse per caricare altro materiale bellico, viveri e attrezzature. Dopo altri tre giorni di viaggio il convoglio raggiunse il fiume Dnieper e qui gli alpini abbandonarono il treno; le ferrovie russe, infatti, avevano uno scartamento diverso dal resto dell'Europa.
Questo il contributo dell'alpino Elio Carli.

Dopo un viaggio di circa 3500 km. – durato 14 giorni – gli alpini della Cuneense lasciarono la tradotta a Isijum, una cittadina sul fiume Donetz, dove gli alpini si accamparono per attendere i convogli che seguivano.
Proprio in quella cittadina ricevettero la sconvolgente notizia che il comando germanico non li inviava più nei monti del Caucaso, ma sul Don.

Lo stesso Brunini in una breve paginetta di ricordi ci dice:
…..dopo un interminabile viaggio in treno, ci siamo accampati sulle rive del fiume Donez nell’attesa dei reparti partiti dopo di noi…..
Arrivati gli altri convogli iniziò una marcia di circa 300 km. (12-13 giorni) per raggiungere il fronte.
 
Brunini ricorda:
…..poi siamo partiti (da Isijum) e con una lunga serie di marce attraverso la steppa, abbiamo raggiunto le rive del fiume Don dove con l’aiuto di militari del genio  tedesco, ci siamo costruiti dei ricoveri per poter affrontare l’inverno che si avvicinava. 
Abbiamo iniziato poi la costruzione delle trincee e postazioni, reticolati e fossa anticarro, quindi è iniziato il lavoro di pattugliamento e di attesa, così siamo arrivati al mese di ottobre e alle prime nevicate…..

 
Carlo Brunini nei giorni di Natale incontra il fratello Armando, anche lui alpino della Cuneense (caporale del 4* reggimento di artiglieria alpina).
Dopo quell’incontro non si vedranno più.
 
Il Saluzzo venne attaccato per la prima volta in modo significativo il 23 e 24 dicembre 1942,  ma respinse gli attacchi con l’impegno della 23a compagnia.
 
Brunini ricorda:
…..la notte di Natale, mentre ci si preparava a trascorrerla nel migliore modo possibile, i russi hanno attaccato proprio di fronte a noi, sono stati brutti momenti, ma infine sono stati respinti ed è ritornata la calma…..
 
Il 15 gennaio 1943 arriva l’ordine di ripiegamento perché i russi erano entrati a Rossosch (circa 30 km. alle spalle della Cuneense) e non era da escludere un attacco proprio alle spalle della Divisione.
 
L’inizio della fine della Cuneense coincide con  la data del 17 gennaio (S.Antonio Abate).
Gli alpini si radunarono tra le isbe di Staro-Kalitwa con un freddo di circa 30 gradi sotto lo zero ed alle 17 la colonna iniziò il ripiegamento.
 
Brunini ricorda:
…..Il 17 gennaio abbiamo iniziato il ripiegamento durante il quale sono rimasto congelato ai piedi dovendo camminare senza scarpe per tutto il resto della ritirata che per me, si concluse il 5 febbraio a Bielgorad…..
 
La 21a Compagnia, di cui Carlo Settimo Brunini fa parte, come ben ricorda il Capitano Domenico Mina, è di retroguardia e ogni 50 metri deve fermarsi per far entrare nella colonna gli altri reparti.
Dopo 18 ore di marcia (percorrendo solo 23 km.) la colonna giunse a Annowka sede del Comando di Divisione (alle ore 11 del 18 gennaio).
Era in programma una distribuzione di rancio caldo ma, quando la 21a Compagnia arrivò,  apprese che i russi incalzano e non c’era tempo per mangiare.
Nel frattempo passò di retroguardia la 22a compagnia che venne attaccata dai partigiani.
Verso le 16 del 19 gennaio il Battaglione Saluzzo arriva a Popowka (qui il Cap. Domenico Mina venne fatto prigioniero).
 
Da quel momento ci rimane solo il breve ricordo scritto dal Brunini:
…..Il giorno 26 gennaio partecipai alla battaglia di Nicolaieska dato che nella ritirata mi ero ritrovato con reparti della Tridentina; a Bielgorad date le mie cattive condizioni, fui caricato su di una tradotta e mi ritrovai a Leopoli dove rimasi 5 giorni e ricevvi le prime cure in un ospedale tedesco…..
 
Di qui in treno ospedale raggiunsi l’Italia dove fui ricoverato per tre mesi in un ospedale militare a Cervia dove mi fu amputato il primo dito del piede destro, il 25 maggio 1943 rientrai a casa in licenza di Convalescenza poi dall’ospedale militare di Livorno, mi fu riconosciuta l’invalidità ed ora sono invalido di guerra di 8a categoria).

 
Nella ritirata Carlo Settimo Brunini fu aiutato a sopravvivere dal compaesano Mario Ricciarelli.
Per il congelamento perse conoscenza e quando si riprese gli dissero che si trovava su una tradotta diretta a Leopoli.
Del caro Mario Ricciarelli aveva perso ogni traccia.
 
Mario Ricciarelli del Borgo e Armando Brunini di Oneta non torneranno più dalla lontana Russia.
 
In ricordo di mio zio Armando ho voluto porre nel cimitero di Oneta una targa di cui riporto il testo:
 
In ricordo del Caporale del 4° Rgt. Artiglieria Alpina - Divisione Cuneense
Armando Brunini - nato a Oneta il 31 luglio 1917
Ritenuto “disperso”  sul  fronte russo il 31/01/1943 per eventi bellici, è deceduto, durante l’anno 1943, dopo essere stato fatto prigioniero, nel lager sovietico n.56 Uciostoje – Staz. Chobotovo – Reg. Tambov e sepolto in una fossa comune come migliaia di suoi commilitoni. La comunicazione della morte è avvenuta il 6 settembre 1994.
La Famiglia in suo ricordo Q.M.P.

 
Nell'anno 2011, insieme al mio carissimo amico Marcello Martini, anche lui figlio di un reduce della campagna di Russia, ho scritto un libro "DAL SERCHIO AL DON SOLO ANDATA" in cui c'è il ricordo degli oltre ottanta giovani del comune di Borgo a Mozzano che non sono più tornati dalle gelide steppe della Russia.
Questo è stato il modo per onorare il ricordo dei nostri padri.

Chi fosse interessato al libro può mettersi in contatto con me attraverso questo sito.

 
 





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