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PELLEGRINO LAMBERTI, UN GRANDE PITTORE CERRETINO

Pellegrino Lamberti nasce a Cerreto, nel comune di Borgo a Mozzano, l'8 ottobre 1894, figlio di Valentino e di Annunziata Gragnani. Si forma presso l'Istituto di Belle Arti di Lucca, sotto la guida di Alceste Campriani, e nel 1923 ottiene il diploma di pittura con ottimi voti. Compie il proprio apprendistato a Roma, grazie all’interessamento del Comm. Pierotti, che lo porta con sé per lunghi soggiorni nella capitale, dove ha modo di formarsi come decoratore e far pratica in varie chiese della città. Nel 1931 partecipa alla II Mostra Sindacale di Lucchesia, dove espone un ritratto del collega ed amico Oreste Tomei, ottenendo numerosi consensi. L'opera, attualmente conservata nei depositi del Museo di Villa Guinigi, sarà in seguito presentata al Premio S. Remo (1939), in occasione della mostra-concorso dedicata al ritratto, e alla XXII edizione della Biennale di Venezia (1940). Nello stesso anno tiene una personale a Lucca, all'Hotel Universo, così recensita sulla stampa locale: «Il Lamberti, che è nativo di Borgo a Mozzano, frequentò l’Istituto di Belle Arti di Lucca, quando ancora teneva l’insegnamento della pittura Alceste Camparini [sic]. Questa scuola si può riconoscere infatti, all’origine della pittura di Lamberti, il quale, del resto si è sempre mantenuto fedele al suo temperamento alieno da vaghezze e virtuosità e predisposto piuttosto ad una calma e affettuosa visione del vero. Nei paesaggi che quasi si mantengono in una modesta inquadratura, prevalgono colori lievi, concordati da una luce che evita sempre gli urti del chiaroscuro. Alcuni di questi quadretti raggiungono finezze su tonalità grigie, come “Neve a Cerreto”, “Meriggio piovoso”, “Passerella sulla Lima”. I soggetti generalmente sono tolti dalla bella campagna mozzanese; il Serchio, le case del Borgo ed il ponte del Diavolo, forniscono i temi preferiti. […] Ma in verità, la pittura dove il Lamberti più ci piace, è quella dei suoi ritratti. Sembra che dinanzi alla figura il suo impegno si accresca ed il dipinto si serri maggiormente in unità stilistica. […] Nei disegni ritroviamo la personalità del Lamberti, che come già abbiamo accennato, si rivela in una calma e sensibile facoltà descrittiva, verniciata quasi sempre, da una tenera vena sentimentale. […] Ai meriti artistici di Pellegrino Lamberti, va aggiunto infine, una virtù: la moderazione, che non manca mai nell’opera di questo pittore di Lucchesia» (cfr. M. N., La mostra del pittore Lamberti all'Universo, in "Il Telegrafo", 6-02-1940). Nel 1934 ottiene il secondo premio, in ex aequo con Ruggero Sargentini, in occasione della III edizione del Premio Caselli, nella sezione dedicata alla pittura (con una commissione composta da Ezio Ricci, Lorenzo Viani e Bruno Cordati). I soggetti prediletti sono il paesaggio e il ritratto, e la sua pittura «si riconosce subito come toscana per una antica fedeltà al disegno e al chiaroscuro, e quel cercare la luce attraverso i grigi e i colori smorzati» (cfr. Giuseppe Ardinghi, Mostra in memoria di Pellegrino Lamberti, in "Il Nuovo Corriere", 15-11-1948). Nel 1936, all’età di 41 anni, si sposa con Zita Masini, dalla quale ha quattro figlie femmine, Annunziata, Ada, Brunetta, Clara, e due maschi, Valentino e Giovanni, morti in tenera età. Prende in affitto uno studio in Via degli Orti a Borgo a Mozzano e anche a seguito dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, non smette di dipingere. Nel periodo di maggior tensione del conflitto, quando la famiglia, di cui fa parte anche la sorella nubile del pittore, Dimma, è sfollata a Casabasciana, presso Bagni di Lucca, realizza un ciclo di pitture per la Chiesa del paese. Nel corso della sua carriera ha decorato numerose chiese della Media Valle, tra cui quelle di Granaiola, Benabbio, Palleggio e la Chiesa dedicata a San Martino, patrono di Limano, presso Bagni di Lucca (qui, nel 1941, è intervenuto nelle navate su precedenti affreschi di Arturo Chelini, che il tempo e le infiltrazioni d’acqua avevano deteriorato); il fonte battesimale, gli affreschi della volta, due Via Crucis e una S. Gemma Galgani per la Chiesa Parrocchiale e la Cappella di S. Rocchino nel paese natale di Cerreto; le Chiese di Corsagna, di Chifenti, di S. Romano, di Anchiano, di S. Maria Assunta di Gioviano, di S. Ilaria di Oneta e di S. Jacopo a Borgo a Mozzano; di Vetriano, di Fondagno e di S. Rocco in Turrite a di Pescaglia; di S. Pietro a Vico e di Balbano a Lucca. Ha inoltre dipinto la Sala Consiliare del Comune di Borgo a Mozzano. Nel 1943, partecipa alla IV Quadriennale d’Arte Nazionale a Roma. Muore a Cerreto l'8 maggio 1948. Giuseppe Ardinghi, nel recensire la mostra postuma a lui dedicata, lo ricorda come «uno dei pochi pittori che osano ancora vivere col solo guadagno della pittura; e non vivendo in una grande città, dove tutto è possibile, ma fra i paesi della valle del Serchio dove spesso le famiglie maggiori sostengono le spese per il pittore della loro chiesa offrendogli a turno il vitto e l’alloggio. Pittore di chiese di campagna, religioso, amico di tutti e seriamente appassionato alla sua fatica, sempre pronto a scusarsi di quel poco che mostrava, si vedeva raramente fra noi; solo venivano a ricordarlo i pochi quadri che mandava alle mostre di Lucca, o la notizia di qualche buon successo ottenuto nelle mostre maggiori» (cfr. Giuseppe Ardinghi, op. cit.). In questa occasione il dipinto “Maternità”, che può a buon diritto essere annoverato tra i capolavori del pittore, è acquistato dalla Cassa di Risparmio di Lucca ed è attualmente conservato presso la sede di Piazza S. Giusto. Nel 1994, in occasione del centenario della nascita, il paese natale gli dedica un'ampia mostra retrospettiva e una lapide commemorativa viene apposta sulla sua tomba, nel locale Cimitero, a testimonianza dell'affetto e della stima dei concittadini. Parte della sua produzione è tuttora conservata presso gli eredi dell'artista.

Di "Pelle" possiedo un quadro ad olio che raffigura Quintilio Cerù, di Oneta, in divisa di ufficiale della Milizia. Quadro che, attualmente, è esposto, con altre opere del Cerù, presso il convento di S. Francesco di Borgo a Mozzano. Mi raccontava lo stesso Quintilio Cerù che il "Pelle" si trovava spesso in difficoltà economiche e proponeva la realizzazione di quadri o altri lavori, come avvenne per quel ritratto o per i dipinti sulla facciata della casa dello stesso Cerù a Oneta.
Quintilio Cerù era un carissimo amico del pittore cerretino.
Nel 1998, quando ricoprivo la carica di Sindaco, una delle più belle opere di Pelle, "la maternità", di proprietà della Cassa di Risparmio di Lucca, fu usata dal Comune di Borgo a Mozzano come "testimonial" di un evento dedicato ai "borghigiani nel mondo" (vedi la cartolina nelle immagini di questa pagina).

Il gonfalone di S. Rocco restaurato da Pellegrino Lamberti
Il Bollettino di giugno 1925 della Parrocchia di S. Rocco di Borgo a Mozzano, dal titolo "Sprazzi di Luce", di cui ho riassunto su questo mio sito notizie anno per anno,  informa che, in quell'anno, fu fatta una manutenzione al gonfalone verde della Compagnia di San Rocco, sostituendo il contorno di seta. La stoffa fu acquistata dalla Ditta Fratelli Bertarelli di Milano. "Il disegno, che si sviluppa anche nel rovescio di eleganti intrecci d'ornati", scrive Sprazzi di Luce, "è opera del pittore cerretino Pellegrino Lamberti, detto "Pelle", che si è avvalso della collaborazione del pittore Gino Fazzi, anch'esso di Borgo a Mozzano e del doratore Smeraldo Michelini di Lucca. La spesa è stata "considerevole e assai superiore all'aspettativa, ma - conclude il bollettino - "si è preferito attenersi a ciò che è ottimo".

Gabriele Brunini, 8 ottobre 2019





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