PRIMA DELLA LIBERTA', 1944: I MESI DELLA GRANDE PAURA, a Borgo a Mozzano. Libro di Gabriele Brunini. 1944, I mesi della grande paura.
PRIMA DELLA LIBERTA’:
1944, i mesi della grande paura
La seconda guerra mondiale è stata una guerra diversa da tutte quelle che l’avevano
preceduta. Una guerra che non si è combattuta soltanto su fronti lontani,
ma che ha riguardato anche le popolazioni di città e paesi, che ha provocato
un numero enorme di vittime, non solo tra i soldati combattenti, ma anche tra i
civili che, loro malgrado, sono stati pesantemente coinvolti. Una guerra che ha
toccato i livelli più bassi di umanità e che ha mostrato la ferocia e la cattiveria
più insensata. Basti pensare che la seconda guerra mondiale ha provocato, solo
in Europa, 40 milioni di morti e circa 6 milioni sono state le vittime ebree della
Shoah, che Winston Churchill definì «il crimine più grave e più mostruoso mai
perpetrato nella storia dell’umanità». In Italia la guerra mondiale ha provocato
138.000 morti tra i civili e 319.000 tra i soldati, chiamati a combattere sui vari
fronti di guerra, che andavano dalle steppe della Russia ai deserti dell’Africa.
Quella guerra ha coinvolto anche le nostre contrade e tante famiglie delle nostre
comunità hanno conosciuto lutti e disperazione, per la scomparsa di tanti giovani
soldati, soprattutto alpini, caduti o dispersi nella disastrosa campagna di Russia
(1941/1943). Come documentato nel libro che ho scritto insieme all’amico
Marcello Martini (“Dal Serchio al Don solo andata” - Vanzi Editrice, 2010), i
soldati del comune di Borgo a Mozzano morti nel secondo conflitto mondiale
sono stati ben 145 (di cui 79 sul fronte russo e 66 su gli altri fronti di guerra).
I bombardamenti aerei hanno distrutto città, paesi e monumenti insigni della
storia. Il passaggio degli eserciti ha provocato tantissime vittime. Stragi assurde
hanno visto manifestarsi comportamenti bestiali.
La guerra è stata davvero “mondiale” e tutti i continenti hanno patito morti
e distruzioni. Anche la Toscana e la Lucchesia hanno pesantemente sofferto le
conseguenze della guerra. L’ esercito tedesco in ritirata ha lasciato segni indelebili
di inaudita ferocia, di cui S. Anna di Stazzema, con i suoi 560 civili
barbaramente uccisi (di cui 130 bambini), è solo la strage più grande. Anche
nell’immediatezza dell’arrivo delle truppe alleate la violenza è stata assurda ed
incomprensibile, come testimonia, ad esempio, l’irruzione nella Certosa di Farneta,
a Lucca, nella notte tra l’1 e il 2 settembre, a poche ore dalla liberazione
della città, con la conseguente uccisione di 32 persone, tra religiosi e civili. (2)
Anche il territorio del comune di Borgo a Mozzano è stato interessato, per
circa un anno, dall’occupazione tedesca; un tempo necessario per costruire quel
poderoso sistema di fortificazioni che doveva servire a fermare gli eserciti Alleati
che risalivano la penisola.
Proprio sul nostro territorio si sarebbe dovuta combattere una battaglia epocale,
per fermare le truppe provenienti da Lucca, che volevano risalire la valle del
Serchio verso la Garfagnana e il nord. E nel punto dove la valle si fa più stretta,
le alture, le propaggini, i monti della riva destra e della riva sinistra del Serchio
erano diventati una munitissima linea di difesa, fatta di bunker, di trincee, di gallerie
scavate nella roccia, che andava dalle alture sopra Valdottavo fino ai monti
di Anchiano, a quelli sopra Diecimo e Borgo a Mozzano. Una struttura difensiva
a cui, dall’ottobre 1943 al settembre 1944, lavorarono migliaia di persone, prigioniere
o precettate, di cui molte trattenute, in condizioni di vita difficilissime,
nel campo di lavoro o di concentramento della Socciglia, vicino ad Anchiano. Il
nostro territorio era parte integrante di quella linea di difesa che i tedeschi chiamarono
“Linea Verde”, ma che da tutti è meglio conosciuta come “Linea Gotica”.
Costruito attraverso le dorsali e le valli appenniniche nel punto più stretto
dell’Italia peninsulare, a nord di Roma, lo “sbarramento” si sviluppava per circa
320 chilometri, lungo un tracciato che andava dalla provincia di Massa Carrara
e dell’ Alta Versilia, sul Tirreno, fino a Pesaro, sull’Adriatico, tagliando in pieno
il territorio di Borgo a Mozzano. La sua profondità si estendeva sul territorio da
15 a 50 chilometri. Gabriele Caproni, in un suo recente libro dal titolo La Linea
Gotica nella Valle del Serchio, stima che abbiano lavorato alla costruzione della
linea difensiva circa 18.000 genieri tedeschi e circa 50.000 lavoratori italiani.
L’assalto alla Linea Gotica, come scrive sempre il Caproni, iniziò il 25 agosto
1944 sul fronte adriatico e dopo settimane di duri scontri tra il 20 e 21 settembre
i reparti dell’Ottava Armata Britannica liberarono San Marino e Rimini, mentre
gli americani della Quinta Armata liberavano i passi del Giogo e della Futa.
Attorno al 20 settembre 1944 i tedeschi cominciarono a smobilitare anche dal
comune di Borgo a Mozzano, ritirandosi in direzione di Gallicano e, a partire dal
27 settembre, tutto il territorio venne finalmente liberato, come attesta la lapide
posta sulla facciata del palazzo comunale, nel decennale della liberazione (il 27
settembre 1954).
Se la preventivata battaglia si fosse combattuta, chi sa quali devastazioni
avremmo avuto e chissà quali più grandi tragedie avrebbero vissuto le nostre
popolazioni, per le quali era già pronto un piano di evacuazione e sfollamento
totale, verso la zona di Sassuolo, in provincia di Modena, che riguardava tutte le
persone e tutto il bestiame.
Il fronte di guerra, per esigenze tattiche e strategiche, si attestò, fino all’ aprile
1945, in una zona più alta della valle del Serchio, tra Gallicano e Castelnuovo
Garfagnana, molto meglio difendibile per i tedeschi e per le truppe della RSI; i
nostri bunker, fortini e trincee rimasero, fortunatamente, inutilizzati.
La guerra dichiarata da Mussolini il 10 giugno 1940 aveva logorato e stancato
l’Italia e gli italiani. Molti ormai vedevano allontanarsi sempre di più le
possibilità di vittoria. Le truppe alleate, all’inizio di luglio 1943, erano sbarcate
in Sicilia e si preparavano a risalire la penisola. All’interno della Casa Reale,
dell’esercito e dello stesso partito fascista la crisi andava crescendo. Il 25 luglio
1943, dopo la seduta del Gran Consiglio, che mise in minoranza Benito Mussolini,
il Re Vittorio Emanuele III fece arrestare il Duce e nominò il generale
Pietro Badoglio capo del governo. Badoglio emanò il famoso proclama con la
dichiarazione che la guerra continuava a fianco dei tedeschi.
In estate, a Borgo a Mozzano, vennero chieste dal Prefetto le dimissioni del
podestà Ubaldo Santini, fascista della prima ora e partecipante alla marcia su
Roma del 28 ottobre 1922: dimissioni che il Santini rassegnò in data 29 agosto,
ritirandosi nella sua casa di Valdottavo. Venne sostituito per un breve periodo
dal suo predecessore Giuseppe Bacci, di Corsagna, in qualità di Commissario
Prefettizio. (3).
Dopo poco più di un mese d’incertezza e di confusione istituzionale, si arrivò
all’armistizio, che fu annunziato attraverso i microfoni di Radio Algeri dal generale
americano Dwight Eisenhower, l’8 settembre 1943, con questo comunicato:
“Il governo italiano si è arreso incondizionatamente a queste forze armate. Le
ostilità tra le forze armate delle Nazioni Unite e quelle dell’Italia cessano all’istante.
Tutti gli italiani che ci aiuteranno a cacciare il tedesco aggressore dal
suolo italiano avranno l’assistenza e l’appoggio delle nazioni alleate”. Era l’annuncio
dell’armistizio, firmato cinque giorni prima a Cassibile (il 3 settembre).
L’armistizio segna uno spartiacque nella storia dell’Italia: finisce l’alleanza
con la Germania nazista e contestualmente iniziano gli ultimi, difficili, sedici
mesi di guerra; quelli delle stragi, dei bombardamenti, delle rappresaglie e della
guerra civile, che portarono al 25 aprile del 1945.
Il giorno stesso della firma dell’armistizio gli anglo americani sbarcavano
a Salerno iniziando a risalire verso Nord. Alla fine del 1943 l’Italia Meridionale
è sostanzialmente liberata e sotto il controllo del governo italiano presieduto da
Badoglio che, intanto, il 13 di ottobre, ha dichiarato guerra alla Germania.
L’esercito italiano, alla notizia dell’armistizio, sembrò sciogliersi come neve
al sole: molti soldati tentarono il ritorno a casa, alle proprie famiglie e alla vita
civile. Altri si unirono alle formazioni partigiane, in diversi casi prendendone
il comando, anche grazie alla loro esperienza sui campi di battaglia; altri, purtroppo,
furono fatti prigionieri o uccisi dai tedeschi. L’Italia si trovò ad essere
una immensa terra di nessuno, dove le regole di guerra si persero e il conflitto
divenne presto guerra ai civili.
L’armistizio dell’8 settembre e la resa agli alleati colse un paese con gli alimenti
razionati, diviso, lacerato, individualmente alla ricerca di una via d’uscita.
Dopo trentanove mesi di guerra sopportati, iniziati con le folle oceaniche pervase
dall’idea che sarebbe stato un conflitto lontano, combattuto in Africa, quasi
indolore, e soprattutto veloce, gli italiani soffrirono di una vera crisi psicologica.
In quei giorni maturò, per tanti italiani, secondo lo storico Renzo De Felice, la
scelta del “primum vivere”: attendere, sopravvivendo, la fine, anelando la pace. (4)
2 Tra i religiosi fatti prigionieri nella certosa di Farneta c’era anche Alberto Palazzi, di Oneta,
2 Tra i religiosi fatti prigionieri nella certosa di Farneta c’era anche Alberto Palazzi, di Oneta,
classe 1921, allora “giovane professo” dell’Ordine certosino. Palazzi fu portato nel campo di
concentramento di Fossoli (MO) per essere inviato in Germania. Ma il provvidenziale intervento del Vescovo di Carpi sul comandante del campo riuscì ad ottenere la liberazione del Palazzi che riuscì a tornare a casa.
3 Feliciano Bechelli - Piergiorgio Pieroni, Guerra e Resistnza a Borgo a Mozzano
4 Gabrio Lombardi, L'8 settembre fuori d'Italia, Mursia, Milno, 1966, p. 43
TRALERIGHE LIBRI, ANDREA GIANNASI EDITORE, SETTEMBRE 2024
3 Feliciano Bechelli - Piergiorgio Pieroni, Guerra e Resistnza a Borgo a Mozzano
4 Gabrio Lombardi, L'8 settembre fuori d'Italia, Mursia, Milno, 1966, p. 43
TRALERIGHE LIBRI, ANDREA GIANNASI EDITORE, SETTEMBRE 2024

