PRIMA DELLA LIBERTA', 1944: I MESI DELLA GRANDE PAURA, a Borgo a Mozzano. Libro di Gabriele Brunini. L' 8 settembre a Borgo a Mozzano.
L’8 SETTEMBRE A BORGO A MOZZANO
L’annuncio dell’armistizio, come ho già ricordato, venne dato nel pomeriggio
dell’8 settembre 1943, attorno alle 18:30 dalla Radio. Era un mercoledì, ma a
Borgo a Mozzano era giorno di fiera, la principale dell’anno, nel giorno in cui si
celebra la natività della Madonna. Nonostante i tempi duri della guerra in paese
c’era molta gente e quando si sparse la notizia molti si lasciarono andare a manifestazioni
di giubilo; ci fu anche chi improvvisò un corteo per la via principale
del paese, che andò man mano ingrossandosi con evidenti segni di entusiasmo e
contentezza, con i partecipanti che gridavano “la guerra è finita”. L’entusiasmo
di quel giorno di festa durò poco. Lo sbandamento dell’esercito italiano vide
passare, anche dai nostri territori, soldati che cercavano di raggiungere i loro
paesi e città per vie sicure e ci furono ex prigionieri alleati, fuggiti dai luoghi di
prigionia, che trovarono rifugio ed aiuto anche in qualcuno dei nostri paesi.
“A Borgo a Mozzano, dove - come ci ricorda lo storico Feliciano Bechelli in
un suo scritto - il fascismo si è ben radicato, dopo l’8 settembre alcuni dei suoi
esponenti locali più in vista hanno qualche problema: Romeo Barsanti viene
incarcerato nel palazzo comunale e anche Giovanni Fazzi, guardia comunale,
viene arrestato per qualche giorno” 5. Il fascio locale non ha più alla sua guida
l’ uomo che, fin dalla nascita del PNF, era stato il potente segretario e “ras” indiscusso
dei fascisti di Borgo a Mozzano: si tratta di Francesco Lotti, classe 1896,
squadrista della prima ora e “marcia su Roma”, ragioniere comunale, che, nel
luglio 1942 aveva deciso di partire volontario per la campagna di Russia, con il
grado di tenente colonnello dei bersaglieri (Divisione Pasubio), risultando poi
disperso nella tragica ritirata del gennaio 1943.
In paese ci sono ancora numerosi abitanti, compresi i due parroci, don Duilio
Magnani, Rettore della Parrocchia di S. Rocco e mons. Alberto Santucci, Proposto
di S. Iacopo. Al convento di San Francesco sono ospitate circa 300 persone:
bambine, personale e suore dell’Istituto Giovanni Pascoli di Livorno, sfollate
dalla città labronica a seguito dei distruttivi bombardamenti alleati (i “livornesi”
arrivati nel maggio 1943 vi rimasero fino al febbraio 1946, NdR).
I fatti storici si susseguono: all’alba del 9 settembre il Re Vittorio Emanuele
III con la famiglia reale, il maresciallo Badoglio, ministri e alti gradi delle forze
armate, fuggono da Roma e raggiungono Brindisi via mare. Il 12 settembre,
appena quattro giorni dopo l’annuncio dell’armistizio, Benito Mussolini viene
liberato dalla prigione di Campo Imperatore, sul Gran Sasso, da un commando
tedesco e portato in Germania. Il 23 settembre nasce la Repubblica Sociale Italiana,
nella parte di territorio italiano controllato dai tedeschi.
A Lucca, come in tutto il resto dell’Italia, c’è una totale incertezza e nemmeno
le autorità (Prefetto o Comando del Presidio Militare) hanno disposizioni sul
cosa fare. Alcuni esponenti dei partiti antifascisti, che si erano ricostituiti dopo
il 25 luglio, già l’8 settembre, si recano dal Prefetto offrendo la loro collaborazione.
Fanno parte di questa delegazione: Augusto Mancini per Democrazia del
Lavoro, Giorgio Di Ricco per il Partito Repubblicano e Giovanni Carignani per
la Democrazia Cristiana. Ma non hanno alcuna risposta dal Prefetto Guglielmo
Marotta, proprio per la mancanza di ordini da Roma, essendosi interrotte anche
le comunicazioni telefoniche e telegrafiche.
Da notare che il prof. Augusto Mancini (1875-1957), eletto per la prima volta
deputato del Regno d’Italia nel 1915, era amico personale dell’ing. Cesare Marchi
e di sua moglie Vera Pellegrini di Borgo a Mozzano. Lo testimonia anche
questa foto del 1939 nel giorno del matrimonio dei coniugi Marchi-Pellegrini
che si svolse nella chiesa del SS. Crocifisso a Borgo a Mozzano. Il prof. Mancini
è l’uomo con la barba a colloquio proprio con Cesare Marchi. Il Marchi, come
vedremo in seguito, nel 1944 sarà il Presidente del CLN di Borgo a Mozzano,
mentre il prof. Mancini, nello stesso anno, fu il primo Presidente del Comitato
di Liberazione clandestino della città di Lucca.
Comincia un periodo estremamente difficile per tutti ed anche per la popolazione
di Borgo a Mozzano.
TRALERIGHE LIBRI, ANDREA GIANNASI EDITORE, SETTEMBRE 2024
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