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PRIMA DELLA LIBERTA', 1944: I MESI DELLA GRANDE PAURA, a Borgo a Mozzano. Libro di Gabriele Brunini. L'arrivo della Todt.

L'arrivo della Todt.

Nella totale incertezza i tedeschi occupano Lucca e la Provincia e ripristinano
i collegamenti con Roma. Lo stesso Prefetto invia il giorno 11 settembre al Ministero
dell’Interno il seguente, breve telegramma: “Provincia est occupata militarmente
forze tedesche alt. Disarmo Presidi Militari avvenuto senza turbare
ordine pubblico cui tutela resta affidata Arma CC.RR. (Carabinieri Reali, NdR)
alt Preoccupa situazione alimentare”. La Repubblica Sociale riorganizza l’apparato
statale e nei comuni, compreso Borgo a Mozzano, nomina dei Commissari
Prefettizi, che sostituiscono i Podestà. A Lucca viene nominato Prefetto Mario
Piazzesi, fascista della prima ora, mentre a Borgo a Mozzano, dal settembre del
1943 e fino alla liberazione del settembre 1944, si susseguono nell’incarico di
Commissari Giuseppe Bacci, già podestà negli anni ’30, Alfredo Martinelli, geometra
borghigiano e il tenente della Brigata Nera Carlo Dinelli (classe 1907),
che era di Piaggione. Già nel mese di settembre, prima ancora che arrivassero
disposizioni dal nuovo governo della RSI, a Borgo a Mozzano viene riaperta la
sede del fascio (cosa che avverrà solo a Lucca, Viareggio e Forte dei Marmi). (6).
I tedeschi, presenti sui territori non perdono tempo e decidono di accellerare i lavori di costruzione delle fortificazioni della “Linea Gotica”, che affidano all’ Organizzazione TODT (O.T.), fondata in Germania da Fritz Todt e passata poi, alla morte di questi nel 1942, sotto la guida de “l’architetto del Reich” Albert Speer,
che come il suo predecessore, non si risparmiò nell’impiego di uomini e mezzi.
Gli ingegneri e dirigenti della TODT che arrivarono in Lucchesia avevano come loro capo
l’ingegnere Hosenfled, il quale collocò la sua sede a Borgo a Mozzano: quella tecnica a Palazzo
Giorgi e quella amministrativa a Palazzo Santini, mentre nella Villa di Morante, nei pressi
del ponte del diavolo, c’era il Comando militare tedesco. In soli dieci mesi si riuscì a creare tutte
le difese che partivano dal Piaggione e dalla Brancoleria, toccavano Domazzano
e arrivavano fino a Borgo a Mozzano, con un intersecarsi di camminamenti, muri anticarro, postazioni armate, gallerie, campi minati e chilometri e chilometri di filo spinato. (7)
Già il 23 ottobre 1943 il Commissario Prefettizio del Comune di Borgo a Mozzano comunicava alla
Direzione della Cucirini Cantoni Coats di Lucca (Acquacalda) che il locale Comando tedesco dell’Organizzazione TODT aveva richiesto la disponibilità dello stabilimento sito in piazza della stazione (quello che è stato lo stabilimento della Record ed oggi la sede dell’ITI “Ferrari”) “per alloggiarvi 500 operai che devono arrivare”, uomini destinati proprio alla costruzione delle fortificazioni.
Interessante è quanto riportato in un testo manoscritto anonimo, di cui sono in possesso, scritto da un
abitante della Brancoleria, che parla, con dovizia di particolari, della realizzazione delle fortificazioni sul
monte Pittone e nelle zone limitrofe, che interessavano il territorio di
Borgo a Mozzano, Diecimo ed Anchiano in particolare. Scrive dunque l’anonimo estensore: “Nell’ottobre1943 si vide arrivare i primi ufficiali tedeschi in automobile a Brancoli e poi salire in tutti i monti per spezionare se erano posizioni adatte per difesa; queste visite venivano sempre più frequenti e ufficiali di alto grado con raffinate carte geografiche, dimandando informazioni alla minuta.
Gli abitanti di Brancoli erano dispiacenti di vedere eseguire lavori di fortificazioni, ma si seppe poi da
un interprete che tutto il costone dei monti partendo da Diecimo fino alle Pizzorne
doveva essere una linea seriamente armata e fortificata, per fare una soda resistenza
quando arrivavano gli Alleati. I Brancolini si illudevano pensando che
questo lavoro non venisse attuato, oppure che finisse prima la guerra, ma nel
mese di novembre principiò ad arrivare l’organizzazione T.O.D. cioè una massa
di operai che diretti e disciplinati da comando tedesco erano adatti a fare le
fortificazioni, e questi operai che erano garfagnini occuparono tutte le case e i
casotti dei monti. Erano forniti di letti e coperte ed erano divisi in centurie diretti
dal capo centuria. Arrivava pure il materiale necessario per eseguire il lavoro
e cioè a centinaia di pale, picchi ed attrezzi per officine da fabbri; arrivava pure
cemento, rena, tavole da costruzione ed erano ricercati operai di qualunque mestiere,
fabbri, falegnami, muratori, segantini, minatori, carpentieri e motoristi,
poiché arrivavano anche diversi motori per compressori, e cioè questa organizzazione
di operai si chiamava T.O.D. pensava pure a rifornire viveri e le cucine
erano sul posto di lavoro e il vitto era discreto…”. Il manoscritto, vergato su
quaderni di scuola, si compone di 221 pagine che descrivono dettagliatamente i
circa dieci mesi di presenza dei tedeschi in Brancoleria per la costruzione delle
fortificazioni ed ha come titolo “La Brancoleria divenuta fronte di guerra dal 7 al
24 settembre 1944”. Dal manoscritto si comprende che gli gli operai lavorarono
alle fortificazioni fino al 7 settembre 1944.
Ma l’errore commesso dai tedeschi, come scrive lo storico garfagnino Paolo
Marzi, fu però clamoroso, un vero e proprio smacco morale per gli infallibili
ingegneri TODT, che non considerarono il fatto che, costruendo posizioni difensive
in quel tratto di valle, che va dalla Brancoleria a Borgo a Mozzano, si
rendeva possibile un’ eventuale incursione americana attraverso la Val di Lima
(raggiungibile da Pistoia), facendo rischiare ai tedeschi di essere presi addirittura
alle spalle.
Il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante supremo delle forze tedesche
in Italia, ordinò pertanto, più o meno nell’agosto del 1944, di far indietreggiare
il fronte di circa 20 chilometri, attestandone gli avamposti nelle zone di Molazzana,
Gallicano, Ponte di Campia, molto più difendibili. Anche nella nuova
zona del fronte furono impiegati, nei lavori forzati di costruzione di postazioni
difensive, altri garfagnini, facilitati questa volta nei lavori dalla morfologia delle
montagne; la linea fu modellata seguendo le postazioni vantaggiose che offriva
la natura.
Complessivamente si calcola che in tutti i bunker e gallerie costruite nella Valle
del Serchio, abbiano lavorato, al servizio della TODT, più di tremila uomini
delle zone circostanti e molti rastrellati in varie zone della provincia ed anche
oltre. Tutta questa massa di uomini, scrive ancora lo storico Paolo Marzi, fu impiegata,
per dodici mesi circa, a lavori forzati, duri, interminabili, senza essere
minimamente pagati, se non con pasti, rappresentati spesso da una inqualificabile
brodaglia. Evidentemente il trattamento, tra i rastrellati obbligati al lavoro e le maestranze
locali che avevano accettato di lavorare per la Todt ricevendo anche una retribuzione,
era diverso. L’ ing. Pierpaolo Garibaldi, di Cerreto, che vive da molti
anni a Milano ed ha raccolto in famiglia tante notizie che ha riportato in alcuni
libri da lui scritti, descrive in questo modo il lavoro di suo padre nella costruzione
del muro anticarro di Borgo a Mozzano: “Mio padre lavorava sotto la Todd
alla costruzione del muro anticarro che chiudeva la vallata del Borgo, dalla
Madonnina di Mao ai monti di Anchiano…..Era il solo lavoro disponibile in
quei mesi e i tedeschi oltre alla paga, davano anche un pasto caldo, un minestrone
di patate e cavoli con le lucciole del grasso di maiale che galleggiavano
e ne avanzava assai da portare a casa nel pentolino. Così anche la nostra cena
era assicurata”. (8)
Anche il prof. Giorgio Matelli, emigrato a Boston negli anni ’50 del secolo
scorso, in un interessante libro scritto in inglese nel 2014, dal titolo Across the
gate a memoir, racconta che il padre era entrato a lavorare con la TODT nella
primavera del 1944 portando con sé l’asino che possedeva ed era addetto al
trasporto di materiali da costruzione. Riceveva un piccolo salario dall’Organizzazione,
in pagamento per un viaggio giornaliero con uomini di Oneta. Dopo la
corsa giornaliera venivano autorizzati a tornare a casa.
Secondo lo storico lucchese Feliciano Bechelli “a lavorare per la Todt sono
due categorie. Da una parte i volontari che vengono pagati, tornano a casa la
sera e talvolta vanno lì per sfuggire alla leva…..Insieme ai volontari ci sono i
rastrellati, costretti a passare lì la notte” (9) come veri e propri prigionieri, trattenuti
in condizioni sicuramente molto difficili.

(7) “L’Organizzazione TODT in Garfagnana e nella Valle del Serchio” di Paolo Marzi.
(8) Pierpaolo Garibaldi, dal racconto "Gioconda fa la partigiana" - Book Sprint Edizioni - dicembre 2012
(9)
Feliciano Bechelli - Piergiorgio Pieroni, Guerra e Resistenza a Borgo a Mozzano

TRALERIGHE LIBRI, ANDREA GIANNASI EDITORE, SETTEMBRE 2024
 








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