PRIMA DELLA LIBERTA', 1944: I MESI DELLA GRANDE PAURA, a Borgo a Mozzano. Libro di Gabriele Brunini. Il campo di concentramento della Socciglia.
IL CAMPO DI CONCENTRAMENTO DELLA SOCCIGLIA
Fino a che il centro direzionale della Todt fu a Borgo a Mozzano, i lavoratori
catturati durante i rastrellamenti, una volta finito il turno di lavoro, venivano
trattenuti nel campo di concentramento, in località Socciglia, vicino a Borgo a
Mozzano, ideato proprio a questo scopo. L’amico Luciano Evangelisti, di Anchiano,
che nel periodo della guerra era bambino, ricorda che “il campo di lavoro
era tutto recintato, dal ponticello della Socciglia alla casa del carbonaro. Le
cucine erano vicino alla strada del Brennero, al ponte della Socciglia. I baraccamenti
dormitori erano più nell’interno verso monte”.(10)
L’ Evangelisti ricorda che quando sono arrivati gli americani hanno legato le baracche di legno con
L’ Evangelisti ricorda che quando sono arrivati gli americani hanno legato le baracche di legno con
cavi d’acciaio e, tirando i cavi con i camion, le abbatterono tutte.
Importante, per quella massa di uomini prigionieri, fu, senza dubbio, il conforto e gli
aiuti che i Parroci della zona di Borgo a Mozzano riuscirono ad organizzare, coordinati dal
Proposto di S. Iacopo, mons. Alberto Santucci, sacerdote di grande esperienza che durante
la prima guerra mondiale era stato cappellano militare. Scrive mons. Santucci: “Avendo fatto i tedeschi
un campo di concentramento alla Socciglia, nei pressi di Anchiano, il Proposto si recava ogni giorno là, a visitare e a confortare i concentrati e spesso otteneva dal comandante tedesco la liberazione di alcuni di
essi”. (11)
Don Santucci era indubbiamente molto intraprendente in questa attività e, per questo,
venne addirittura sospettato dai tedeschi di approfittare delle visite per aiutare
qualcuno a fuggire. Nelle domeniche e nelle feste di precetto si recava nel pomeriggio
a celebrare la S. Messa ai concentrati, in virtù di una speciale facoltà
concessa della S. Sede; in queste occasioni era accompagnato dal sagrestano, da
alcune suore dell’Istituto Figlie di S. Francesco di Borgo a Mozzano e da altre
pie persone. Nella Messa della domenica riusciva pure a portare qualche indumento
contro il freddo pungente, e perfino qualcosa da mangiare a quella povera
gente. Scrive ancora mons. Santucci: “Porto il conforto materiale e spirituale,
vorrei fare di più, ma i mezzi? Quanti dolori! Quante lacrime!”.
A visitare i concentrati andavano pure il Pievano di Cerreto don Giuseppe
Tolomei, don Ferruccio Fambrini, Parroco di Oneta, il Rettore della Rocca don
Jacopo Pasquini e il Rettore di Corsagna don Sergio Giorgi. Di don Giorgi e di
don Tolomei riporto più avanti le “cronache”, insieme a quella di don Udone Diodati Pievano di Diecimo.
A ricordo di quel campo, nel 1999, a poche settimane dalla conclusione del mio primo mandato di Sindaco, fu posto un cippo con la seguente scritta:
Questo luogo conobbe le disumane
sofferenze di patrioti e rastrellati
civili in attesa della deportazione in
Germania o di un più tragico destino.
Ne affidiamo la memoria alle nuove
generazioni perché percorrano decise
i sentieri della pace. 9.05.1999.
Oltre alla firma del Comune di Borgo a Mozzano c’è quella dell’ Amministrazione Provinciale, della Comunità Montana della Media Valle e della Confederazione Provinciale delle Associazioni d’Arma e Patriottiche.
Dall’ottobre del 1943 nei dintorni di Borgo a Mozzano sorgono numerosi cantieri per la costruzione delle fortificazioni, che impiegano anche numeroso personale locale.
(10) Feliciano Bechelli – Piergiorgio Pieroni, Guerra e Resistenza a Borgo a Mozzano
(11) idem
TRALERIGHE LIBRI, ANDREA GIANNASI EDITORE, SETTEMBRE 2024
(10) Feliciano Bechelli – Piergiorgio Pieroni, Guerra e Resistenza a Borgo a Mozzano
(11) idem
TRALERIGHE LIBRI, ANDREA GIANNASI EDITORE, SETTEMBRE 2024

