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BORGO A MOZZANO: NEL 1925 SI CANTAVA IL "TE DEUM" PER LA SALVEZZA DEL DUCE

Il Bollettino "Sprazzi di Luce"  che, mensilmente, veniva pubblicato dal Rettore della Parrocchia di S. Rocco di Borgo a Mozzano, Don Agostino Farnocchia, è una miniera di informazioni sulla "piccola storia" degli anni che vanno dal 1918 al 1932. Curiosità che riguardano, soprattutto, la vita religiosa di quegli anni, ma che spaziano anche sulla vita politica del tempo, permettendoci di conoscere l'atteggiamento della Chiesa locale rispetto al quotidiano e verso il fascismo imperante.
Il numero di dicembe 1925  riporta il resoconto dei festeggiamenti per l'anniversario della vittoria, che si sono svolti  il 4 novembre 1925, data in cui fu posta anche la prima pietra del costruendo monumento ai caduti di Borgo a Mozzano,  in piazza della stazione.  Dopo la benedizione impartita dal Proposto Don Carlo Lencioni,  parlarono in piazza, applauditissimi, il Segretario del Fascio borghigiano Rag. Francesco Lotti, L. Orena e il Commissario Prefettizio Angelelli.
Sempre nello stesso resoconto il Bollettino riporta anche la cronaca di un "Te Deum" di ringraziamento che fu cantato nella chiesa di S. Iacopo il giorno 5 novembre 1925, "in seguito al nefasto attentato provvidenzialmente fallito contro il Capo del Governo". Il giorno 4 novembre, infatti, il deputato socialista e massone Tito Zaniboni aveva organizzato un attentato contro Mussolini a Bologna, che fallì per l'intervento della Polizia. La cerimonia religiosa di Borgo a Mozzano si svolse alle ore 4,30 del pomeriggio presso la chiesa propositurale,  "per ringraziare la Provvidenza Divina di aver risparmiato alla Patria nostra tanta sventura. La chiesa borghigiana, noostante il maltempo - prosegue il resconto del Bollettino - era letteralmente piena; vi erano i parroci viciniori e tutte le autorità; associazioni e scuole con la bandiera. Molti erano accorsi anche dai paesi limitrofi: tutte le chiese sonavano a festa". Il resoconto della giornata si chiude con il commento: "Un imponente corteo attraversò poi tutto il paese di Borgo a Mozzano, accompagnato dalla banda locale e da quella di Pescaglia".

Con un resoconto così, del Rettore Don Farnocchia, che non era solito scendere a compromessi, è difficile pensare che, in quegli anni, non ci fosse consenso attorno al fascismo.








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