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DAL SERCHIO AL DON SOLO ANDATA....i caduti e i dispersi del Comune di Borgo a Mozzano

CADUTI E DISPERSI:
ricerca storica di Marcello Martini e Gabriele Brunini (anno 2009)

Su questa stessa sezione leggi l'introduzione al mio libro.....

Avvertenza: nell'elenco, sotto il nome del caduto o disperso, tra parentesi, sono indicati i nominativi di coloro che hanno fornito notizie, foto o documenti del loro congiunto.


AMIDEI GIUSEPPE
(Figlio Amidei Mario - Trafieri Elsa- Bertoli Leontina)

Fiumalbo 30 maggio 1918 – Fronte Russo 19 gennaio 1943

Residente a Borgo a Mozzano in località Ponte della Maddalena. Caporal Maggiore del 2° Reggimento alpini, Battaglione Saluzzo, Divisione Cuneense. Sposato con un figlio.
Richiamato sotto le armi e partito per la Russia con l’ARMIR il 5 agosto 1942. Disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. Croce al merito di guerra con la seguente motivazione:
“Comandante di una pattuglia incaricata di ristabilire il collegamento fra la compagnia ed i reparti laterali, assolveva il proprio compito affrontando gravissime difficoltà e sfidando con sprezzo del pericolo l’intenso fuoco nemico. In seguito rimaneva disperso.” Popowka 19 gennaio 1943.



ANDREINI GINO
(Cognata Torre Arandina, nipote Andreini Gino- Valdottavo al colle 8 – 835309)


Borgo a Mozzano 13 agosto 1920 – Tambov 6 marzo 1943

Residente a Valdottavo in località Soccolognora, Bracciante agricolo. Soldato 2° Reggimento, Battaglione Dronero, divisione alpina Cuneense, matricola n. 7587.  Già combattente in Grecia ed in Albania. Celibe. Partito per la Russia con l’ARMIR il 5 agosto 1942. Dichiarato disperso in combattimento al 31 gennaio 1943. In data 7 giugno 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha comunicato al fratello Egidio che “….. il soldato Andreini Gino già dichiarato disperso deve ritenersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.” Successivamente in data 18 ottobre 1994 il Tribunale civile e penale di Lucca comunicò che “….il soldato Andreini Gino, già dichiarato disperso in combattimento, è stato catturato dalle forze armate russe ed internato nel campo n. 188 Tambov, reg. Tambov, ove è deceduto il 6 marzo 1943  per cause sconosciute.” Non sono state fornite notizie circa la località di tumulazione.

BACCI DINO
(Bacci Mario nipote-Pratovecchio 3402504800

Bagni di Lucca 12 ottobre 1918 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Borgo a Mozzano il località Ponte della Maddalena. Operaio. Celibe. Soldato del 2° Reggimento, Divisione alpina Cuneense. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Matricola n. 2133. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943.
Ricorda il nipote Mario: “Quando partì venne a trovare la mia famiglia che abitava a Bagni di Lucca. Ero troppo piccolo per ricordarmi i particolari, mi prese in braccio e mi sembrava abbastanza sereno. In seguito scrisse che si trovava sulle rive del Don e che era attendente al capitano. Nel 1983 il distretto militare di Pisa comunicò che presumibilmente era morto in combattimento senza specificare la data ed il luogo. Alcuni reduci dissero a mio  padre  che durante un attacco dei Russi nel dicembre 1942 la casamatta dove si trovava il capitano di cui mio zio era attendente fu centrata in pieno da una bomba di cannone e nessuno degli occupanti si salvò.” Croce al merito di guerra. In data 22 dicembre 1998 però con sentenza del tribunale di Lucca è stato accertato che Bacci Dino di cui si era dichiarata la morte presunta è morto in data sconosciuta in Russia mentre era prigioniero nel campo n. 81 Krinovojc, regione Voronez.


BARSANTI ALBERTO
(Nipote Barsanti Vasco-via Le Porte 15-Gioviano-833062

(Borgo a Mozzano 19 maggio 1920 – Fronte russo 31 gennaio 1943)

Residente a Gioviano. Contadino. Celibe. Soldato del 4° Reggimento artiglieria alpina, divisione Cuneense. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Matricola n. 7588. Disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. Ricorda il nipote Vasco: “Sentivo dire in casa che nelle sue lettere mio zio diceva di avere tanto freddo e che pregava la Madonna di S. Bartolomeo che lo facesse tornare presto a casa. Era una persona allegra e gli piaceva suonare la cornetta”. La cognata Marchi Rita ricorda: “Il giorno prima di partire era triste, stava seduto su un muretto e mi disse che sarebbe meglio cadere di sotto piuttosto che partire, sapeva dove lo mandavano. Nell’ultima cartolina che ci ha mandato diceva di aver ricevuto gli indumenti di lana che gli avevamo spedito”.  In data 31 gennaio 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha comunicato che: “…il soldato Barsanti Alberto già dichiarato disperso deve intendersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.”  Appeso ad una parete della casa del nipote Vasco c’è un attestato che dichiara che l’alpino Barsanti Alberto ha partecipato ai fatti d’arme della guerra 1940/1943 per i quali le bandiere dei reggimenti della divisione alpina Cuneense vennero decorate di medaglia d’oro al Valor Militare, firmato dal generale della Cunneense Emilio Battisti. 


BARSOTTI LUCIANO
(Cognata Barsotti Virginia 0583 838573 -.fratello Armando 0586 861652))

Bagni di Lucca 23 dicembre 1922 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Diecimo. Celibe. Soldato del 2° reggimento, divisione alpina Cuneense. Matricola n. 12642. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Croce al merito di guerra. Ricorda la cognata Virginia. “Dalla Russia arrivava poca posta e poi dopo la ritirata la famiglia non ha più saputo niente. So che è arrivata una dichiarazione di morte presunta dal Ministero della Difesa. Di lui restano le forbici che usava per il suo mestiere di barbiere, ho sentito dire che avrebbe voluto fare il prete.”  La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha comunicato alla famiglia con lettera in data 18 gennaio 1989 che: “..il soldato Barsotti Luciano già dichiarato disperso deve intendersi defunto in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.”


BARTOLOMEI ROBERTO TULLIO
Non trovato

Borgo a Mozzano 14 maggio 1917 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente Valdottavo. Soldato 71° Reggimento di fanteria, Divisione Torino. Matricola 114. Partito per la Russia con il CSIR nel luglio 1941. Dichiarato disperso in combattimento al 31 gennaio 1943. In data 17 marzo 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che:”…il soldato Bartolomei Roberto deve ritenersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.”

BENEDETTI REMO NELLO
(Nipote Benedetti Fabrizio, Borgo a Mozzano-via Roma 2 - 888825)

Pescaglia 13 ottobre 1920 – Kohante 30 giugno 1944

Residente a Borgo a Mozzano, loc. Catureglio. Contadino. Celibe. Soldato del 2° reggimento, battaglione Saluzzo, 23° compagnia, divisione alpina Cuneense. Partito per la Russia con l’ARMIR  il 5 agosto 1942. Il Ministero della Difesa – Esercito in data 3 dicembre 1951 ha dichiarato che: “…..il giorno 30 giugno 1944 (data presunta) è deceduto in Russia nell’ospedale di Kohante, Turckenstan, alle ore non accertate in età di anni ventitre il soldato Benedetti Remo Nello…il suddetto è morto in seguito a malattia in prigionia ed è stata sepolto a Kokaut nel cimitero per prigionieri di guerra…”





BERNI GIOVANNI GINO
Non trovato

Bagni di Lucca 22 agosto 1915 – Fronte Russo 31 gennaio 1943

Residente a Chifenti in località “Greco” al n. 1. Contadino. Soldato 2° Reggimento, Divisione alpina Cuneense. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. In data 19 maggio 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “….il soldato Berni Giovanni deve intendersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.”

BERTOLI AMERIGO
(Bertoli Leontina sorella e Amidei Giovanni  nipote)

Borgo a Mozzano  3 luglio 1911 – Fronte Russo 1 gennaio 1943

Residente a Cerreto in località Novelletori. Dipendente azienda telefonica Teti. Soldato del 4° Reggimento artiglieria alpina ivisione Julia, telegrafista. Sposato con un figlio. Aveva già partecipato alla campagna d’Africa del 1935 ed allo scoppio del II° conflitto mondiale fu inviato prima sul fronte francese e poi su quello Greco-Albanese. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Disperso in combattimento sul Don il 1 gennaio 1943. Croce al merito di guerra.


BERTOLI ANGELO
(Bertoli Leontina sorella e amidei Giovanni nipote)

Borgo a Mozzano 3 giugno 1918 – Fronte Russo 31 gennaio 1943

Fratello di Bertoli Amerigo. Residente a Cerreto in località Novelletori. Operaio metallurgico. Celibe. Soldato del Battaglione Saluzzo, 2° Reggimento, compagnia comando, Divisione alpina Cuneense. Matricola 2136.  Già combattente in Grecia ed in Albania. Partito per la Russia con l’ARMIR il 5 agosto 1942. Disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. Croce al merito di guerra.
Ricorda la sorella Leontina: “Mio fratello Angelo non voleva partire per la Russia e si raccomandava ai familiari che lo nascondessero, ma per paura delle conseguenze dovette accettare l’amaro destino. I miei fratelli scrissero che in un appello, non ricordo in quale occasione, sentirono pronunciare i loro nomi, corsero a cercarsi ma stentarono a riconoscersi tanto erano cambiati.” E poi: “Vennero i carabinieri e dissero a mia madre che i suoi due figli erano morti.”  In data 4 febbraio 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “ …il soldato Bertoli Angelo già dichiarato disperso deve intendersi perito in data 31 gennaio 1943, in Russia, per eventi bellici” .


BIANCHI MARINO
(Figlia Bianchi Amandina-Via Alla Corte 15-Motrone-833006)

Borgo a Mozzano 14 marzo 1916 – Tambov 21 marzo 1943

Residente a S. Romano. Operaio alla Metallurgica di Fornaci di Barga ma faceva anche il calzolaio e progettava, con un socio, di aprire una bottega di calzolaio a Ghivizzano, dopo la guerra. Sposato con una figlia. Soldato della 309° Sezione sanità della Divisione alpina Julia. Già combattente nella campagna di Grecia, partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Dato disperso in combattimento il 10 gennaio 1943. Medaglia al Valor Militare. Il 18 agosto 1972 la Presidenza del Consiglio dei Ministri inviò alla moglie Giusti Gina la dichiarazione di morte. Il 10 giugno 1994 il Ministero della difesa comunicava ai familiari che il soldato Bianchi Marino, già dichiarato disperso il 10 gennaio 1943, è stato catturato dalla forze armate russe, internato nel campo n. 188 di Tambov, reg. Tambov, ove è deceduto per cause imprecisate durante la prigionia il 21 marzo 1943. Si comunicava inoltre che la speranza di poter recuperare i resti mortali presentava difficoltà difficilmente superabili in quanto i Sovietici avevano sepolto i nostri Caduti in fosse comuni unitamente a quelli di altre nazionalità rendendo così, impossibile l’identificazione. Ricorda la figlia Amandina di aver sentito dire che suo padre, in Russia, stava presso una famiglia e spesso faceva la pasta per i maccheroni..


BIANCHI VALENTINO
(Bianchi Erina-Gioviano.n. 80-833072- Nipote Bianchi Enrico e Manola)

Coreglia Antelminelli 10 novembre 1912 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Gioviano. Sposato. Soldato del 2° Reggimento, Divisione alpina Cuneense. Richiamato alle armi e partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943.

BRUNINI AGOSTINO
(nipote Brunini Michelangelo-Domazzano 835495-Dattili Roberta 888946 B. Mozzano Via Umberto 106)

Borgo a Mozzano 1 giugno 1915 – Fronte Russo  31 gennaio 1943

Residente a  Borgo a Mozzano. Contadino. Sposato. Caporal maggiore 2° Reggimento, Battaglione Saluzzo, Divisione alpina Cuneense. Richiamato alle armi e partito per la Russia con l’ARMIR il 5 agosto 1942. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943.



BRUNINI  ARMANDO
(nipote Gabriele Brunini)

Borgo a Mozzano 31/07/1917  -  Fronte Russo anno 1943

Residente a Oneta.  Contadino. Celibe . Caporale del 4° Rgt. Artiglieria Alpina – 8a batteria Gruppo Pinerolo -  Divisione Cuneense.
Ritenuto “disperso”  sul  fronte russo il 31/01/1943 per eventi bellici, è deceduto, durante l’anno 1943, dopo essere stato fatto prigioniero, nel lager sovietico n.56 Uciostoje – Staz. Chobotovo – Reg. Tambov e sepolto in una fossa comune.
La comunicazione della morte è avvenuta il 6 settembre 1994.

Armando Brunini faceva parte di una famiglia di alpini; il padre Roberto combattè nella prima guerra mondiale nell’artiglieria da montagna e tre fratelli (Enrico classe 1913, Armando classe 1917 e Carlo Settimo classe 1921) si ritrovarono contemporaneamente a prestare servizio militare nella Divisione Cuneense, in provincia di Cuneo. Armando ed Enrico hanno fatto parte della stessa batteria del Gruppo Pinerolo ed insieme hanno partecipato alle operazioni belliche sul fronte francese e sul fronte greco. Rientrati in provincia di Cuneo si sono ritrovati insieme al fratello più giovane Carlo Settimo. Enrico il più anziano, che era padre di una bambina (Annamaria Brunini) ha ottenuto il congedo nel 1942 mentre Armando e Settimo sono partiti insieme per la Russia il 5 agosto 1942 (Armando come caporale del 4° reggimento artiglieria alpina e Settimo come alpino del Battaglione Saluzzo.
Dalle poche notizie che il fratello Carlo Settimo aveva scritto si sa che la tradotta diretta in Russia attraversò la Polonia e  dopo un viaggio di circa 3500 km. – durato 14 giorni – si fermò a Isijum, una cittadina sul fiume Donetz, dove gli alpini si accamparono per attendere i convogli che seguivano.
Proprio in quella cittadina ricevettero la sconvolgente notizia che il comando germanico non li inviava più nei monti del Caucaso ma sul Don.
Arrivati gli altri convogli iniziò una marcia di circa 300 km. (12-13 giorni) per raggiungere il fronte.
Raggiunte le rive del Don, con l’aiuto dei militari del genio  tedesco realizzano dei ricoveri per poter affrontare l’inverno che si avvicinava, iniziando poi anche la costruzione  delle trincee e postazioni, reticolati e fossa anticarro. Si comincia anche il lavoro di pattugliamento e di attesa, arrivando così al mese di ottobre e alle prime nevicate.
Nei giorni precedenti il Natale  Armando si incontra per l’ultima volta con il fratello Settimo.
Le postazioni degli alpini vengono attaccate per la prima volta in modo significativo il 23 e 24 dicembre 1942.
Carlo Settimo scrive:
…..la notte di natale, mentre ci si preparava a trascorrerla nel migliore modo possibile, i russi hanno attaccato proprio di fronte a noi, sono stati brutti momenti, ma infine sono stati respinti ed è ritornata la calma…..
Il 15 gennaio 1943 arriva l’ordine di ripiegamento perché i russi erano entrati a Rossosch (circa 30 km. alle spalle della Cuneense) e non era da escludere un attacco proprio alle spalle della Divisione.
L’inizio della fine della Cuneense è con la data del 17 gennaio (festa di S.Antonio Abate) con un freddo di circa 30 gradi sotto lo zero.
Di Armando non abbiamo nessuna ulteriore notizia se non la comunicazione che la morte è avvenuta “durante l’anno 1943” a Tambov.
In ricordo di Armando Brunini il nipote Gabriele ha voluto porre nel cimitero di Oneta, di fianco alla cappellina, una targa di cui riportiamo il testo:

In ricordo del Caporale del 4° Rgt. Artiglieria Alpina - Divisione Cuneense
ARMANDO BRUNINI  - Nato a Oneta il 31/07/1917
Ritenuto “disperso”  sul  fronte russo il 31/01/1943 per eventi bellici, è deceduto, durante l’anno 1943, dopo essere stato fatto prigioniero, nel lager sovietico n.56 Uciostoje – Staz. Chobotovo – Reg. Tambov e sepolto in una fossa comune come migliaia di suoi commilitoni. La comunicazione della morte è avvenuta il 6 settembre 1994.
La Famiglia in suo ricordo Q.M.P.







CERVELLI ADO
(Giusti Giuliana figlia di Porciani Lea)

(Borgo a Mozzano 27 agosto 1919 – Fronte russo 31 gennaio 1943)


Residente a Borgo a Mozzano. Operaio alla metallurgica di Fornaci di Barga. Sposato. Soldato del 2° Reggimento, Divisione alpina Cuneense. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. In data 30 agosto 1950 il Tribunale di Lucca dichiarava la morte presunta: “…essendo il Cervelli Ado scomparso nelle operazioni belliche svoltesi sul fronte russo nel periodo dal 15 al 31 gennaio 1943. Come risulta dalla dichiarazione di irreperibilità del 2° Reggimento-Comando Deposito.”



CITTI MARIO
(Figlio Citti Adolfo 3284688264)

(Bagni di Lucca 1 gennaio 1918 – Fronte Russo 31 gennaio 1943)

Residente a Corsagna. Giardiniere. Soldato 2° Reggimento Divisione alpina Cuneense. Già combattente in Albania. Mentre si trovava a Demonte (Cuneo), in attesa del congedo, ricevette invece l’ordine di partire per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Sposato. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. Il figlio Adolfo, nato il 6 febbraio 1943, ricorda: “Nell’ultima lettera dei primi di gennaio 1943 diceva a mia madre di avere cura del ragazzo che stava per nascere perché lo voleva vedere in salute quando sarebbe ritornato. Ricordo anche che un pastore di Montefegatesi, che era anche lui in Russia con la Cuneense, raccontò a mia madre che per due o tre giorni camminò con mio padre durante la ritirata, poi ci fu un bombardamento e dopo non lo rivide più.”


CORRIERI ETTORE
(Corrieri Rosita - Piano della Rocca n. 1 – 833195)

(Careggine 7 giugno 1911 – fronte russo 31 gennaio 1943)

Nato a Fabbrica del comune di Careggine, oggi sommerso dalla diga di Vagli. Contadino, la famiglia aveva un mulino. Soldato del 9° reggimento divisione alpina Julia. Richiamato alle armi e partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Ricorda la nipote Rosita: “Partì per la Russia che aveva 26 anni. L’ho visto l’ultima volta prima che partisse che avevo otto anni. In casa sentivo dire che scriveva che era molto triste, pativa tanto freddo e non aveva abbastanza coperte con cui ripararsi e non vedeva l’ora di ritornare. L’ultima volta che abbiamo avuto sue notizie era in ospedale perché aveva le mani congelate. Quando ci fu la disfatta la divisione Julia fu distrutta, ma noi speravamo che si trovasse sempre in ospedale e che si fosse salvato. Non abbiamo più saputo nulla.” I genitori fecero delle ricerche, ma dopo tanti anni arrivò una lettera in cui si diceva che era morto.


DA MOCOGNO ALBERTO
(nipote Da Mocogno Assunta-S. Romano 833278 e Mery, via F.lli Rosselli 33/B, Querceta) 0584/653884

Classe 1919 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a S. Romano. Soldato del 2° reggimento, divisione alpina Cuneense. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943.



DANESI ALFEO
(Nipote Raffaelli Alessio-via La Corte 17-Gioviano-833015 – Erica Carlotti, via Arno 15, 54100 Marina di Massa 3393650443 – carek@tiscali.it)

Borgo a Mozzano 26 gennaio 1913 – Bistriaghi 18 marzo 1943

Residente a Gioviano. Impiegato. Sposato con una figlia. Soldato del 4° reggimento artiglieria alpina, divisione Cuneense. Richiamato alle armi e partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Ricorda il nipote Alessio: “Mia madre mi disse che quando partì mio nonno sperava che la guerra sarebbe finita presto e sarebbe tornato presto a casa. Mia nonna non mi ha raccontato niente perché preferiva non parlarne”
Da una lettera senza data scritta da Cuneo: “Carissima sorella,……Come vedi i Tedeschi hanno riprincipiato e speriamo che proseguano così fino alla fine e che questa sia prossima che così è il desiderio di tutti. Riguardo alla mia partenza non si sa nulla, ma credo che mi lasceranno lì. Stai tranquilla e non preoccuparti per me………. “
Da una lettera in data 7 marzo 1942 da località censurata: “Sorella carissima, l’inverno sta ormai per finire e i mandorli fioriti annunciano prossima la primavera. Primavera vuol dire bella stagione e tempo bello e come disse l’anno scorso il nostro Duce che sarebbe venuto il bello anche per il nemico Greco quest’anno sarà per un altro, forse più forte, anzi assai superiore, ma non abbastanza per vincerci, mai. Non posso ora spiegarmi troppo in questi discorsi perché tuttora mi trovo ..CENSURA…ma se il destino dispone diversamente saprò ancora una volta fare il mio dovere da vero soldato Italiano e come la nostra cara Patria lo esige. Desidero immensamente potermene tornare a casa, con la mia cara mamma e l’adorata famiglia. Per arrivare a questo cosa ci vuole? Bisogna Vincere. Non sarà lontano il giorno che con orgoglio noi Italiani e i nostri camerati Tedeschi potremmo dire abbiamo vinto! Avremo quello che ci spetta e così saranno ricompensati i nostri sacrifici e stracciato il vile nemico. Ricevvi con piacere ieri mattina una tua cara lettera: sono soddisfattissimo del vostro bene stare e il vostro sistema di vita. Posso con altrettanto piacere darti buone notizie pure di me: la salute è ottima. Come sai il mio lavoro è alla mensa in qualità di cameriere e credi pure che mi sono passato un inverno magnifico. Mi trovo ancora …CENSURA…dove trascorro una vita calma, ma serena. E’ un grazioso paesello…CENSURA… il quale conta da 900 a mille abitanti. Noi militari ci troviamo bene perché siamo amati e rispettati dai civili. I giovani quasi tutti hanno una fidanzata e i vecchi, molti di loro si ingegnano…SEGUONO SEI RIGHE CENSURATE…Come ti ripeto, per il momento non c’è niente di nuovo. Non c’è però da escludere qualche spostamento improvviso, ma la calma che qui regna non lo fa pensare. Con Beppino ci contraccambiamo spesso i saluti essendo uno di questo paese a fare il militare con lui, si trova…CENSURA…a circa 20 km da me, dice che sta bene e spera presto di andare qualche giorno in licenza. Si fa parte della stessa divisione e se per caso si dovesse partire si andrebbe insieme. Non pensare a questo che per il momento non è il caso. Sarà difficile che prima di Pasqua possa andare a casa, ma in detto giorno, ho tutte le buone speranze di riuscita e così potrò passare la Pasqua in famiglia: è tanto bello in quel giorno essere uniti……”
Da una lettera del 29 novembre 1943: “Sorella carissima, mi sembra un po’ strano anche a me doverti scrivere così presto per augurarti il buon Natale, ma pure per volerti far giungere i miei auguri in tempo non rimane che fare così, perchè le lettere impiegano molto per arrivare. Approfitto di questo scritto per parlarti un po’ della mia vita in territorio Russo. Per il momento posso con piacere darti buone notizie, tutto procede per il meglio. Quello che temevo io in Russia più del nemico era il freddo, ma ora mi sono convinto che il lupo non è poi brutto come si descrive, perché per ora non promette molto male. Abbiamo già veduto due volte la neve e il massimo freddo è sceso fino a 20 sotto zero, ma è durato pochi giorni e poi è di nuovo migliorato. Siamo poi equipaggiati magnificamente: non soltanto si può affrontare i 20, ma anche i 40 senza paura. Abito in una casa ben chiusa: ma c’è una bella stufa e non manca certo la legna per far fuoco. Il vitto è assai migliore di quando eravamo in Italia e anche sufficiente. Riguardo al fronte, per sentito dire dai miei compagni perché io sono nelle retrovie, si mantiene calmissimo. Si vede proprio che i Russi si sono convinti che quest’anno nulla c’è da fare e l’energica e tenace resistenza dei soldati italiani è assai maggiore e sufficiente per non farli muovere di un passo in avanti dalle loro posizioni. La salute poi è ottima come spero e auguro di cuore a voi tutti. Il clima mi è proprio favorevole: in tre mesi di Russia, mai un piccolo dolore di testa, né di nessuna cosa. Per questo dobbiamo essere riconoscenti al buon Dio che anche nei momenti critici non abbandona. Ho piena fiducia nel suo aiuto e sono certo che tutto andrà bene. La lontananza dalla Patria, dalla famiglia, dalle persone care: questo che mi rende pensiero e a volte un senso di nostalgia mi fa star male, ma subito penso a quel giorno, e speriamo non sia lontano, che potremo felici e contenti tornarcene nelle nostre case così finiranno tutti i sacrifici e potremo continuare la nostra vita felice e serena. Il S. Natale cercherò di starmene contento con la speranza che sarà l’ultimo passato in armi. Ho saputo con piacere da mamma che ti sei fatta proprietaria di due case: ne sono contento e hai fatto benissimo. Ti auguro che un altr’anno siano 4. Non mi rimane altre cose da farti sapere: quello che ti dico è che tu sia contenta e non preoccuparti di me, che so da mamma che stai in pensiero. Fai male perché non è il caso: come ti ripeto sto benissimo e non corro nessun pericolo, perciò nessun timore. Termino augurandoti buon Natale a te, Modesto e Lia con la speranza che i miei auguri trovino tutti in buona salute…………”
Da una lettera successiva senza data: “ Sorella carissima, con molto piacere ho ricevuto il tuo caro bigliettino e in quelle poche parole ho letto l’affetto che nutri per me. In primo luogo ti ringrazio per il tuo interessamento e dell’offerta che mi fai, offerta che però non posso accettare perché i soldi in Russia non servono a niente, anzi ti dirò che quei pochi soldi che guadagno li mando a casa- Altra roba non abbisogna: quello che mi era necessario mi è stato già mandato da mamma e da Adriana, non prenderti pensiero per questo che ho tutto il necessario. Il freddo ancora non è esagerato e l’equipaggiamento che ci è stato dato è più che sufficiente per poter affrontare anche assai maggiore di quello che fino a ora è venuto. Il vitto, discreto, è sufficiente e molti più che in Italia. Pericolo ancora non so cosa sia come pure in seguito non ce ne può essere perché le nostre salde e tenaci posizioni assegnate non permetteranno al nemico di muovere un passo. Le sue speranze poi che aveva riposto nell’inverno cominciano a spezzarsi: siamo quasi alla fine di dicembre e il tempo peggiore rimarrà ancora un mese e lo stesso se ce ne fosse di più. Come al solito la salute continua ottima, anzi buonissima, neanche mai il raffreddore e neanche più geloni nei piedi., il clima Russo sembra fatto per la mia costituzione. Abito ancora in abitazioni ben chiuse e molto riscaldate, di legna non ne facciamo economia. La notte mi copro soltanto con una coperta, puoi dunque immaginare. Beppe so dove si trova, in un paese poco distante da me però è già un po’ di tempo che non lo vedo perché non ho mai occasioni d’andarci ma so che anche lui sta bene. Molto per tempo ti ho inviato gli auguri di Buon Natale, spero li riceverai in tempo. Sono convintissimo che saranno gli ultimi che invierò per mezzo di posta, i prossimi potremo scambiarli per bocca e con una forte stretta di mano. Questo mio desiderio, che certamente è anche tuo, speriamo si muti in certezza. Mamma è andata a stare un po’ da Beppina, come saprai, perché anche lei si trova sola e si consoleranno a vicenda. …Salutami tanto Emi e famiglia, Modesto, bacini a Lia e i più cari e sinceri li riceverai tu dal tuo aff.mo fratello. Dirai a Lia che il guancialino della sua bambola l’ho sempre con me, datele tanti bacini da parte mia…la rivedrei tanto volentieri…..”
Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. Nel 1996, dopo anni di ricerche, la nipote Erica Carlotti è riuscita a sapere dal Ministero della Difesa che il soldato Danesi Alfeo, già dichiarato disperso al 31 gennaio 1943, è stato catturato dalle forze armate russe, internato nel lager ospedale n. 1773 a Bistriaghi, regione di Kirov, ove è deceduto il 18 marzo 1943. La lettera diceva inoltre che la speranza di poter recuperare e rimpatriare i resti mortali presentava difficoltà difficilmente superabili in quanto i Sovietici avevano sepolto i nostri Caduti in fosse comuni unitamente a quelli di altre nazionalità rendendo così impossibile l’identificazione.
Appeso ad una parete della casa del nipote Alessio a Gioviano c’è un attestato che dichiara che l’alpino Danesi Alfeo ha partecipato ai fatti d’arme della guerra 1940/1943 per i quali le bandiere dei reggimenti della divisione alpina Cuneense vennero decorati di medaglia d’oro al Valor Militare, firmato dal generale della Cuneense Emilio Battisti.


DEL BARBA FAUSTO
Non trovato

Classe 1919 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Soldato del 5° reggimento, divisione alpina Cuneense. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Dichiarato disperso il 31 gennaio 1943.



DELLA NINA LINO
(Cognata Lucarotti Mila – Valdottavo, monte di colle 6 – 3482422632
Cugina Della Nina Anna Collemancore 24 - 835482)

Borgo a Mozzano 30 luglio 1922 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Valdottavo in località “Alle Capanne”. Operaio. Soldato battaglione Saluzzo, 2° reggimento, divisione alpina Cuneense. Matricola 12649. Partito per la Russia con l’ARMIR il 5 agosto 1942.
La cugina Anna ricorda: “La sera prima della partenza venne a salutarci, ricordo che stava seduto davanti al caminetto e disse -Io a questo fuoco non mi ci riscalderò più.- Era molto triste ma non disse dove lo mandavano. Le ultime notizie di lui giunsero con una cartolina postale nei primi giorni del gennaio 1943. Diceva di stare bene, che era stato in missione per 3 giorni e che ora stava in cucina”.
Croce al merito di guerra.  Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. In data 4 febbraio 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “….il soldato Della Nina Lino deve intendersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.”


DINELLI DINO
(Sorella Dinelli Luisa 833195 madre di Donatella Zanotti)
Borgo a Mozzano 12 luglio 1921 – Fronte russo 25 gennaio 1943

Residente a Piano della Rocca in località “Al solco”. Operaio alla centrale dell’Enel. Celibe. Caporal Maggiore 2° reggimento, battaglione Saluzzo, divisione alpina Cuneense. Partito per la Russia con l’ARMIR il 5 agosto 1942. La sorella Luisa ricorda: “Quando partì dalla stazione di Bagni di Lucca era entusiasta perché a quei tempi la propaganda aveva convinto la gente che la guerra sarebbe presto finita con la vittoria della Germania e dell’Italia e lui pensava di andare a conquistare qualcosa e di tornare a casa nel giro di pochi mesi. Dalla Russia tornarono in pochi, uno di questi abitava in Piano di Coreglia e ci disse che mio fratello era morto proprio tra le sue braccia. Ci raccontò che durante la ritirata Dino ebbe le mani, piedi e gli arti congelati e che durante un combattimento fu ferito da una granata, lo portarono in una capanna e lì morì insieme con altri soldati. Lo abbandonarono lì, morto, perché stavano scappando dai Russi. Mio fratello era fidanzato con una ragazza di nome Giorgina. Gli dispiaceva lasciare la fidanzata ma lui era convinto che sarebbe tornato presto. Purtroppo non fu così, quella ragazza lo aspettò per un paio d’anni, sperando che fosse solo disperso o prigioniero e che sarebbe tornato, poi anche lei dovette arrendersi all’evidenza e si fidanzò con un altro ragazzo che poi ha sposato.”. Al Caporal Maggiore Dinelli Dino è stata conferita la medaglia di bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione: “Comandante di squadra di una compagnia in ripiegamento sul Fronte Russo, in molteplici azioni dava prova delle sue alte doti di coraggio, spirito di abnegazione e slancio generoso. Ferito e congelato alle mani non volle cedere il comando della sua squadra, e volontariamente partecipava ad un’azione di contrattacco contro forze nemiche superiori, nella quale rimaneva disperso.” Popowka, 20 gennaio 1943. Il Ministero della Difesa in data 27 gennaio 1951 comunicò che: “…..il suddetto Dinelli Dino è morto in seguito a ferire riportate in combattimento e la salma è stata lasciata sul posto.”



FANCELLI LUI CARLO.
(Simi Massimo Cune 88151)

Borgo a Mozzano 5 agosto 1920 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Cune. Coadiuvava il padre proprietario coltivatore. Celibe. Soldato del 2° reggimento, divisione alpina Cuneense. Matricola n. 7621. Aveva già partecipato alla guerra in Albania. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. In data 20 giugno 1991 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha comunicato che: “…il soldato Fancelli Lui Carlo già dichiarato disperso devi intendersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.”

FRATI LUCIANO
Non trovato

Borgo a Mozzano, 19 dicembre 1921 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Soldato del 2° reggimento, divisione alpina Cuneense. Partiro per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. In data 10 aprile 1953 il Tribunale di Lucca dichiarò che: “…..Frati Luciano partecipò, quale soldato effettivo del 2° reggimento alpini, ai fatti bellici svoltisi in Russia nella seconda quindicina del mese di gennaio 1943 e dopo tale epoca non venne riconosciuto fra i militari dei quali fu accertata la morte o la prigionia per cui è stato considerato irreperibile, come da apposito verbale rilasciato dal Comando Deposito del 2° reggimento alpini redatto in data 25 giugno 1943……………..si dichiara la morte presunta di Frati Luciano come avvenuta alla mezzanotte del giorno 31 gennaio 1943…”


FRUGOLI GIOVANNI LIO
(figlia Frugoli Edy 0586 401084 – nipote Luvisi Teresa 0583 838263)

Pescaglia 11 settembre 1913 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Diecimo. Agricoltore. Sergente 22° Sezione salmerie, 106° Compagnia, Battaglione Saluzzo, 2° Reggimento, Divisione alpina Cuneense. Matricola n. 24807. Sposato. Richiamato sotto le armi e partito per la Russia con l’ARMIR il 5 agosto 1942.
Appena arrivato in Russia scrisse la prima lettera alla moglie Niegia dicendo di aver fatto un ottimo viaggio e di non preoccuparsi per lui anche se ammetteva che il loro distacco è stato duro. Scriveva: ” …..ho potuto dare a tutti la mia parola di conforto e di piena speranza che ci rivedremo presto, forse prima di quello che noi pensiamo. Questo hai capito sciocchina? Quanto hai continuato a disperarti? Voglio pienamente sperare che tu ti sia fatta di buon animo e che tu sia un pò tranquilla. Vedrai che tutto andrà bene e potremo presto riabitare nella nostra casa felici come eravamo una volta al numero 4 ma meglio ancora perché Edy è più grande e ci terrà più allegri tutti………mi diede la manina fino a che non partì il treno, povera piccina, pensando alla sua innocenza ci fa rimanere ancora più male…….Stai contenta Niegia e fatti coraggio con mia madre, e non piangere che stai male per niente. Ricevi tanti saluti e bacioni tuo marito…..”
In un’altra lettera del 16/10/42 diceva di essere contento perché aveva ricevuto tre lettere della moglie e sapeva che lei e la loro figlia stavano bene. Scriveva inoltre che per fortuna, prima di partire, si era rifatto i denti d’acciaio, altrimenti non avrebbe saputo come mangiare tante gallette dure.
Il 19 gennaio 1954 il Comune di Borgo a Mozzano ha certificato che: “Il Sergente Frugoli Giovanni Lio è stato dichiarato disperso in Russia nella seconda quindicina del mese di gennaio dell’anno 1943.” Ricorda la figlia Edy. “Prima che partisse per la Russia, mia madre ed io andammo a trovarlo a Cuneo per stare insieme un’ultima volta, sembrava tranquillo ma penso che si sforzasse per non far preoccupare mia madre. Poi non ricordo altro se non che lo abbiamo aspettato per tanti anni." La nipote Luvisi Teresa si ricorda di aver sentito dire che il padre di Giovanni, Amerigo, andò, dopo la guerra, a Tereglio a trovare una persona che  era stata in Russia con il figlio e che gli disse di averlo visto ferito sulla neve. In data 15 luglio 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “…..il sergente Frugolo Giovanni Lio deve intendersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.”


GIACOMELLI EGO
Non trovato

Borgo a Mozzano 28 luglio 1922 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Chifenti. Celibe. Soldato del 4° reggimento artiglieria alpina. Matricola n.  12652. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. In data 23 febbraio 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “… il soldato Giacomelli Ego già dichiarato disperso deve intendersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.”


GIANNASI SANTINO
(Nipote Giannasi Melide-Loc. Salita-833088)

Frassinoro 6 aprile 1921 – Fronte Russo 25 gennaio 1943

Residente a Gioviano in località “Molinaccio”. Contadino. Geniere del 4° battaglione misto, 2° reggimento, divisione alpina Cuneense. Matricola 10051. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Disperso in combattimento. La nipote Giannasi Melide ricorda: “Ho sentito dire in famiglia che mio zio nelle sue lettere si lamentava per il gran freddo e si preoccupava per il fratello Domenico. L’ultima volta che scrisse rimandò indietro la roba che gli avevano mandato da casa dicendo che a lui quelle cose non servivano più, forse un presagio.”
Da una lettera del 18 settembre 1942: “Carissimi genitori. Vengo a darvi risposta alle tre lettere dove sento che state tutti bene e per ora vi posso assicurare di me………..però sono dispiaciuto nel sentire che non ricevete mie notizie ma non so come mai, pure io vi scrivo tutti i santi giorni o quando delle cartoline o lettere. Sono contento di sentire che avete ricevuto i soldi e volete sapere come è andata, ho venduto l’orologio e allora ne ho mandati a voialtri perché io non sapevo cosa farne, non si trova da comprare niente e allora cosa ne volete fare per tasca a perderli. Mi dite se voglio anche la busta col foglio ma quello non importa per ora mandatemi i francobolli che la carta ne ho comprata tanta prima di partire dall’Italia. Come vi ripeto che giorni passati trovai Berto di Fiorinda e si stette insieme circa 4 ore a discorrere, non potete credere come eravamo contenti, in quei momenti ci venivano in mente tutte. Mi dite che volete sapere dove mi ritrovo ma per ora non siamo ancora fermi, si va ancora avanti, non so neanche il posto. Ora vi vengo a dire che comincia a fare molto freddo come per Natale costà, prima tanto caldo e tutto in un colpo ha voltato al freddo. Vi ho mandato a dire nell’altra lettera di mandarmi  2 maglie, un paio di guanti e un pennello da barba ma come si sente dire qua non si possono fare i pacchi, ma dal primo di ottobre li cominciano a spedire dunque state attenti quando li possono spedire. Sapete qua si sente dire che la classe del ’29 viene sotto e il 24 passa la visita e allora Domenico ci avrà di andare alla visita, speriamo che non lo prendano ma se lo prendessero non c’è mica da prendersela non è vero? Di quelle tre lettere due erano per via aerea e fanno molto prima che quella ordinaria… Vi saluto tutti di casa Teresina, Lino, Domenico e la mamma e poi Paride……..”
In data  26 luglio 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “…..il soldato Giannasi Santino deve intendersi perito in data 25 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.”


GIANNINI FRANCESCO
(sorella Giannini Maria 0583 838294)

Borgo a Mozzano 24 giugno 1921 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Dezza Alta. Coltivatore diretto. Celibe. Soldato del 2° Reggimento, Battaglione Saluzzo, Divisione alpina Cuneense. Matricola n. 10052. Partito per la Russia con l’ARMIR il 5 agosto 1942. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. Ricorda la sorella Maria: ”Esattamente il giorno di Natale del 1940 gli arrivò la cartolina di partire per il militare. Quando veniva in licenza correva sempre a trovarci nei campi dove eravamo a lavorare, l’ultima volta però, nel luglio del 1942, lo trovammo in casa seduto pensieroso a tavolino, sapeva dove lo mandavano. Dalla Russia ci scriveva che aveva freddo e che gli mandassimo calzini e maglie, noi gli mandavamo anche la carta per poterci scrivere. Nelle sue lettere c’erano spesso frasi cancellate con righe nere fatte dalla censura. Lui faceva il porta ordini con gli sci e ci raccontava che, grazie alla sua abilità, diverse volte era riuscito ad evitare i colpi sparati dai Russi. Ci scriveva  che le pallottole non gli facevano paura ma che Settimo del Nelli non gli faceva trovare pace (era un modo di dire che soffriva la fame perchè Settimo del Nelli era un compaesano che, per la sua magrezza, era soprannominato “la fame”). Nell’ultima lettera diceva che tutti i giorni passava da Carentana (Carentana è il luogo dove a Dezza c’è il cimitero), forse presagiva il suo destino.” In data 24 marzo 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “….il soldato Giannini Francesco già dichiarato disperso deve intendersi perito in data 31 gennaio 1943, in Russia, per eventi bellici.”  




GIOVANNINI  SABATINO
(Cognata Pellegrini Anna Maria Tel. 0583 832198)

Borgo a Mozzano 7 marzo 1921 – Fronte russo 31 gennaio 1943)

Residente a Corsagna, Contadino. Celibe. Soldato del 2° Reggimento alpini, Divisione Cuneense. Matricola n. 10054. Partito con l’ARMIR per il fronte russo nel luglio 1942. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. Croce al merito di guerra.
In data 27 aprile 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “ …il soldato Giovannini Sabatino deve ritenersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.”


GIOVANNINI NELLO
Non trovato

Coreglia Antelminelli 26 marzo 1913 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Borgo a Mozzano in via Umberto n. 91. Operaio. Soldato del 2° reggimento, divisione alpina Cuneense. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. In data 21 marzo 1954 il Tribunale di Lucca dichiarò la morte presunta in data 31 gennaio 1943 sul fronte russo, in località imprecisata.




LENZI LIDO
(Nipote Guidotti Nicla)

Castelnuovo Garfagnana 29 marzo 1921 – Fronte russo 31 gennaio  1943

Residente a Borgo a Mozzano in località “Ponte della Maddalena”. Commerciante, avrebbe probabilmente continuato l’attività della famiglia. Celibe. Soldato del Battaglione Saluzzo, 2° Reggimento, Divisione alpina Cuneense. Matricola n. 10056. Partito per la Russia con l’ARMIR il 5 agosto 1942 Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. In data 24 febbraio 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “……il soldato Lenzi Lido già dichiarato disperso deve intendersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici,”
Il soldato Lenzi scrive spesso a casa e, fortunatamente, le sue lettere sono state gelosamente conservate dalla sorella Nada, insieme a due piccole scarpette, souvenir della Russia, che Lido è riuscito ad inviare a casa all’interno di qualche lettera.
Le lettere dei soldati, come possiamo ritrovare più o meno in tutte, parlano quasi sempre delle stesse cose, la salute, le informazioni sui familiari rimasti a casa, la voglia di infondere speranza in un prossimo ritorno, i disagi, la fame, il freddo. Difficilmente si parla delle località o di cose più specifiche, perché i soldati sapevano che la “censura” militare sarebbe intervenuta, mettendo a rischio l’inoltro della lettera stessa.
Leggiamo la corrispondenza di Lido Lenzi:
da una lettera del 2 settembre 1942: “Carissimi genitori. Oggi ho ricevuto le vostre 2 lettere scritte in data del 7 e del 19 (agosto ndr), apprendo con molto piacere che voi tutti godete ottima salute come pure segue di me. Mi hanno fatto molto bene le vostre lettere piene di parole buone e di premure, sapete era molto che non ricevevo, sapete qui la posta non arriva con regolarità perché ancora non siamo giunti al posto destinatoci, siamo nel cuore della Russia ma ancora si marcia. Per giungere al posto si è fatto e si farà ancora delle lunghe marce che dureranno ancora molti giorni. Come vedete non c’è da stare in pensiero per me perché sono ancora al sicuro e forse io è possibile che non vada neppure in linea data la nuova missione affidatami, come vi ripeto sono fortunato no? Dunque non straziatevi il cuore per me, fate conto che io sia ancora in patria e vedrete che presto sarò nuovamente in mezzo a voi tutti. In questo momento che vi scrivo sono in tenda e sono le ore 5 del mattino, sapete qui fa giorno due ore prima che costà, il sole a quest’ora illumina la mia tenda come quelle dei miei compagni. Sapete in questo viaggio ho visto molte cose, qui è tutto pianura, si cammina decine e decine di giorni ma tutto è pianura, ho già attraversato tutta l’Ucraina l’immenso granaio d’Europa. Qua città vere e proprie se ne vedono pochissime, sono tutti villaggi ricoperti per tetto di paglia e lamiera e costruiti in legno ricoperti di fango, ma il fango qua è vischioso e fa presa. Ho dovuto marciare due giorni sotto la pioggia e con il detto fango che faceva un pesante zoccolo alle scarpe. Insomma la Russia l’ho trovata come la prevedevo, immensa di pianure e con dei villaggi pieni di miserie e desolazione. Questo sarebbe il paradiso Bolscevico..…..In questi giorni ho ricevuto una lettera e una cartolina di Norma, vi prego di ringraziarla. Se volete potete inviarmi un pacchetto per posta aerea ma informatevi perché più di mezzo chilogrammo non potete spedire, ma potete inviare per esempio uno oggi e uno domani, capito? …. Mandatemi una maglia di lana, ma che sia molto pesante ne ho bisogno.“

da una lettera in data 11 settembre 1942: “Carissimi genitori, oggi ho ricevuto la vostra cara lettera in data 26-8 nella quale apprendo molte cose. …Sento che vi lagnate perché ricevete molto di rado mie notizie ……dovete mettervi in testa che non sono più in Italia, qui non posso avere la costanza di scrivere appena ricevuta una vostra e qui non le ricevo con facilità dunque abituatevi ad avere mie notizie quando è possibile e non vi lagnate più perché mi fate stare male……….Volete sapere se sono ancora arrivato, no per ora è quattordici giorni che si marcia a piedi e forse ce ne sarà altrettanti e poi chissà ma voi non preoccupatevi per tutto ciò. Io mi trovo bene, riguardo alla temperatura è normale, ogni giorno faccio un bagno con acqua di pozzi o in paludi, quindici giorni orsono facevo il bagno nel fiume Donez e là prendevo molte uova e le cocevo nella gavetta. Sapete qua mangio anche qualche pollo ogni tanto, insomma sto bene…..”

da una lettera del 13 settembre 1942: “Carissimi genitori, oggi ho ricevuto una vostra lettera del 8-9-42 la quale mi stupisce molto nel sentire che voi non ricevete mie notizie, io non riesco a capire perché ho già ricevuto molte vostre lettere e alle quali ho risposto. ………se fossi solo quanto starei meglio perché non penserei a nessuno: così affronterei il destino con più serenità. Invece così, già il pensiero a voi che mi scrivete che non ricevete abbiate un po’ di pazienza e affrontate questo momento con serenità. Capito? Non lusingatemi più, ma abbiate fiducia nel mio certo ritorno. …….In lettere precedenti vi chiedevo di inviarmi qualche pacco se è possibile per posta aerea. Mandatemi sigarette, frutta secca e cioccolato inoltre una sciarpa di lana anche usata e una maglia di lana pesante e uno specchietto tascabile e un coltello con l’apriscatole………”

da una lettera in data 20 settembre 1942: “Carissimi genitori………apprendo che avete ricevuto una mia lettera che già stavate in pensiero, vi ripeto anche se stessi venti o trenta giorni senza darvi mie notizie non fateci caso perché le vostre non possono giungere con regolarità e talvolta io non posso scrivervi prontamente. ……..In altre lettere vi ho chiesto dei pacchi se potete fateli al più presto. Mi occorre tabacco, frutta secca, un coltello e uno specchietto, un maglione a maniche lunghe e pesante e una sciarpa di lana, e un po’ di cioccolato. Tutto questo fatelo se vi è possibile. La maglia mi occorre come pure la sciarpa, sapete qua quando incomincia il freddo è tremendo, per adesso non c’è male, ha rinfrescato qualche giorno e tuttora è freschino perché qui tira molto vento ma il giorno si sta bene ma la notte è freddo e sotto la tenda con due coperte e qualche poco di erbaccia secca si batte i denti. Ma questo è nulla, il bello verrà nel mese di ottobre che incomincia il fango ma tutto ciò è nulla perché ancora siamo un po’ al sicuro, è venti giorni che si marcia a piedi e ce ne sarà ancora per qualche giorno, sono circa cinquecento chilometri. Giorni or sono vi ho inviato un vaglia di ventiquattro marchi che equivalgono a cento ottanta lire, non appena in possesso fatemelo sapere. Se questi soldi non vi servono avrei piacere che li metteste da parte per fare si che al mio ritorno possa trovare qualche migliaio di lire per poi comprarmi una motocicletta o altro perché ciò è nel mio sogno da molto tempo, dopo tanti disagi e privazioni che ho passato e dovrò ancora per molto passare credo di avere il diritto di godermi un po’ di riposo. …….sono certo che voi tutti avete il pensiero rivolto a me come anch’io l’ho sempre rivolto a tutti voi e per il quale ho la forza e la costanza di lottare contro tutti i più impensati e insormontabili ostacoli per far si che un giorno possa riabbracciarvi…….”

da una lettera del 26 settembre 1942: “Carissimi genitori. Ho ricevuto la vostra cara lettera in data 17-9-42 ………..Mi dite che è dal 23 agosto che non ricevete mie notizie ma io vi ho sempre risposto a ogni vostra lettera, abbiate costanza ad aspettare e vedrete che non rimarrete mai senza mie notizie. A proposito di quanto ha scritto il Bacci (si tratta sicuramente di Bacci Dino anche lui soldato in Russia che, come il Lenzi, abitava al Ponte della Maddalena a Borgo a Mozzano), si è vero che adesso non si cammina più, siamo arrivati vicino alla linea qualche chilometro e qui si starà qualche tempo a lavorare per fare dei Bunker, i quali sono ricoveri sotto terra per poter passare il periodo invernale, così state tranquilli che anche per adesso il pericolo vero e proprio non ci sarà ancora……….In altre lettere vi ho chiesto di inviarmi dei pacchi per via aerea, ma mi dite che ancora non potete inviare, ma appena potete mandatemi sigarette, frutta secca, cioccolato, una maglia di lana grossa e una sciarpa e un coltello con accluso l’apriscatolette. Volete sapere se ho trovato………………….si infatti lo trovai quando ero a Isium poi lui partì verso Stalino, lui è nei carabinieri. Io da Isium  andai a Millerowo e poi a Rostov e attualmente mi trovo cinquanta Km oltre sulle rive del fiume Don. Molto spesso vedo Angelino e mi prega di salutarvi tutti, anche lui sta bene come pure Athos e altri conosciuti. Sai che il Bacci non l’ho più potuto vedere perché è alla compagnia reggimentale e si trova un po’ più indietro…..Ho ricevuto foglio, busta, bolli e le due sigarette le ho gradite molto perché ero senza, sapete ce ne passano cinque al giorno e in poche ore le fumo. Quante e quante privazioni! Ma tutto avrà fine un giorno. Fine con vittoria e pure con giustizia………. “

da una lettera in data 16 ottobre 1942: “Carissimi genitori. Ieri ho ricevuto la vostra cara lettera nella quale ho ricevuto il foglio e la busta e due sigarette per le quali vi ringrazio perché proprio sentivo il bisogno di fumare dato che ero senza. Come sapete me ne passano solo cinque al giorno e sono molto poche. Spero sempre di ricevere un pacco da Kg 500 di sigarette così posso fumare dato che qua non posso avere altre soddisfazioni, come sapete sono un fumatore accanito……..Apprendo quanto mi dici che i pacchi non li potete spedire ma io qua sono informato che dal 15 di questo mese erano aperte le spedizioni. A molti miei amici le loro famiglie gli hanno già fatto spedizioni anche da Bagni di Lucca. Informatevi e speditemi sigarette innanzi a tutto, frutta secca, cioccolato e altra roba se vi è possibile perché quello che mi danno non mi basta, figuratevi che pesto il grano e ci faccio dei pastoni come quelli che si danno ai polli, intendiamoci i pastoni li faccio cuocere nelle gavette però senza sale. Sapete qui il grano non manca, ci sono per queste immense pianure molti covoni di grano anche di anni passati………..cercate di stare tranquilli e fiduciosi di un mio presto ritorno…”

da una lettera del 24 ottobre 1942: “Carissimi genitori. Ieri sera mentre me ne stavo nel ricovero ancora in costruzione con tutti i miei amici intorno a un bel fuoco in una avvincente e allegra conversazione parlando della nostra bella Italia, un mio amico si intromise precipitosamente nel rifugio dicendo che c’era una lettera dei miei genitori e conteneva due sigarette ed io mi alzavo di scatto assicurandomi se effettivamente eravate voi a scrivere. Lacerai la busta cacciandomi subito una sigaretta in bocca facendo delle lunghe tirate e m’apprestai a leggere al lume del fuoco la vostra tanto attesa lettera già da vari giorni. Stamani appena preso il caffè mi sono avviato verso il rifugio alimentando un bel fuoco dove vicino ad esso adesso vi scrivo. …….Nella vostra ho appreso con molto piacere che avete ricevuto tre lettere arretrate, come vedete se non vi giunge correntemente posta non è colpa mia perché io appena ho un poco di tempo le scrivo a tutti voi. ………..i pacchi speditemeli spesso almeno uno la settimana…..la spedizione di sigarette fatela una volta ogni dieci giorni per far sì che non possa rimanere sprovvisto perché l’unico svago è fumare, fumare, fumare, capito? Frutta secca e cioccolato con qualche caramella speditelo una volta alla settimana……….qualche volta trovo da comprare qualche pacchetto di sigarette e le pago un marco e mezzo o due marchi, sapete due marchi sono 15 lire italiane e la mia paga giornaliera è di soli un marco e mezzo pari a 10,00 lire italiane……..per le scatolette mandatemi che meglio credete non so neppure io cosa dirvi perché non so cosa possiate trovare comunque per me va bene tutto basta di poter mangiare qualcosa di nuovo e di sostanzioso cioè marmellata, se è possibile frutta canderizata e pesce in scatola ma se questa roba non vi è possibile ne faccio anche a meno tanto è già molto che vivo nel mondo delle privazioni. Sapete la sera e in altri momenti di riposo non si fa altro che parlare di mangiare e di tanti mangiari che io a casa non potevo sentire neppure l’odore invece oggi…Beh niente da fare. Quasi dimenticavo, vorrei cinque o sei paia di stringhe di cuoio o sugatto per le scarpe ma le vorrei che fossero solide come chi dovrà indossarle….”

da una lettera in data 3 novembre 1942: “Carissimi genitori. Da molti giorni sto attendendo vostre notizie, ma invano: ogni mattina quando mi alzo dico oggi avrò posta, ma poi passa senza ricevere niente. Ma tutto ciò credo sia dovuto al fatto per la grande e dolorosa disgrazia della scomparsa del nostro caro. Da quanto ho capito, voi non me lo avete voluto annunciare direttamente a avete scritto a Ricciarelli.. Comunque vi prego di scrivermi e dirmi quando è avvenuto così potrò mettermi l’animo in pace con più serenità, perché credete a questo fatto ci penso notte e giorno ma poi bisogna pure ragionare la cosa e farsi una mentalità perché a fissarsi sulle cose ci sarebbe da impazzire ………dove mi trovo adesso sto benissimo, sono con dei miei compagni in una rustica casetta abbandonata dai Russi e lì mi trovo al sicuro quindi non pensate a me e vi prego di non preoccuparvi molto perché io tornerò presto per potervi dare quella tranquillità che un genitore ha tanto bisogno. Vi prego di stare tranquilli e di non pensare molto a ciò che è accaduto, soltanto mandatemi a dire la vostra situazione in tutti i minimi particolari perché adesso credo di essere in grado di sapere perché non sono più un bambino, ma un uomo già fatto, temprato e rotto a ogni disagio e fatica perché ormai al mio ritorno dovrò pure lavorare in casa perché anche voi non siete più giovani e vi ci vuole pure un buon sostegno, delle spalle solide………”

da una lettera del 7 novembre 1942. “Carissimi genitori…….l’ultima vostra lettera l’ho ricevuta con la data dell’otto ottobre mentre io vi ho scritto due lettere a con questa è la terza…………bisogna tenersi forti io per poter dare il mio contributo alla patria per far si che un giorno possa ritornare fra voi e ridonarvi quella prospera tranquillità che da tempo in voi manca e voi dovete essere forti per la continuazione della famiglia, in circostanze anche modeste come sempre avete fatto, perché soprattutto c’è Nada ancora giovane, e all’avvenire di Giuliano perché a costo di qualunque sacrificio deve continuare a studiare…….come avrete notato quando sono venuto in licenza il mio carattere è cambiato in tutti i particolari, sono ancora giovane ma ho dei nobili sentimenti da vero e proprio uomo. Vi prego di stare calmi e tranquilli con la certezza del mio ritorno che spero sarà presto. Vi faccio presente che oggi ho ricevuto un pacco postale da voi inviatomi contenente le seguenti cose: un paio di calze di lana, dieci fogli e buste carta aerea,dei francobolli, le sigarette, il tabacco  e cartine,macchinetta, pietrine, due pacchetti frutta e cioccolato e un coltello. Nel prossimo pacco mandatemi lo specchietto e una ciotola per il tabacco e qualche paio di stringhe di su gatto se vi è possibile. Ieri vi ho spedito un vaglia di 150 lire il quale è il terzo, quando mi scrivete fatemi sapere quali avete ricevuto……..”

da una lettera in data 14 novembre 1942: “Carissimi genitori. Oggi ho ricevuto due vostre lettere le quali sono in data diciassette e ventinove ottobre che già stavo ad attendere con ansia. Credevo di trovare in esse come avvenne la disgrazia del nostro caro, credo di essere in dovere di saperlo anch’io perché non sono più un bambino………….Innanzi tutto vi faccio presente ch’io godo ottima salute e dove mi trovo sono al sicuro e sto bene perché siamo in una casetta con una bella stufa e ci fa molto caldo, sapete qui in questi ultimi giorni ha cominciato a fare un po’ di freddo ma non preoccupatevi per ciò perché siamo ben coperti. Abbiamo sei coperte, un cappotto con la fodera di flanella, calze di lana e per montare di vedetta abbiamo delle calzature speciali che non c’è nessun freddo. Come vedete siamo ben coperti. ………il pacco contenente la macchinetta accendi sigari l’ho ricevuto, ………….i pacchi potete farli anche più grossi fino a due Kg per via ordinaria. ……..apprendo che mi avete spedito quattro pacchi ma come già vi ho detto non l’ho ricevuti. Mi dite di avermi spedito un cappuccio e una visiera, credete che la gradisco molto volentieri perché per pararmi il naso e la bocca ci metto un pezzo di feltro che presi a casa ma non crediate del freddo non ne soffro, figuratevi che quando mi corico con tutte queste coperte sudo. …….Vi prego di spedirmi delle stringhe di cuoio, una bottiglietta di inchiostro stilografico, una scatolina di crema per la pelle, qualche tubetto di Formitrol e un paio di scatole di pastiglie Bertelli uguali a quelle che prendevo quando ero a casa, la forma è come quelle Valda, uno specchietto e un dentifricio in scatola, credo che non mi occorra altro……….”

da una lettera del 15 novembre 1942: “Carissimi genitori. Oggi ho ricevuto la vostra cara lettera in data del ventuno e subito mi appresto a rispondervi……Unita alla vostra ho ricevuto una lettera di Norma la quale mi dice che gode ottima salute come pure Alberto. ……….Mi dite che è dal due ottobre che non avete ricevuto mie notizie ma io ho sempre risposto alle vostre con puntualità e ogni quattro o cinque giorni vi ho sempre scritto. D’ora in avanti anche se non ricevete miei scritti non state in pensiero perché la posta parte tre volte al mese. Mi dite che attendete sempre con ansia le mie lettere ma credete che anch’io non ho altra soddisfazione che ricevere vostre notizie e fumare qualche sigaretta. La vita che conduco non è brutta, me la passo abbastanza bene e sono al sicuro. Riguardo alla situazione fa un po’ di freddo ma io sono ben riparato. Vi ho spedito anche in questi giorni un vaglia di 150 lire. Dunque soldi spediti da quando sono partito sono uno da 180 lire, 260 lire, 150 lire. Quanti avete ricevuti fatemi sapere……..”

da una lettera in data 23 novembre 1942: “ Carissimi genitori. Ieri sera a tarda sera ho ricevuto la vostra cara lettera in data 5-11-42……Anzitutto vi faccio presente che io godo ottima salute, anche la vita che conduco è buona e sono al sicuro. Dunque per ciò non preoccupatevi e non datevi pensiero per me perché sono più che certo che forse prima di quanto voi vi crediate farò un lieto ritorno a meno che non cambino le cose……….Come vi ho detto in altre lettere non sono più nel luogo in cui facevo i bunker ma da un mese sono in un paesino nel quale abito in una rustica casetta abbandonata dai Russi e nella quale sto bene e riparato dal freddo, figuratevi che quando devo coricarmi ci penso perché ho troppo caldo e a fatica riesco a dormire. Come vedete non sto tanto malaccio, no?...........un pacco l’ho già ricevuto molti giorni fa e un secondo l’ho ricevuto proprio ieri il quale era quello spedito da Roma, a Littoria, il quale conteneva una maglia e la sciarpa, uno specchio, cioccolato, sigarette ecc. Per il quale sono molto contento. Però vi prego di non mandarmi più degli indumenti di nessuna sorta perché sono molto provvisto, soltanto mi occorrono quattro o cinque fazzoletti da naso, un pettinino……….In questi giorni è venuto Angiolino e mi ha pregato di farvi i suoi saluti, sapete anche lui sta bene. …….io sono cambiato, non sono più un bambinone come prima, sapete mi sono lasciato i baffetti e il pinzo, si un pinzettino aristocratico ma ho già in mente di togliermelo perché mi da un po’ noia. Mi è molto doloroso rievocare ciò che è avvenuto riguardo alla scomparsa del nostro congiunto ma ho il diritto di sapere come è andata e inoltre come voi due soli tirate avanti, insomma tenetemi informato di tutto ciò che vi accade d’ora in poi perché ora come non mai credo di avere il diritto di sapere……mandatemi qualcosa da leggere, qualche rivista, giornaletti ecc. per far si che nei momenti di ozio possa passare un po’ di tempo dimentico del luogo in cui mi trovo…….”

da una lettera del 26 novembre 1942: “Carissimi genitori. Oggi ho ricevuto la vostra lettera in data 8-11-42 nella quale ho appreso come è accaduta la dolorosa disgrazia. ……con cuore straziato ho letto la vostra e con il pianto agli occhi, quasi credevo di non resistere a tale dolore ma il buon Dio mi ha dato la forte costanza di resistere rassegnandomi a poco a poco ma tutt’ora sono in orgasmo ma tranquillizzatevi che saprò anch’io rassegnarmi……….Di nuovo vi prego di stare tranquilli e non pensare a me perché io sto bene e sono al sicuro. Quando mi scrivete mandatemi a dire quanto accade del vostro lavoro e come si svolge, insomma tutto l’andamento del vostro lavoro…….”

da una lettera in data 5 dicembre 1942: “Carissimi Genitori. Questa sera ho ricevuto la vostra lettera in data 16 – 11. Mi dite di avermi spedito due pacchi in data 13 - 14 del 11, in tutto sono sei ma come vi ho già detto i due primi spediti li ho già ricevuti. Non appena ricevuto gli altri ve lo farò presente. Riguardo alla chiusura delle spedizioni pacchi sono già al corrente. Mi occorrono un paio di guanti con tutte le cinque dita che non siano fatti a mano ma a macchina e siano più fini possibile, se lo trovate potete comprarli già fatti, il colore grigi oppure come vi è possibili trovarli. Spediteli in una busta grande raccomandata…..…..Quest’oggi vi ho spedito un vaglia di 204 lire non appena siete in possesso fatemelo sapere. Di nuovo vi faccio sapere ch’io sto bene e godo ottima salute e sono al sicuro riparato da ogni insidia e disagio. Ho appreso quanto mi dite riguardo alla situazione, comprendo anch’io che i primi tempi sarà un po’ difficile ma state certi che tutto si risolverà nel migliore dei modi, certamente mi duole molto tutto questo perché vorrei che viviate una vita più tranquilla priva di preoccupazioni……Certamente che lui in questo momento poteva tenervi più tranquilli ma contro l’avverso destino non c’è nulla da fare, meglio se tiriamo avanti e vedrete che tutto finirà presto così anch’io potrò tornare in mezzo a voi laborioso e non privo di premure. Termino perché è tardi e gli occhi mi si chiudono dal sonno……..BUON NATALE”

da una lettera del 13 dicembre 1942: “Carissimi genitori. Quest’oggi ho ricevuto la vostra cara lettera in data 23 – 11……io sto bene e godo ottima salute….anche per il freddo non posso lamentarmi perché sono bene riparato da ottimi indumenti e una calda casetta…….non preoccupatevi per me….Vi prego di pensare a voi e alle vostre cose le quali vi tengono abbastanza preoccupati. Quando mi scriverete fatemi sapere come procede il lavoro e come rimediate da voi soli, certamente deve essere un po’ dura ma fatevi coraggio anche per ciò che è accaduto e attendete il mio ritorno che deve pur venire quel giorno e non sarà lontano. Dei pacchi ne ho ricevuti quattro, rimango da ricevere quello del ventinove e del quattordici……Mi dite che mi ha spedito un pacco anche zia Marina ma per adesso non ho ancora ricevuto nulla, se lo ricevo ve lo farò sapere. ………Giorni fa mi ha scritto mio cugino Vasco che pure lui si trova qui in Russia, il quale mi dice che sta bene e spera di venire in licenza. Pure lui si trova sulle rive del fiume Don, è a circa cento kilometri da dove mi trovo io. Quando mi scrivete scrivetemi per posta ordinaria perché la posta aerea l’inverno è sospesa………..”

Da una lettera in data 18 dicembre 1942: “Carissimi genitori. ………..sappiate che in questi ultimi tempi sono ingrassato, in conclusione sto proprio bene però voglio che mi promettiate di stare contenti e non preoccupatevi di me, dovete far conto di avermi ancora in patria. Sapendo che voi non vi date molto pensiero sto più contento e l’esistenza mi resta molto più facile. Ogni cosa che vengo a dirvi dovete crederla perché è tutta verità, non date retta alle fandonie che raccontano gli altri. Riguardo a ciò che dice Ado a sua moglie può darsi che sia vero perché lui è a un’altra compagnia e si trova molto distante da dove sono io. Credete a me e non date ascolto alle chiacchiere della gente e della propaganda. Mi dite che sono chiuse le spedizioni dei pacchi ma potete fare delle raccomandate spedendomi delle sigarette e i guanti che vi ho chiesto in una mia precedente. Inoltre mandatemi una macchinetta accendi sigaro chiedendola a Athos perché l’altra mi si è guastata, ditegli che sia una macchina resistente……….”

Da una lettera del 23 dicembre 1942: “Carissimi genitori. ………ho ricevuto tutti i pacchi compreso quello di zia Marina, il quale era un bel pacco. Ho gradito molto il cappuccio non perché faccia un gran freddo perché è già molti giorni che è in clima come costà. Non credere che faccia molto freddo continuo, tuttalpiù  può fare un gran freddo un giorno o due poi ricalma. Può però fare un cambiamento da un’ora all’altra. Ma non preoccupatevi per tutto ciò perché resisto bene: mi sembra di essere diventato uno di questi luoghi. Apprendo quanto mi dite al riguardo di Giuliano e che la lettera che ho scritto l’ha ricevuta o meglio l’avete ricevuta. Sono spiacente che abbia dovuto sospendere gli studi causa le incursioni aeree, certamente per loro collegiali era impossibile studiare sotto detto incubo. Invece noi militari quando si vede apparire quegli uccellacci si sorride guardandoli ma qua sono molto rari: questa Russia è quasi liquidata. Come vi ripeto non date troppa importanza a quanto ho detto nella lettera di Giuliano. Come vi ripeto tanto freddo può durare un giorno o due. Non pensate a me perché io sto bene e nel prossimo anno spero di essere in mezzo a tutti voi. Scusate il male scritto e qualche errore ma l’ho scritta che era quasi notte. Caramente vi saluto e vi abbraccio, vostro devotissimo figlio.”
In data 24 febbraio 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “….il soldato Lenzi Lido deve ritenersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.”




LOTTI FRANCESCO VINCENZO GIOVANNI
(Figlio Lotti Giampaolo-Cerreto n. 35-888812)

Borgo a Mozzano 21 maggio 1896 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Cerreto. Ragioniere dell’amministrazione comunale. All’età di diciannove anni partecipò alla prima guerra mondiale con il grado di sottotenente dei bersaglieri. Sposato con due figli. Si offrì volontario per partecipare alla campagna di Russia. Partì con l’ARMIR per il fronte russo nel luglio 1942 con il grado di maggiore dei bersaglieri, faceva parte del quartier generale del comando della divisione Pasubio. Ricorda il figlio Giampaolo: “Partì entusiasta perché in quel periodo sembrava che la vittoria fosse ormai vicina. Ci mandò dalla Russia un Samovar che là usavano per fare il tè. Un reduce ci disse che al momento della disfatta anziché fuggire andò verso le prime linee per vedere cosa era successo ai suoi soldati. La mia famiglia ha fatto tante ricerche presso il Vaticano e la Croce Rossa Svizzera ma non ha mai saputo niente di lui.” Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. Medaglia al Valor Militare. In data 24 marzo 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “….Lotti Francesco già dichiarato disperso deve ritenersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.”  



LUCIANI EGIDIO
(Nipote Barsanti Egidio - 0583 838565 - Mobili Diecimo)

Borgo a Mozzano 5 settembre 1922 – Bostianovka 30 aprile 1943

Residente a Diecimo. Contadino. Soldato del 2° Reggimento, Divisione alpina Cuneense. Già combattente in Libia. Partito con l’ARMIR per il fronte russo nel luglio 1942. Matricola 12663. Ricorda la nipote Nelli Leda. “In Russia fu ricoverato in ospedale per congelamento. Fu lì che un prete della piana di Lucca, trovandosi a confortare i feriti, entrò in contato con Egidio e fu questo prete che fece arrivare le ultime notizie ai familiari.” Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. In data 20 novembre 1993 il Ministero della Difesa comunicò che: “Il soldato Luciani Egidio, già dichiarato disperso, è stato catturato dalle FF.AA. Russe ed internato nel campo n. 67/5 di Bostianovka, regione di Sverdlovsk, ove è deceduto per cause imprecisate il 30 aprile 1943 e tumulato in località sconosciuta.” 
Il nipote Barsanti Egidio ricorda di aver sentito dire in famiglia che nelle sue lettere si lamentava per il freddo e scriveva: “…moriremo tutti per il freddo, se qualcuno tornerà sarà senza mani,  dita, naso o piedi a causa del gelo.”


MAGGENTI IVO
(Nipote Maggenti Mariella 0583 838431 Via del Santo 171 Diecimo e sorella Severina Maggenti)

Borgo a Mozzano 5 agosto 1915 – Fronte russo 15 gennaio 1943

Residente a Dezza, loc. Pedogna. Operaio. Soldato del 2° Reggimento, 2° Reparto salmerie divisionale, Divisione alpina Cuneense. Richiamato sotto le armi e partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Matricola n. 30223. Dichiarato disperso in combattimento il 15 gennaio 1943.
La sorella Severina ha conservato, come reliquie, alcune lettere di Ivo, scritte a lei ed al fratello…….. di cui riportiamo il testo:
“ Russia 29/11/42. Carissima sorella. Subito do risposta ad una delle tue lettere. Mi fa piacere sentire che tutti siete in perfetta salute per il presente segue di me. Mentre ieri tornavo da una corvè di tre giorni mi vedevo arrivare incontro dei miei compagni e tutti mi riferivano che era arrivato un pacco. Certo che non venivano mica per dirmi questo, ma tutti volevano sapere se tutto era andato bene, pensa  che sono stati tre giorni di tormenta ma tutto era andato benissimo. Un pò stanco perché io ero quello che faceva marciare tutta la colonna, avevo in consegna il cavallo del capitano e appena una slitta prendeva un po’ di distacco avvertivo subito quella di testa che rallentasse altrimenti non si trovavano più. Credi pure che mentre galoppavo in queste immense pianure mi venivano in mente quei cinema che qualche volta ho visto e pensavo fra me sarà tutto vero questo. Ora devo pensare che tutto era verità perché mi ci trovo in persona. Altro non sto a dirti altrimenti potrei farti un romanzo. Ti ringrazio molto del pacco e non puoi credere come ho fatto caso di quella poca roba che c’era da mangiare. Troppe cose fanno rammentare quei piccoli dolci e quei fichi………l’altro pacco spero che arrivi presto con dentro quello che ho chiesto e se non arriva al peso mettete pure fichi secchi ma più che mi raccomando alle ghette e ……………….……”

“Russia 2/12/42. Carissimo fratello, era già molto tempo che aspettavo un tuo scritto finalmente m’è arrivato, più contento sono nel sentire che godi ottima salute come pure tutti di casa e per il presente segue di me. Vuoi sapere come mi tratta l’inverno Russo, così così, marce un po’ disastrose e freddo mai sentito, ma questo lo sapevi già per esperienza ma come dici che Dio penserà a noi, questo è chiaro, perché in questo tormento altro che lui ci libererà. Anche se vi dico questo non dovete mica stare a pensare tanto, ti garantisco che il mio cuore è sempre allegro. Se tu avessi occasione di vedermi ora, un po’ abbonzato si ma con un sorriso di labbra che sempre dicono vinceremo………certo se tutto vi va all’ammasso non vi potrà andare più tanto bene, ma io spero che cambi tutto………quello che mi raccomando di scrivermi spesso e farmi sapere tante cose, sai pure che quando uno si trova lontano dalla famiglia non vede l’ora che arrivi il postino per vedere se c’è notizie, questa è la più bella felicità che io provo…….”

“Russia 22/12/42. Carissima sorella, vengo dopo tanto tempo a fare risapere mie novità………la mia posta non andava più, erano giorni tristi ma come Dio ha voluto tutto è andato benissimo, pure di salute sto bene………..tuttora sono in marcia per questo indietreggio, questa volta la fortuna è toccata a me, pazienza torneranno anche i giorni migliori per poi tornare a rioccupare le nostre posizioni. Mi raccomando di una sola cosa, appena giunta questa mia lettera di farmi cantare una messa a S. Antonio perché solo lui mi puole aver salvato da questi giorni d’inferno. Voglio che sia cantata così sentirà il canto dei miei paesani in cui qualche volta squillava anche la mia voce………”

“Russia 25/12/42. Carissima sorella, mentre mi trovo qui un po’ a riposo per questa festa rammentata in tutto il mondo voglio mandare di nuovo mie notizie altrimenti state molto in pensiero, mi raccomando di stare molto allegri, al pappà gli devi dire che per ora tutto è andato benissimo………quello che desidero è di farmi cantare subito una messa a Santantonio solo lui mi puole aver dato le forze di queste notti passate. Avevo mandato il Buon Natale a tutti ma so benissimo che la mia posta non è partita....…………per fino a che non mi arriva carta da voi non posso più scrivere a nessuno, sono rimasto completamente senza. Mi raccomando di questa carta mettete due o tre buste dentro ogni lettera………..mi farete il favore di farmi sapere qualche cosa di Nando perché è molto tempo che non so più niente di nessuno………….”

“Russia 2/1/43. Carissima sorella, proprio stasera ho ricevuto la tua lettera dove mi parli che deve partire anche Italo. Credimi che di questo sono dispiaciuto pure io. Mi raccomando di fare subito i fogli per i tre fratelli e di tenerli pronti che appena arriveranno i miei Italo torna di sicuro, io non so niente di lui e non so neppure dove si trova ma spedisco tutto a voialtri così penserete a tutto voi a mandarglieli, Va bene?. Io so che non posso venire di qua perché lui è il più vecchio, altrimenti mi potrebbe fare venire me se lui si trova bene, io però sono contento in tutte le maniere purchè venga uno a casa. Ora mi trovo qui a riposo pure io, certo che i giorni passati sono stati un pò critici. Forse avrete sentito dalla radio che le battaglie della divisione Cosseria sono state immense, io ero aggregato a questa, ora lei è andata tutta a riposo invece noi siamo rimasti di nuovo al nostro corpo d’armata alpino………..comprendo benissimo tutto quello che puole succedere in Italia e nelle belle città, so tutto anche di qua, ma cosa volete le battaglie sono immense ma tutto ha fine e tutto va bene, ve lo garantisco io. Lasciate pure che bombardano ma devono cedere a qualsiasi costo. Avete un pensiero anche per Nando, ma cosa volete pensare è un destino. Va bene? Speriamo che presto sia al suo posto assegnato. Mi raccomando di salutare tutti più caramente……”
“Russia 29/12/42. Carissima sorella, ho ricevuto la tua carissima lettera da me tanto desiderata, più contento sono nel sentire che di salute state tutti bene…………..il tuo pacco è già molto tempo che l’ho ricevuto, credi pure è stata la salvezza dei miei piedi, altrimenti sarebbero stati dei pasticci, tanti dei miei compagni sono andati già all’ospedale. Comprendo benissimo che state molto in pensiero anche per Nando, cosa volete sono momenti critici per tutti. Mi chiedi di che ho bisogno, cosa vuoi che ti chieda, poi mi succede come questa volta che la mia roba è andata tutta alla malora. Saluto tutti caramente………..”

e si arriva all’ultima lettera, quella del 9 gennaio 1943: Fra pochi giorni, proprio per la festa di S.Antonio Abate, il Corpo di Armata alpino comincerà la tragica ritirata che inghiottirà anche Ivo Maggenti.
“Russia 9/1/43. Carissima sorella, come vedi torno di nuovo a farti sapere mie novità. Sono ottime come spero di tutti voialtri. Spedisco immediatamente questa mia dichiarazione senza sapere niente perché so benissimo che gli occorre, altrimenti gli va troppo alla lunga a Italo. Giunta questa mia compresa quella di Nando, lui viene a casa di certo. Le domande dei tre fratelli sono ancora in corso, state pure tranquilli, il massimo un mese è di nuovo in mezzo a voialtri tutti. Non fate pure niente per me, deve andare il più vecchio i tutte le maniere. ……………certo essere partito anche lui così di colpo è stato un disastro, tutto il suo lavoro sarà andato alla malora………farete sapere mie novità anche a Nando perché io non so quando gli posso scrivere, qui non è il mio posto assegnato, domani mi rimetto in marcia facilmente tornerò vicino alla nostra divisione. Quello che mi raccomando di fargli avere subito questa dichiarazione, non perdete un minuto di tempo. Va bene?. Saluto tutti caramente…………”

In data 28 febbraio 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò: “….il soldato Muggenti Ivo già dichiarato disperso deve ritenersi perito in data 15 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.”


MALNATI GIUSEPPE
(nipoti Malnati Manola, Pierluigi,Graziella- via nazionale 181-Ghivizzano-778935)

Borgo a Mozzano 19 marzo 1918 – Fronte russo 23 febbraio 1943

Residente a Gioviano. Operaio in metallurgica. Poco prima di essere richiamato alle armi aveva iniziato la carriera di corridore in bicicletta nella squadra di Magni. Celibe. Soldato del 2° Reggimento alpini, Divisione Cuneense. Matricola n. 2142. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943  Croce al merito di guerra. La nipote Manola ricorda di aver sentito dire che le lettere che la famiglia inviava in Russia ritornavano indietro. La nipote Graziella ricorda di aver visto una lettera in cui si comunicava che il soldato Malnati Giuseppe, già dichiarato disperso, è stato catturato dalla FF.AA. Russe ed internato in un campo di prigionia dove è morto il 23 febbraio 1943.



MARCHETTI CLEMENTE
(Sorelle Lola – Valdottavo Via Seimiglia n. 5 – 835700 - e Anna)

Borgo a Mozzano 23 gennaio 1916 – Fronte russo 28 febbraio 1943

Residente a Valdottavo in via Comunale n. 79. Calzolaio. Celibe. Sergente Maggiore del 2° Reggimento, Battaglione Saluzzo, divisione alpina Cuneense. Militare di carriera. Aveva già partecipato alla campagna d’Albania. Croce al merito di guerra.
Partito con l’ARMIR per la Russia il 5 agosto 1942. La sorella Anna ricorda: “Andai con la sua fidanzata alla stazione di Busca (Cn) a vederlo partire, c’era tanta gente a salutare gli Alpini che partivano.” La sorella Lola ricorda: “In una lettera ci disse che i Russi non odiavano gli Italiani, anzi a volte gli davano qualcosa da mangiare. Verso la fine del 1942 si era reso conto che le cose cominciavano ad andare male per loro ed allora propose alla fidanzata, che aveva lasciato in Italia, di sposarlo così avrebbe potuto avere la licenza matrimoniale di quarantadue giorni, ma non fece in tempo……
Dopo la guerra un reduce di Ghivizzano che era stato in Russia ci portò il suo orologio, il  portafoglio e delle foto  e ci disse che Clemente gli aveva dato quelle cose in punto di morte perché le portasse alla sua famiglia. Ci raccontò di averlo incontrato su di una tradotta che li conduceva al campo di prigionia. Era molto malato, aveva le mani ed i piedi congelati e non resse agli stenti di quel  viaggio. Il suo corpo venne poi gettato dal finestrino.” La sorella maggiore Maria seppe della sua morte dal prete di Diecimo.
In data 24 ottobre 1963 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha comunicato che: “…il giorno 28 febbraio 1943 è deceduto in Russia durante il viaggio d’internamento nel campo di Tambov, alle ore 15 in età di anni ventisette, il soldato Marchetti Clemente….il suddetto è morto in seguito a malattia in prigionia ed è stato sepolto in località sconosciuta….”


MARCHI MANSUETO
(Figlia Marchi Carla 0583 838500 – Via Stazione 2 Diecimo)

Borgo a Mozzano 29 maggio 1915 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Diecimo. Ferroviere. Sposato con due figlie. Soldato del 2° Reggimento alpini, Divisione Cuneense. Matricola n. 30224. Richiamato sotto le armi e partito con l’ARMIR per il fronte russo nel luglio 1942. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. Croce al merito di guerra.
Ricorda la figlia Carla: “Io sono nata nel settembre 1942, mio padre era già in Russia e mia madre gli mandò una foto. Lui scrisse che l’aveva ricevuta e propose di chiamarmi Katia ma questo nome non fu accettato dal Comune perché considerato “nome straniero” ed allora mi chiamarono Carla.
” In data 3 febbraio 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha comunicato che: “…il soldato Marchi Mansueto già dichiarato disperso deve ritenersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.”



MARRACCINI MARIO
Non trovato – No foto

Pontedera 24 novembre 1921 – Fronte russo 1 novembre 1942

Residente a Domazzano. Contadino. Celibe. Soldato 11° Reggimento artiglieria alpina.
Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. In data 5 marzo 1955 il Ministero della Difesa ha comunicato che: “L’anno millenovecentoquarantadue il giorno uno del mese di novembre nel ventiquattresimo ospedale da campo per alpini (Russia) è deceduto alle ore tre, in età di anni venti, l’alpino Marraccini Mario……Il nominato alpino è morto in seguito a paratifo “A” ed è stato sepolto al cimitero di guerra di Olichowatka (Russia)…”

MASSEI MICHELANGELO
(Nipote Bandieri Maria Giovanna, via Colle n. 6-Convalle-359083 e Pieri Grazia)

Pescaglia 3 aprile 1905 – Wolaski 28 luglio 1942

Residente a Borgo a Mozzano in via dell’Ortolano. Emigrato da Pescaglia il 31 aprile 1931. Sposato con due figli. Carabiniere 56° Sezione motorizzata della divisione Torino.
Partito per la Russia con il CSIR nel luglio 1941. Caduto in combattimento. Croce al valor militare con la seguente motivazione. “Capopattuglia di un servizio di traduzione, rimasto ferito in una imboscata di partigiani, continuava con animo sereno il proprio servizio. Ferito una seconda volta, immolava la vita nell’adempimento del proprio Dovere.”



MATRAIA FRANCO
(Simi Massimo Cune 88151)

Borgo a Mozzano 26 maggio 1919 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Cune. Coadiuvava il padre proprietario coltivatore. Sposato. Soldato del 2° Reggimento, Battaglione Saluzzo, Divisione alpina Cuneense. Matricola n. 4874.
Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. In data 2 febbraio 1972 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha comunicato che: “…il soldato Matraia Franco il giorno 31 gennaio 1943 trovavasi dislocato sul fronte russo, quale effettivo al 2° Reggimento alpini, Battaglione Saluzzo. Che il soldato in argomento il 31 gennaio 1943 scomparve in occasione di un combattimento svoltosi sul fronte russo e che non ha dato più notizie dalla predetta data e che le indagini esperite in ogni campo e sotto ogni forma al fine di accertare la sorte toccata allo stesso, hanno dato esito negativo e che debba ritenersi perito addì 31 gennaio 1943 nelle circostanze di cui sopra.”


MEZZETTI ALFREDO
(Fratello Mezzetti Aldo)

Borgo a Mozzano 13 aprile 1916 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Valdottavo in località Collemancore. Mezzadro. Soldato del 2° Reggimento alpini, 22° Reparto salmerie, Battaglione Dronero, Divisione Cuneense.
Già combattente in Francia ed in Grecia. Sposato con un figlio. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Croce al merito di guerra.
Il fratello Aldo ricorda una frase di una lettera spedita alla madre dalla Russia nel settembre 1942. “……sono sulla riva del Don e tutte le mattine mi lavo la faccia nelle sue acque, aspettiamo l’ordine di passare dall’altra parte……..”. Dichiarato disperso in combattimento al 31 gennaio 1943; ma Aldo ricorda che un reduce di Valdottavo gli disse di aver incontrato Alfredo nel campo di prigionia sovietico di Tambov e di averlo visto partire il 2 febbraio su di una tradotta destinato ai campi di lavoro. Aldo ritiene inoltre che il fratello sia stato catturato verso la fine di gennaio 1943 nella battaglia di Valuijki poiché da ricerche effettuate risulta che gli alpini catturati della Cuneense che erano agli ordini del maggiore Guaraldi, fra cui Alfredo, furono tutti inviati a Tambov.


MICHELI GIUSEPPE
(figlia Maria Grazia – Oneta 0583 88480)

Borgo a Mozzano 30 novembre 1911 – Fronte russo 3 agosto 1942

Residente ad Oneta. Falegname. Soldato del 6° Reggimento Bersaglieri. Matricola n. 19495.
Aveva già partecipato alla campagna d’Africa. Sposato con una figlia. Richiamato alle armi e partito per la Russia con il CSIR nel luglio 1941. Croce al merito di guerra.
Dichiarato disperso in combattimento il 3 agosto 1942. Il suo reggimento fu impiegato nelle battaglie di Jagodinj e di Serafinowic nella prima serie di battaglie difensive del Don che si svolsero dal luglio al settembre 1942; da allora non giunsero più notizie di lui.
La figlia Maria Grazia ricorda: “Ho  sentito dire da mia madre che Giuseppe aveva preso la malaria durante la campagna d’Africa ma non denunciò la malattia, nonostante che ciò avrebbe potuto costituire un punteggio per essere assunto in fabbrica a Fornaci, come aveva fatto un compaesano. Ma a Giuseppe interessava fare il falegname assieme al padre Maurizio e questo segnò il suo destino, perché se avesse denunciato di aver avuto la malaria probabilmente non sarebbe stato richiamato alle armi e mandato in Russia. Mia madre era convinta che fosse stato fatto prigioniero, perché così gli era stato scritto da Lotti Francesco, ufficiale dei bersaglieri di Borgo a Mozzano anche lui in Russia.
In data 20 settembre 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “…il soldato Micheli Giuseppe  già dichiarato disperso deve intendersi perito in data 3 agosto 1942 in Russia per eventi bellici…”    


MONACO PARIDE
(Nipote Santi Galliano vedi Santi Galliano e sorella Lea)

Borgo a Mozzano 20 maggio 1918 – Fronte Russo 19 gennaio 1943

Residente a Pian di Gioviano in località “Sotto la grotta”. Laminatore di metalli. Celibe. Soldato del 2° Reggimento alpini, Battaglione Saluzzo, Divisione Cuneense. Matricola n. 2144.
Partito per la Russia con l’ARMIR il 5 agosto 1942. Disperso in combattimento il 19 gennaio 1943. Croce al merito di guerra con la seguente motivazione: “Durante un accanito combattimento, sfidando il fuoco molto violento delle mitragliatrici nemiche, procedeva impavido incitando i compagni. Sopraffatto da ingenti forze nemiche veniva disperso nella steppa.” Popowka 19 gennaio 1943.
Ricorda la sorella Lea: “Quando partì mio fratello ebbe come una premonizione e disse a nostra madre che non sarebbe più tornato.” E poi: “Scriveva che aveva i geloni ai piedi ad alle mani e che il muco usciva ghiacciato quando si soffiava il naso".


MOROTTI ALESSANDRO
(Ida Morotti sorella)

Coreglia Antelminelli 24 novembre 1922 - Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Chifenti località Mulino n. 4. Celibe. Soldato del 1° Battaglione , 1a Compagnia Genio Autieri. Matricola n. 12667. Partito per la Russia con il CSIR nel luglio 1941. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943.


MOTRONI GIUSEPPE
(Nipote Motroni Alberto Via del Santo 119 Diecimo 0583 838231)

Borgo a Mozzano 6 novembre 1919 – Taliza 17 marzo 1943

Residente a Diecimo in via del Santo 70. Celibe. Saldatore per produzione bellica. Soldato del 30° Raggruppamento artiglieria di Corpo d’Armata, Divisione alpina Cuneense. Matricola 4887.
Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942.
Il nipote Alberto ricorda di aver sentito dire in famiglia che lo zio piangeva perché non voleva partire.
In data 22 febbraio 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “…il soldato Motroni Giuseppe già dichiarato disperso deve intendersi perito in data 29 dicembre 1942 in Russia per eventi bellici..” Successivamente il Ministero della Difesa in data 8 maggio 1993 ha comunicato ai familiari che:” Il soldato Motroni Giuseppe fu catturato dai russi ed internato nel campo n. 165 a Taliza, regione di Ivanovo, ove è deceduto per malattia e sepolto il 17 marzo 1943.”

MOTRONI LUIGI
(figlio Motroni Alberto-Via Duccio da Boninsegna 39, 50143 Firenze-055 701716-3393321219)
 
Holyoke (Massachusetts U.S.A.) 3 novembre 1912 – Fronte russo 31 gennaio 1943
 
Residente a Borgo a Mozzano in Via Umberto I° n. 181. Laureato in Economia e Commercio. Sposato con due figli. Prestò servizio militare nel 26° Reggimento fanteria “Fiume” con il grado di sottotenente e congedato il 16 febbraio 1939, fu richiamato alle armi nell’ottobre 1940 e nel 1941 prese parte alla guerra d’Albania. Trasferito all’82° Reggimento, 1° battaglione, 2° Compagnia partì per la Russia il 1 giugno 1942 assegnato come Sottotenente al Quartiere Generale della Divisione Torino. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. Croce al merito di guerra. La famiglia non ha mai saputo niente, le ricerche fatte dai figli Alberto e Giovanna ebbero solo una risposta nel 1998 in cui il Ministero della Difesa comunicava che.”…..il S. Ten. Motroni Luigi risulta tuttora disperso per eventi bellici dal 31/01/1943 sul fronte russo………difficilmente si riuscirà ad avere ulteriori notizie in quanto è risultata negativa anche la consultazione delle schede individuali reperite negli archivi di Mosca…..” Il 15 maggio 1999 i figli furono invitati dall’U.N.I.R.R. (Unione Italiana Reduci dalla Russia) a Lucca per la consegna di croci al merito di guerra ai familiari di cinque militari deceduti in Russia, tra cui anche Luigi Motroni. In quell’occasione entrarono in contatto con un commilitone del loro padre, Giuseppe Storto, e da lui appresero la tragica sorte toccata a Luigi.
Ecco la sua storia, pubblicata sul Notiziario dell’U.N.I.R.R. aprile-giugno 1999: “Facevo parte di una colonna di prigionieri le cui guardie di scorta erano comandate da una tenentessa che cavalcava un cavallo bianco. Ogni tanto confluivano nella nostra colonna prigionieri che provenivano da altre zone. All’avvicinarsi di uno di questi gruppetti notai un ufficiale che somigliava al Motroni. Quando il gruppetto si fuse con il nostro, mi avvicinai a quell’ufficiale, era proprio lui! Era pallido, senza pastrano, aveva la giacca tutta intrisa di sangue sulle spalle. Lo guardai attentamente e con raccapriccio notai che aveva un proiettile conficcato nella nuca che gli produceva un dolore lancinante. L’abbondante perdita di sangue lo aveva indebolito, parlava a stento. Aveva bisogno urgente che gli venisse estratto il proiettile e che gli venisse tamponata un’eventuale emorragia. Era ridotto male. Motroni era più basso di me; lo cinsi col braccio adoperandomi di sostenerlo durante la marcia. Non riusciva a stare al passo con gli altri. Gli dissi che andavo a parlare alla tenentessa delle sue condizioni. Mi recai da lei e, con quel poco di russo che sapevo, le feci capire che Motroni aveva immediato bisogno di essere ricoverato o, per lo meno, assistito in un pronto soccorso. Quella mi ascoltò, poi per tutta risposta inveì contro di me, divenne furibonda e mi minacciò di fucilazione per essere uscito dalla colonna senza il suo ordine. I prigionieri che si trovavano in testa, sentendo urlare, rallentarono l’andatura, ma subito le guardie roteando i fucili come fossero randelli e con il loro dannato “Davaj!” ci incitavano a procedere speditamente. Poco dopo però, la tenentessa dette ordine alle guardie di fermarci. Io sperai che l’alt lo avesse ordinato perché aveva ripensato a quanto le avevo detto. Infatti, fu così. Fece uscire fuori della colonna Motroni e alcuni tedeschi che erano giunti con lui e, scortati da una guardia, si mossero nella direzione opposta alla nostra. Ogni tanto mi voltavo per seguirlo con lo sguardo, poi scomparve nel gelido biancore della steppa. Lui andava verso l’ignoto, io verso una tragica prigionia.”.
 

MOTRONI MARINO
(figlio Germano – Cune 0583 88307)

Barga 2 luglio 1912 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Gioviano. Operaio in metallurgica. Sposato con un figlio. Soldato del 2° Reggimento, Divisione alpina Cuneense. Matricola n. 21863.
Richiamato alle armi e partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Croce al merito di guerra. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. Il figlio Germano ricorda che la madre gli disse di averlo portato ad assistere alla partenza dalla stazione di Cuneo ma non ricorda niente perché troppo piccolo. Ricorda di aver sentito dire da uno zio, che era tornato dalla Russia, che Marino aveva avuto i piedi congelati e per questo non era riuscito a fuggire.
In data 23 febbraio 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “……il soldato Motroni Marino già dichiarato disperso deve intendesi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellicci.”
Appeso ad una parete della casa del figlio c’è un attestato che dichiara che l’alpino Motroni Marino ha partecipato ai fatti d’arme della guerra 1940/1943 per i quali le bandiere dei reggimenti della Divisione alpina Cuneense vennero decorate di medaglia d’oro al Valor Militare, firmato dal generale della Cuneense Emilio Battisti. 
 


MOTRONI TEODOLINDO
(Doralisa Giusti)

Borgo a Mozzano 30 settembre 1915 – Fronte russo 31 gennaio 1943)

Residente a Corsagna. Contadino. Celibe. Soldato del 4° Reggimento artiglieria alpina, 72° Batteria, Divisione Julia. Matricola n. 30441.
Allo scoppio della guerra fu mandato sul fronte francese e poi in Albania. Dopo una breve licenza, il 29 giugno 1942 lasciò Corsagna per andare in Russia e partì con l’ARMIR nel luglio 1942.
Il 23 luglio ‘42 scrisse alla sorella Ida una lettera per far sapere che stava bene e chiedeva notizie del fratello Mario perché: “……è già tanto tempo che mi trovo sotto - da lui non o mai avuto una lettera da lui non so che è vivo o morto….”  E poi: “ .. cara sorella senti io vado la giu, guadagno qualcosa di soldi le mando a cassa so che mamma a bisogno ma anch’io mi sono sagrificato…”.
Il 13/08/42 altra lettera alla sorella:” ……sono qua lontano dalla mamma e da te come sarei contento dessere vicino  a tutti voi. Cara sorella io sono qua per avvicinarmi a fronte per compire il mio dovere del mio destino e spero che finisci presto per potere portare la vittoria alle nostre famiglie tornero vitorioso avere fatta questa campagna della russia e combattero contutto con mio sangue cheo nelle mie vene e se necessaria lasciare la vita perla patria ma spero non trovandomi nei guei momenti li come dici miei superiori che siamo nelle buone mani……..Cara sorella sono qua colla pasione a dosso che non ce da fumare che quando miscrivi mi cimetti una sigaretta dentro popolari meno che senti una di quelle…….anderai da mamma farni coraggio non sela prendi tanto perche io sto bene fino ora ……ovisto Giulio di Olga e Bruno e Bertoli Angiolo di Catera e Amerigo (entrambi i fratelli Bertoli, ricordati in questo libro,  moriranno in Russia)……quantè che non avisto Zelinda che cosa dice di me e melo farai sapere subito ai capito……..”

Il 23/09/42 Teodolindo scrisse alla madre: “Cara madre viscrivo questa lettera per farti sapere che sto bene spero che sia di te e tutta la famiglia…….Cara madre osentuto che lai ricevuti i soldi che  ho mandati che  midici che lai sempre li che ticivogliano spenderli pure quelli che amme non mimporta…..questi lo mandati a Giacomo che mele metti alla posta cossì  quando torno mele trovo quandi avro quella fortuna di tornare mi potro farmi un vestito come laltri……”

Le lettere di Teodolindo erano fino ad ora scritte in maniera disordinata e con parole di dialetto corsagnino probabilmente di difficile comprensione per chi doveva effettuare la censura. A partire dalla lettera successiva appare invece una scrittura ordinata e si nota anche una diversa calligrafia, è come se qualcuno, temendo che in quella scrittura sgangherata si celasse chissà quale informazione segreta, lo avesse esortato a farsele scrivere da un terzo in maniera comprensibile. In calce alla lettera appare la seguente dicitura: “Militari! Non riferite mai, a voce o per iscritto, notizie che riguardano il vostro servizio. Tacete con tutti; anche con i vostri cari!”
Da successive lettere: “…..cara sorella anche questanno è passato il Santo Natale ma lo passato un pò male me venuto un pò di febbre ma ora comincio a fare i miei lavori con i miei compagni…ho saputo da mamma che te nato in figlio ma mi dice nulla se è un uomo o una donna e come lai misso nome…..vorrei sapere da te una cosa sola quant’è che lai vista Zelinda e già tanto che non è venuta a Borgo che non viene mai a trovarti…che viene non ti dice mai nulla di me che lo scritto: Che ti dice qualcosa me lo mandi a dire…..”.

L’ultima lettera è del 9 gennaio 1943 (siamo nell’imminenza della tragica ritirata): “….o saputo che hai partorito che hai fatto una bambina mi dispiace che non posso vederla chi sa come sarà una bella bambina e me piaciuto tanto il nome che lai misso bello..…che avrò fortuna di tornare a casa per poterla pigliare in braccia per poterla pallonare un pò quando è così piccola mi piace tanto come la vedrei volentieri ma spero quando tornerò a casa mi verrà incontro alla stazione e mi chiamerà zio e mi dirà che sei arrivato. Cara sorella io mi trovo qua lontano dalla mia madre quando penso a lei mi viene le lagrime a gli occhi e dico come le passerà queste giornate e mi pare di vederla quando comincia a matteggiare quando è a casa……..fagli coraggio falla felice che me non ci pensi che io sto bene io tutto la rimedio mi fai sapere come la passate del mangiare se trovate sempre qual cosa. Cara sorella termino di scrivere con salutarti te e tuo marito e la tua bambina e la tua nonna ciao…..”

Dopo questa lettera la famiglia non ha saputo più niente di Teodolindo. La madre gli scrisse una lettera il 6/02/1943 ma tornò indietro. Considerato disperso in combattimento il 31/01/1943. Croce al merito di guerra.
In data 23 marzo 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “……il soldato Motroni Teodolindo già dichiarato disperso deve intendersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici…”



NANNIZZI CARLO
Non trovato


NANNIZZI FEDERIGO
(Figlio Nannizzi Giancarlo Via Stazione 13 Diecimo 0583 838567)

Borgo a Mozzano, 3 ottobre 1912 – Fronte Russo 21 gennaio 1943)

Residente a Diecimo. Casellante. Caporal maggiore del 9° Reggimento, Divisione alpina Julia. Volontario nella guerra di Spagna, ha partecipato anche alla guerra in Grecia. Sposato con un figlio, richiamato alle armi e partito per la Russia nel luglio 1942 con l’ARMIR.
In data 9/12/1988 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “…il Caporal Maggiore Nannizzi Federigo deve ritenersi perito in data 21 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.” Croce al merito di guerra. Il figlio Giancarlo ricorda. “Dopo la guerra mia madre Alaide continuò per un certo periodo a fare il lavoro di mio padre al casello ferroviario di Borgo a Mozzano, alla madonna di Mao. Quando passava un treno con sopra dei soldati correva alla stazione per vedere se fosse sceso suo marito.”


NANNIZZI MARIO
(Nannizzi Marino 0583 581989)

Borgo a Mozzano 20 ottobre 1910 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Borgo a Mozzano in via Umberto. Dipendente impresa di costruzioni. Sposato con un figlio. Caporal Maggiore 85° Batteria artiglieria da 20mm, XV Corpo d’Armata, Divisione Pasubio. Matricola 16250. Richiamato alle armi e partito per la Russia con il CSIR nel luglio 1941. Nannizzi Mario, a differenze di quasi tutti gli altri commilitoni, vive in Russia un anno di più essendo partito con il Corpo di spedizione italiano in Russia: dal luglio del 1941 fino alla tragica ritirata del gennaio 1943 in cui scompare. Le sue lettere e cartoline sono pertanto più numerose e gli permettono di trattare anche argomenti della vita giornaliera sotto le armi e di affrontare i temi della vita della famiglia che lo preoccupano. Orami in quel paese così lontano dalla sua terra Marino cerca di sopravvivere e di organizzarsi; addirittura chiede alla famiglia che gli inviino un vocabolario “russo/italiano””, ma a dicembre comunica che il vocabolario glielo hanno dato. Il suo pensiero è costantemente rivolto al figlio Marino, che ha cinque anni, e che è affidato ai nonni paterni e alla famiglia di Maria e Domenico Sichi che vivono a Borgo a Mozzano. Marino è stato allattato da Maria Sichi insieme alla figlia Giulia e vive con questa famiglia fino all’età della scuola, quando torna dai nonni.
Marino ha visto l’ultima volta il figlio nel 1939, quando aveva tre anni … approfondire……

Da una cartolina postale del 29 luglio 1941 scritta mentre il CSIR transitava dalla Romania: “Caro fratello…..I posti dove mi trovo al presente sono veramente ottimi e si sta bene per tutto e in tutto. Ti prego quando mi scrivi una lettera mi ci metti dentro un pacchetto di cartine, ce le metti sciolte……Ti prego di guardarmi Marino più che potete……”
Da una lettera del 7 agosto 1941: “Cara mamma io vi scrivo queste poche righe per farvi sapere che la mia salute è ottima. Così spero che pure sia di tutti voi in famiglia compreso anche Marino. Quindi non pensate a me che nel mondo quando abbiamo la salute ci abbiamo tutto. Voi sono più che sicuro che avreste molto piacere di sapere dove mi trovo, ma quello è impossibile che ve lo possa dire……..Qui non si vede nemmeno una montagna, tutta una grande e immensa pianura. L’aria è buona e per il presente si sta bene anche come clima, non fa né molto caldo né freddo. La sera quando mi addormento non vedo altro che una vasta pianura e cielo e al mattino quando mi alzo è lo stesso, ma soltanto che non siamo più nel solito posto della sera, ma avremo fatto ancora 60 o 70 chilometri vedendo sempre una grande espansione di grano che hanno tagliato o stanno tagliandolo. .…è circa 25 giorni che non ho più notizie da voi, saprei volentieri come state e come sta il bimbo….lo tiene sempre Maria, come lo guarda? E’ buono o è diventato birichino?, cresce?. Il Luchi è sempre in Germania o è tornato, come se la passa?…se hai un momento di tempo se puoi guardarmi il vestito e darci un po’ di carbonina.

Da un biglietto postale del 10 agosto 1941: “Caro fratello….ora siamo in postazione da due giorni e forse si starà ancora un po’ di tempo….Ti prego di darmi un’occhiata al bimbo…farai tanti saluti a Maria e alle bimbe da parte mia…”.

Da una lettera del 30 agosto 1941: “ Cara mamma vengo a scrivere queste poche righe per farvi sapere il mio buono stato di salute. Così spero che sia di tutti voi….Non ho saputo ancora se ricevete posta, dato che io le cartoline e le lettere ve le spedisco ogni due giorni. E io da poi che sono qua ho avuto soltanto due volte notizie da voi. Avrei piacere se mi scrivessite almeno due volte alla settimana…..quando uno è distante e in terra straniera l’unica soddisfazione è la posta…..non bisogna che il pacco oltrepassi il chilo, se venisse di più me ne fate due pacchetti. La roba che io ho di bisogno sarebbe questa: un paio di calzini di lana, un paio di mutande corte, due maglie con mezze maniche da estate, cinque o sei scatole di cerini, dieci pacchetti di sigarette popolari, un coltello a punta lungo più di quello che portai via da richiamato e poi carta da scrivere. Avrei piacere sapere quanto prendete fra assegni familiari e sussidio e se con quelle potete tirare avanti con le spese del bimbo o se vi tocca rimetterci anche degli altri. Mi raccomando che gli diate un’occhiata quando potete di guardare che non soffra di niente, che ci abbia non il di più ma tutto il necessario…..io mi trovo in Russia in una zona detta Ucraina, il posto è inutile che ve lo dica perché restiamo un giorno fermi e due si cammina…….”

Da una lettera del 2 settembre 1941: “Caro fratello……….mi dici che vuoi sapere dove mi trovo ma non posso spiegarmi molto. Soltanto ti posso dire che io mi trovo in Ucraina in difesa al comando divisione. ……….Fino al presente mi sono trovato sempre bene e di salute sto veramente bene…..Se vai a vedere il giornale puoi sentire come va la nostra divisione. Perché anche noi si è avuto due giornali italiani e ho sentito che spiegava di molto…..certo che noi non siamo stabili in un posto perché ogni quattro o cinque giorni si avanza come fa la truppa…… Ti dovresti informare dal Fazzi, la guardia (si tratta di Giovanni Fazzi allora guardia comunale a Borgo a Mozzano), perché ho saputo che ai corpi di spedizione gli si spetta anche la disoccupazione se anche quando siamo partiti eravamo sempre al lavoro”

Da una lettera del 18 settembre 1941: “Cara mamma…ti faccio sapere che io sto veramente bene, come salute e anche come clima. Vi ho mandato a chiedere un pacco, mi avete risposto che la posta non ha ordine di spedirlo, come mai? Qui alla mia batteria tutti i giorni ne arrivano da tutte le parti. Sono tutti pacchi spediti come campione senza valore non assicurati ma raccomandati. Quindi vai da Costante (l’ufficiale di posta di Borgo a Mozzano ndr) e digli che ti spedisca il pacco a carico mio, se lo perdo ci rimetto io e se mi arriva pago io. E te lo faccia come campione senza valore oppure per via aerea. Che come lo fanno tutti gli altri uffici postali in Italia credo che lo debba fare anche lui……Ai miei amici gli hanno scritto i genitori che gli hanno aumentato il sussidio alla madre e ci danno otto lire al giorno, mi farai sapere se a te l’hanno aumentato altrimenti guarda in comune. Mi farai sapere se di lì nei dintorni c’è nessuno qui in Russia.”

Da una cartolina postale del 13 ottobre 1941: “Caro figlio io ti scrivo queste poche righe per farti sapere che la mia salute è ottima……..e quindi non pensate a me che l’avanzata prosegue molto bene….”

Da una cartolina postale scritta da Pavlograd il 17 ottobre 1941: “ Caro fratello…..Ora ti faccio sapere che i pacchi me li devi fare raccomandati e non assicurati. E ci devi dire che è un pacchetto di roba senza valore. E del peso di 300 oppure 400 grammi e lo spedisci a carico tuo….e mi mandi delle sigarette popolari e quella po’ di roba di lana che ti ho chiesto con qualche scatola di cerini….”

Da una lettera scritta da Stalino il 25 ottobre 1941: “Cara mamma…..io ti faccio sapere che per il presente mi trovo discretamente bene e quindi non pensate a me, anche se la posta ritarda non pensate male. Che qui siamo molto distanti e la stagione non promette troppo bene e quindi la posta ritarda. Quello che più mi è importante a me, dato che ricevo posta molto di rado è di sapere come state in famiglia e più penso a te e a Marino ………mi farai sapere come sta Marino e come è diventato se è ubbidiente o se pure è diventato uno sbarazzino….  Io qui è 40 giorni che non ricevo posta forse andranno perse oppure mi scriverete di rado….. dici a Amedeo che ogni volta che scrive mi faccia una lettera un po’ lunga così posso passare qualche minuto di tempo a sentire le novità di là che qua conto i minuti belli e tranquilli che si può passare……..”

Da una lettera del 1 novembre 1941: “Cara mamma….la stagione si fa un po’ brutta e quindi i mezzi che vengono a prendere la posta e la portano al punto di partenza ritardano e quindi ritarda anche la posta. Ma io di salute per il presente sto veramente bene….è più di un mese che non ricevo notizie da voi, spero che state tutti bene e che dipenda dalle nostre avanzate che la posta rimanga indietro…..vi raccomando di scrivere un po’ più spesso, mi farete sapere come state tutti in famiglia……Avrei piacere di sapere se mi avete spedito almeno un pacco, o se pure non vi è riuscito mi dovrete fare il favore di mandare Amedeo a Diecimo dal Luchi e dire a lui come ha fatto a spedire il pacco al suo figliolo qui sergente. Quindi fate un pacco con quattro pacchetti di Africa e una diecina di pacchetti di popolari con i cerini e me lo spedite prima che potete perché ne ho anche da restituire che me le hanno date in prestito. E poi quando avete trovato il mezzo di spedirlo me ne manderete uno ogni 20 giorni……..”

Da una lettera del 11 novembre 1941: “Carissimo fratello……mi scuserete se avete notizie non troppo sovente ma ci vuole pazienza, come pure mi ci vuole a me. Dato che la stagione non permette troppo bene di viaggiare le strade, ogni tanto si rimane isolati e quindi non abbiamo la possibilità di spedire posta a nostro piacere. Come pure non abbiamo la possibilità di riceverla. ….ma con tutto questo non pensate a me che io per il momento sto bene, e anche se non avete posta state tranquilli. Caro fratello dato che io ricevo posta di rado quando mi scrivi mi manderai a dire come sta Marino e come si porta e poi tutto quello che accade in famiglia e nel paese. Sai quando siamo distanti e non abbiamo nemmeno da conversare per fare passare un po’ il tempo siamo curiosi di sapere le novità del paese in cui siamo nati. Ora ti invio una piccola fotografia, che mi sono fatta fare in Russia da un Russo. E’ brutta ma cosa vuoi non ci sono né acido né carta da svilupparla…siamo io e uno di Genova, guardateci da distante così si vede un po’ meglio. ……”

Da una lettera del 18 novembre 1941: “Cara mamma…….io al presente sto bene e quindi spero che sia di voi tutti. Qui fa un po’ freddo ma è asciutto e quindi si rimedia. Fa 20 e 22 gradi sotto zero adesso. In quanto alla posta, non ci dovete pensare perché quando piove e quando è freddo le macchine non possono viaggiare come dovrebbero e quindi la posta ritarda………Mi farete sapere come state tutti in famiglia, ma voglio sapere la verità. Mi farete sapere come sta Marino e come si porta, come state con la roba se ce l’avete e se la trovate da comprare. In conclusione come vanno tutti gli affari là…”

Da una lettera del 14 dicembre 1941: “Carissima mamma…..vi faccio sapere che i pacchi ne ho ricevuti tre. E avrei bisogno ancora di qualche pacchetto con due paia di calcetti ve lo avevo mandato a dire non so se avete ricevuto la lettera. Poi avrei bisogno di un po’ di mercurio e una bottiglina d’inchiostro stilografico. Avrei bisogno di sigarette oppure tabacco se lo potete spedire.  Poi ti faccio sapere che ho ricevuto una busta di carta da scrivere.     Mi manderete a dire cosa fa Marino e se è buono o cattivo e se trovate niente da comprare come vestiario…..sto molto bene e il combattimento si svolge magnificamente bene. Io mi trovo vicino a Stalino di fianco a sei chilomertri….non pensate a me che per il presente sto bene…”

Un’altra lettera del 14 dicembre 1941: “Caro fratello vengo a risponderti subito alla tua lettera del 3 dicembre 1941 dove sento che godete ottima salute e così al presente è di me…..i pacchi mi sono arrivati tutti…….Guardate di non pensare a me che ormai questa famosa sacca del Don è quasi terminata e quindi crederei di non trovare più una resistenza simile….Poi avrei bisogno di un vocabolario Russo Italiano se lo puoi trovare alla stamperia…Dirai a Marino che stia buono e sia ubbidiente a nome mio perché quando torno ci faccio i conti io…..”

Da una lettera del 23 dicembre 1941: “Caro fratello….Io al presente mi trovo in una piccola valletta in cui sto abbastanza bene, è già due giorni che ha smesso di piovere ed è venuta un po’ di neve. Fa un po’ freddo ma è freddo asciutto e quindi si sopporta bene abbastanza. ……Ti mandai a chiedere un vocabolario Russi Italiano, ma se non lo hai spedito non me lo mandare che me lo hanno dato qua……..ti ho mandato a chiedere più volte dei pacchi di sigarette e ho ricevuto soltanto quelli con la roba e non le sigarette. Forse non hai ricevuto le lettere o come mai? Guarda di mandarmi almeno ogni 10 giorni un pacchetto di sigarette con popolari e qualche pacchetto tre stelle oppure tabacco, in media che me ne venga 7 o 8 sigarette al giorno. Perché io qui le aspettavo da un giorno all’altro così me ne hanno prestate 41 sigarette i miei amici e bisogna che gliele restituisca. Dato che qui non si trovano o se sene trova qualcuna si pagano 1,50 la sigaretta. ….”

Da una lettera del 24 dicembre 1941: “Cara mamma……Ti faccio sapere che anche quest’anno è passato il Santissimo Natale e per essere nei momenti in cui mi trovo l’ho passato discretamente anche non avendo ricevuto niente da casa. Io mi aspettavo un piccolo pacchetto con qualche sigaretta. Ho speranza che anche voi lo avrete passato discretamente bene almeno ve lo auguro. Ora vi faccio sapere che non pensate a me che per il presente me la passo discretamente, quindi se non ricevete posta non pensate male che è tutta causa delle strade e della neve…….prendiamo il mondo come viene…..ti faccio sapere che avrei bisogno di un po’ di crema Nivea perché qui la pelle della faccia se ne va senza niente e avrei bisogno di un pettine e un tubetto di dentifricio con qualche sigaretta. Appena rispondete mandami a dire la situazione di famiglia……”

Da una lettera del 5 gennaio 1942: “Cara mamma…..non pensate a me che per il presente sto veramente bene come di salute e come tutto il resto, qui fa un po’ freddo ma speriamo che passi anche questo. Abbiamo una temperatura a trenta gradi sotto zero e una tormenta che taglia la pelle, c’è una neve che sembra cristallo. Ma a questo non ci pensare perché se è vero come dice la popolazione qua ne abbiamo più per questo mese………Col primo pacco che mi spedite mi ci metterete una cioccolata e un po’ di clorato per i denti e se è possibile una piccola carta geografica italiana e il resto sigarette……mi farete sapere come state in famiglia e come va costà. Ti prego di farmi sapere qualche novità del paese e se richiamano ancora delle classi oppure se viene qualcuno in licenza. Ora ti faccio sapere che ho scritto una lettera di patriottismo a Gigi del Ponte Pari (Luigi Evangelisti che gestiva un bar in Piazza Pascoli a Borgo a Mozzano ndr)  ma non vi mettete spavento se la fa leggere a qualcuno e ve le riportano grosse……”
Da una lettera del 12 gennaio 1942: “Cara mamma….ti faccio sapere che è già un po’ di tempo che non ricevo posta ma spero che godete ottima salute. Quindi non pensate a me che io sto bene di salute come tutto il resto……….Ora vi faccio sapere che fanno i pacchi assicurati di 2 chili, allora vi prego di mandarmi se vi è possibile un orologio da braccio da spendere 150 oppure 200 lire che sono senza e mi fa molto comodo. Poi mi ci metterete qualche cioccolata e un po’ di fichi secchi se è possibile trovarli, con un po’ di farina e il resto sigarette e mi ci metterete anche una scatola di pasticche Valda contro la tosse. E qualche scatola di magnesia San Pellegrino…….mi manderete a dire le novità di là e cosa fa Marino….. “

Da una lettera del 1 febbraio 1942: “Cara mamma…..Io vi scrivo questa lettera e ve la faccio impostare in Italia da un mio compagno il quale lo rimpatriano per malattia. Qui vi spiegherò qualche cosa in più delle altre. In quanto il fronte per il momento è fermo si tiene soltanto le posizioni respingendo quei pochi attacchi che fanno i Russi; dato il freddo e la neve non è possibile avanzare anche per questo mese. Quindi non pensate a me che per il presente sto bene. Certo che il ritorno in Italia sarà abbastanza distante, per quello che posso costatare io, ma con tutto questo ci vuole pazienza e coraggio che tutto passa e aspettare il mese di ottobre. Cara mamma mi direte che sono una seccatura a chiedervi sempre sigarette ma ci vuole pazienza, dato che qui con le sigarette si ottiene pane e qualche cosa di altro che ci fa di bisogno, senza sigarette coi quattrini non si trova nemmeno l’acqua. Qui le sigarette quando non ne abbiamo e ci vuole qualche cosa che ci fa bisogno, come pane e resto, bisogna pagare un pacchetto di nazionali 24 lire italiane per poi prendere la roba che ci necessita. Cara mamma mi farai sapere di preciso cosa fa Marino, se cresce e se è ubbidiente oppure se diventa un monello, se sta buono con voi. Gli dirai a nome mio che sia ubbidiente e buono che poi tornerò io a vedere come si è portato, e se è necessario dategli qualche mazzata……….”

Da una lettera del 29 marzo 1942: “Cara mamma……Ora ti faccio sapere che per il presente qua si sta bene il freddo è diminuito e principia a riscaldare l’aria come costà in febbraio. Certo che finito che è il freddo dato il grande gelo e neve principia di nuovo il fango e si vuol dire un fango di 40 o 50 centimetri, ma ci vuole pazienza che tutto passa, è passato il freddo e quindi passerà anche la stagione del fango. E così piano piano il caldo ci dà salute, verrà anche il giorno che si tornerà in Italia. Ma con tutto questo non pensate a me che per il presente sto veramente bene, come di salute e come tutto il resto. ….Sai vi prego di scrivermi più spesso che potete e farmi sapere qualche cosa di novità di costà…Vi avevo mandato a dire se mi potevate mandare una bottiglina di cognache oppure di rumme non so nemmeno se avete ricevuto la lettera, fatemi sapere qualche cosa……”

Da una lettera del 4 aprile 1942: “Cari genitori……oggi sta ricorrendo la festa della Santa Pasqua. Dove tutti noi si sente di più il desiderio di essere tutti riuniti insieme. Ma pare anche in questo anno storico il destino ha voluto così. E quindi niente abbiamo da fare……che Iddio voglia che i nostri cuori siano riuniti insieme e facciano dimenticare ogni lontananza e ci facciano vivere con un pensiero così sensibile che dimentichi ogni cosa e faccia che tutti possiamo essere presenti al solito tavolino. Bisogna essere più che contenti che anche questo anno siamo tutti in ottima salute……fatemi sapere qualche novità di costà perché per un soldato che si trova in guerra non c’è altro che un po’ di consolazione leggendo un po’ di posta e sapendo qualche novità da casa……”

Da una lettera del 12 aprile 1942: “Cari genitori………mi dite che è venuto qui il Cavallini e il figliolo di Piria ma io per il presente non li ho ancora potuti vedere. Forse saranno sempre indietro. Perché qui incominciano ad arrivare adesso i nuovi complementi. Per il presente ho veduto il contadino della Chiusa l’altro ieri due volte, ma ora sarà difficile che lo ritrovi perché io è due giorni che mi sono cambiato di posto e sono venuto un po’ più indietro a un magazzino di munizioni e viveri, in difesa a questi magazzini. Cari genitori non pensate a me anche se tardasse a ricevere la posta, dato che al presente è incominciata la primavera e quindi il gelo si dilata e quindi le strade diventano un pò tristi ma il peggio è passato. Oramai due nemici si sono già liquidati ne abbiamo più uno e presto si liquiderà anche quello……”

Da una cartolina postale del 19 aprile 1942: “Caro figlio…….ti prego di crescere ubbidiente e buono con tutti e specialmente col nonno e la nonna. Ti prego di andare a scuola volentieri e cercare di imparare bene a leggere a scrivere…..”

Da una lettera del 4 maggio 1942: “Cara mamma……….Ora vi faccio presente che vi ho spedito un pacco con tutta la roba di lana che mi avete mandato e in più ci ho messo anche un beretto di pelle……..vi ho scritto una lettera prima di questa e vi ho detto che non mi mandassite più roba da fumare ma visto e considerato guardate se vi è possibile spedirmene anche adesso qualche pacchetto. In quanto a me ora si vive la stagione è buona e si sta abbastanza bene quindi non pensate a me che io sto veramente bene. Fatemi sapere come state tutti e come ve la passate costà.  E ogni tanto speditemi una per apparecchio che ora fa servizio anche qua…….”

Da una lettera del 6 giugno 1942: ”Cara mamma……..vi faccio sapere che ho trovato qui un paesano l’altro ieri e sarebbe il Maggiore Lotti il Ragioniere (si tratta di Francesco Lotti, maggiore dei bersaglieri, che a Borgo a Mozzano era ragioniere del Comune e storico Segretario del Fascio paesano ndr). E quindi dato che lui è dove si trova il nostro comando di batteria, appena saputo che ero a questa batteria, ha chiesto al comandante di farmi andare a trovarlo. Sono rimasto contento dopo 11 mesi di Russia di trovare uno del mio paese che è solo un mese e mezzo che è arrivato dall’Italia e si è parlato così un po’ di tutto, del più e del meno. Ora vi avverto che forse se ha la fortuna di venire in Italia, dato che è andato a passare la visita di controllo per il rimpatrio, il marito di Nensi il Pasquini vi verrà a trovare, così vi può raccontare meglio le cose a bocca come vanno qua.  In quanto a me sto bene in tutto e per tutto. Fatemi sapere come state voialtri di salute e come ve la passate……”

Da una lettera del 19 luglio 1942: “Cara mamma…..Vi faccio noto che se anche non ricevete spesso posta di non pensare a me perché ora siamo in Ucraina e si sta fermi quando si sta tanto un giorno e così il servizio postale non può fare tutto quello che dovrebbe fare per far arrivare presto la posta. Io sto bene di salute ce di tutto il resto. L’avanzata prosegue molto bene e quindi non c’è bisogno di pensare a niente. Mi farete sapere cosa fa Marino, se cresce e se è in salute e se diventa sempre più sbarazzino. Diteci che sia buono e ubbidiente e se non capisce dateci qualche mazzata. Fatemi sapere come ve la passate tutti voi in famiglia e come va la campagna…..”

Da una lettera del 5 agosto 1942: “Carissimo zio, vi rispondo subito alla vostra desiderata lettera in data 20/7/42……..Ora vi faccio sapere che dal giorno in cui siamo partiti da quella cittadella di cui vi avevo accennato nella lettera che vi ho spedito abbiamo fatto circa 600 e passa chilometri. E si viaggia ancora. …….mi dite se ho visto il cappellano Gigli ma io per il presente non l’ho ancora visto. Ma questo è difficile che lo veda al presente perché le divisioni nuove che sono arrivate sono tutte indietro a noi. Un mese fa prima di partire da dove eravamo vidi anche il carabiniere della Chiusa il quale stava molto bene. Come pure vidi anche il Signor Maggiore Lotti che è rimasto a Ricowo al comando tappa dove eravamo prima noi…..”

Da una lettera del 12 agosto 1942: “Caro fratello ti rispondo subito alla tua raccomandata che mi hai spedito il giorno 31/7/42. Dove sento che godete tutti ottima salute in famiglia Come pure al presente è di me…..siamo giunti in un piccolo paese e forse si sta fermi un po’ di tempo. Siamo a 15 chilometri dal Don. ……Mi dici se ho ricevuto il pacco che c’era l’orologio e quello dei biscotti, i pacchi li ho ricevuti tutti e due……speriamo che Iddio ci aiuti e che non succeda nessun inconveniente. Sono contento che Marino si porti bene e che cresca, speriamo che seguiti così……”

Da una lettera del 9 settembre 1942: “Carissima mamma……ti faccio sapere che io per il presente mi trovo sempre al solito posto e che  sto bene…..fatemi sapere come ve la passate tutti voi…I raccolti come vanno?….Fatemi sapere come si porta Marino se vi fa arrabbiare e se va a scuola. Ho saputo che è stato da zio Paolo alla Cune……”

Da una lettera del 16 ottobre 1942: “Caro fratello……E’ già parecchio tempo che non ricevo posta da voi, spero che sarà andata perduta e che non voi sia successo niente a voi in famiglia. Anche se la posta ritardasse non pensate a me che io sto bene, ma dato che siamo in movimento non è possibile scrivere spesso…Qui la stagione è buona e non piove mai, fa un po’ freschino ma per noi va molto bene…....”

Da una lettera del 25 ottobre 1942: “Caro fratello……sto in pensiero per voi dato che è molto tempo che non ricevo più posta….ti prego di scrivermi subito notizie per via aerea…Ti avevo detto di spedirmi dei pacchi ma se li hai spediti bene altrimenti non spedire più fino che non te li chiedo io. Forse se le cose andranno bene vi farò sapere una novità. La novità è questa. Se non cambia situazione ho speranza che l’anno nuovo di principiarlo in Italia. Ma con tutto questo non bisogna farsi illusioni…..”

Da una lettera del 19 dicembre 1942: “Caro fratello, vengo a darti risposta alla tua lettera che mi hai spedito in data 3/11/42. Dove sento che godete tutti buona salute. Così pure al presente è di me. Mi dici che costà la stagione è brutta e piove sempre, invece qua è discretamente bella, fa un po’ fresco e un po’ di neve ma si rimedia bene…….per il momento non ho bisogno di niente, se avrò bisogno di qualche cosa ti avvertirò io…….”
Con questa lettera si chiude la lunga corrispondenza di Marino con i famigliari. Evidentemente la situazione è precipitata e non ha più tempo per scrivere.    
Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943.
In data 21 febbraio 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “….il soldato Nannizzi Mario già dichiarato disperso deve intendersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici…”


NATALI ARMANDO
(Figlio Natali Gianfranco-loc. Campaccio n. 21-Chifenti-87489 e figlia Natali Franca in Fratini-Via Pisana-Fagnano-Lu)  Nell’elenco dell’UNIRR risulta di Bagni di Lucca, Il Sartini dice che è di Chifenti

Vellano (Pt) 20 dicembre 1915 – Khrinovoje 26 febbraio 1943

Professione boscaiolo. Sposato con due figli. Richiamato alle armi e partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Soldato del 2° Reggimento, Battaglione Dronero, 105° Compagnia artiglieria d’accompagnamento, Divisione alpina Cuneense.
Il figlio Gianfranco aveva undici mesi quando Armando partì e dice: “Mia madre evitava di parlare della sorte di mio padre, in lei c’era sempre la speranza del ritorno. Ho sentito dire che mio padre era molto robusto e sotto le armi faceva il presentat’arm con il mortaio in mano.”
Il figlio conserva in casa un attestato che dichiara che l’alpino Natali Armando ha partecipato ai fatti d’arme della guerra 1940/1943 per i quali le bandiere dei reggimenti della divisione alpina Cuneense vennero decorati di medaglia d’oro al Valor Militare, firmato dal generale della Cuneense Emilio Battisti.
Da un cartolina postale in data 2 novembre 1942: “Cara sposa, di nuovo ti faccio sapere che io sto bene e come spero sia di te e bimbi: Ora ti dico che qua è sempre buon tempo e se dura così ancora un paio di mesi va bene, per ora non sembra che facci del brutto tempo. Ti faccio sapere che Zannini è partito, è andato dove ero io l’altro giorno, è a 6 chilometri da me ma domani mattina lo vado a trovare. Senti se tu mi vedessi non mi conosci più da tanto che sono grasso, tutti mi chiamano grasso che non lo sono mai stato così grasso, non mi riesce nemmeno muovermi. Per ora non mi lamento, vada pure così che è una passeggiata la guerra non la sento, sembra di essere a una festa. Quello che mi raccomando che tu mi mandi da fumare. Dai tanti bacini ai bimbi per me, avrai me sulla tua bocca…..”
Da una cartolina postale del 4 novembre 1942: “Cara sposa…….Ora ti dico che oggi sono tornato in linea con i mortai ma non pensare me che io sto bene, non facciamo nulla dalla mattina alla sera e mi viene a noia non far nulla tutta la giornata e poi col nostro mortaio spariamo qualche colpo ogni tanto. Io sono distante dal Don 1.500 metri, sai la mitraglia non mi prende e allora sto veramente bene. Sai bisogna che tu mi mandi della carta da scrivere……”

Da una cartolina postale in data 6 novembre 1942: “Cara sposa, torno con questa mia cartolina per dirti di nuovo che io sto bene e come spero che sia di voialtri tutti……bisogna che tu mi mandi quella maglia che portavo sempre che me la fece mia madre….sento che stai tanto tempo senza avere mie notizie, io pure ti scrivo ogni 2 o 3 giorni….le lettere che ti mando io sono censurate ma quelle che mi mandi te per ora non ne ho trovate nessuna censurata …..”

Da un altro biglietto postale in data 6 novembre 1942: “Cara sposa, ti rimando questa cartolina perché mi ero scordato di dirti di mandarmi un po’ di naftalina e tre scatole di polvere per i pidocchi. Se un pacco non basta me ne farai due al quanto prima perché i pidocchi cominciano a mangiare che fanno una cosa che non si resiste………”

Da un biglietto postale del 7 novembre 1942: “Carissima mogliettina, di nuovo ti mando questa cartolina per farti sapere che io sto bene e come spero che sia di te e bambini. Senti, come ti avevo mandato a dire che cominciava a fare brutto tempo ma stamani ha cominciato a piovere che abbiamo un fango che non si puole più camminare ma però ora sembra che cominci a fare un po’ bello. ….sto in ansia di ricevere presto il pacco…..”
Da una lettera in data 8 gennaio 1943: “Cara sposa, di nuovo ti faccio sapere mie notizie dove per ora sono buone e come spero che sia di te. Ora ti faccio sapere che per la befana ci hanno trattato abbastanza bene, ci hanno dato un bel panettone e un bel bicchiere di cognac. Ora ti voglio far sapere al preciso della mia ferita che ho avuto sulla mano ma però sono guarito perfettamente, non mi posso lamentare in tutto questo, te forse ti sarai immaginata che lui è rimasto ferito gravemente. Ora ti faccio la mano e ti faccio vedere dove mi sono ferito. Ora ti ho fatto la mano ed allora sopra la mano vedrai come una mezza luna ed allora è lì che mi sono fatto male. Allora ora ti ho fatto la mano dove vedrai che c’è scritto “qui” poi le frecce, la ferita è fatta a mezza luna, quella striscia che c’è fra il dito grosso nella mano sinistra. Altro non ti dico, dai tanti bacini ai bimbi più ne avrai te sulla tua bocca. Tuo marito ….. “

Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943.
In data 13 giugno 1997 il Ministero della Difesa comunicò alla famiglia che: “ ….. il soldato Natali Armando, già dichiarato disperso, è stato catturato dalle forze armate Russe, internato nel campo n. 81 Khrinovoje, regione Voronez, ove è deceduto il 26 febbraio 1943. La speranza di poter recuperare e rimpatriare i resti mortali presenta difficoltà difficilmente superabili in quanto i Sovietici hanno sepolto i nostri Caduti in fosse comuni unitamente a quelli di altre nazionalità rendendo così impossibile l’identificazione. “

ORIANI ROLANDO
Non trovato

Lucca 19 novembre 1922 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a S. Romano di Borgo a Mozzano. Celibe. Soldato del 2° reggimento, divisione alpina Cuneense. Matricola n. 12671. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Dichiarato disperso in combattimenti il 31 gennaio 1943. In data 10 gennaio 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “…il soldato Oriani Rolando già dichiarato disperso deve intendersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici…”
  
OTTOLINI OSMAN
(Sorella Elvira e Claudia Benedetti nipote)

Pescaglia 2 luglio 1921 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente ad Oneta. Soldato del 2° Reggimento  - Battaglione Saluzzo – Divisione alpina Cuneense. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942.
Ricorda la sorella Elvira: “Quando partì era triste perché pensava alla sua famiglia e perché pensava che non sarebbe ritornato.”
Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943.
Solamente nel 1989 la famiglia ha ricevuto una comunicazione che Ottolini Osman era da considerasi morto in Russia.


PACINI DANTE
(Nipote Bachini Maria Grazia-Tempagnano-Piazza della chiesa  835561)

Borgo a Mozzano 15 febbraio 1918 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Valdottavo in località Sabatano. Coadiuvava il padre nell’attività di mezzadro. Celibe. Soldato del 2° Reggimento, Battaglione Saluzzo, Divisione alpina Cuneense. Matricola n. 2146.
Partito per la Russia con l’ARMIR il 5 agosto 1942. Dichiarato disperso in combattimento al 31 gennaio 1943.
In data 2 agosto 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha comunicato che: “…il soldato Pacini Dante già dichiarato disperso deve ritenersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.”


PACINI OVICO
(nipote Meschi Anna Maria, 48331, Lucca via Fillungo 153. Meschi Wally, Piaggione 965139)

(Borgo a Mozzano 23 novembre 1920 – Fronte russo 31 gennaio 1943)

Residente a Valdottavo in località Stagnino. Contadino. Celibe. Soldato del 2° Reggimento, Battaglione Saluzzo, Divisione alpina Cuneense. Specialità marconista. Partito per la Russia con l’ARMIR il 5 agosto 1942. Matricola 7633. Dichiarato disperso in combattimento al 31 gennaio 1943.
La nipote Meschi Anna Maria ricorda di aver sentito dire in famiglia che piangeva perché non voleva partire per la Russia e che la mamma di Ovico fino al 1959 andava tutti i giorni alla fermata del pulman a Valdottavo perché sperava sempre di vederlo ritornare.
Dall’ultima lettera in data 9 gennaio 1943: “Cara mamma, Vengo a darti mie notizie le quali per il presente sono buone e così spero che sia di te e papà. Senti mamma mandami della carta da scrivere, fai così prendi una busta rossa e con un bollo da 05.0 e ci metti dentro due buste di carta da scrivere e possibilmente me la bolli hai capito perché ora anche qua di bolli ne siamo molto scarsi e in quanto alle sigarette mi fai delle raccomandate o assicurate piene di sigarette che mi arrivano. In ogni assicurata ci metti quaranta sigarette…..Senti mamma in quanto al freddo non pensare che sono bene coperto, mi hanno dato un cappotto a pelo e con quello non ho freddo, stai pure contenta che sono bene vestito. Poi anche in quanto al freddo per ora non si è fatto tanto sentire, poi la temperatura va a sbalzi sta due o tre giorni un po’ freddo e poi si fa un po’ più caldo, insomma non ho da lamentarmi. Stai pure contenta riguardo a questo, l’unico pensiero mio è quello di te e papà, chissà quanto ci penserete a me, direte come starà male e invece ti dico che non ho da lamentarmi per ora, non so se di qui in avanti farà più freddo, ma ti dico solo che siamo già al 9 di gennaio e per ora non ho proprio da lamentarmi per niente. Bisogna considerare quello che fanno i miei amici della  compagnia dove ero prima credi che io mi posso chiamare fortunato in confronto a loro. Il Signore aiuta sempre e dà sempre coraggio. Speriamo che continui fino all’ultimo e che mi faccia ritornare sano e salvo da te e papà. …. Fammi sapere se ricevi tutti i vaglia, ora quattro li devi aver ricevuti che sarebbero 1.434 lire, poi c’è l’ultimo del mese di dicembre che sono 300 lire. Stai contenta e ricevi tanti saluti e bacioni te e papà dal tuo figlio che ti vuole tanto bene”.
In data 31 gennaio 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “….il soldato Pacini Ovico già dichiarato disperso deve intendersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici…”


PAOLI ROLANDO GIULIO GIOVANNI
(Nipote Paoli Sonia – Piano della Rocca, via Lodovica n. 29 – 0583 833355 – Tucci Fabrizio)

Pescaglia 5 maggio 1920 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Dezza in località Legnana. Operaio industria bellica. Sposato. Caporal Maggiore del 2° Reggimento Divisione alpina Cuneense  Matricola 7634. Già combattente in Albania.
Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. Croce al merito di guerra. La moglie Tucci Giuseppina gli inviò una lettera annunciandogli la nascita del figlio Cesare avvenuta il 10 gennaio 1943, ma la lettera tornò indietro dopo tre anni. La nipote Sonia ricorda di aver sentito dire dalla nonna che un reduce di Corsagna gli disse di aver visto Rolando morto congelato durante la ritirata. 
In data 28 febbraio 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “…il soldato Paoli Rolando già dichiarato disperso deve intendersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici…”.


PARDINI DINO
(Figlia Pardini Lola – Domazzano Via Rivangaio 6 – 835514)

Trassilico 24 marzo 1915 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Domazzano. Figurinaio. Soldato 4° Reggimento artiglieria alpina, Divisione Cuneense. Sposato con una figlia. Richiamato alle armi nel 1939, ha partecipato alle campagne d’Albania e di Grecia e poi partito per la Russia nel luglio 1942 con l’ARMIR. Matricola n. 32144.
Ricorda la figlia Lola: “ Mia madre mi Ha detto che dal ’39 al ’43 ha avuto solo tre licenze di pochi giorni: prima di partire per l’Albania, per la mia nascita e per la morte della mamma. Nelle sue lettere raccontava del gran freddo ma diceva che la gente russa li accoglieva bene quando entravano nei paesi, facevano festa e chiedevano dei santini. Mio padre scrisse anche di mandarglieli qualcuno per distribuirli. Inoltre diceva che a volte i civili russi, per fare festa, dissotteravano le campane che avevano nascosto durante il regime comunista. La corrispondenza s’interruppe nel gennaio 1943 e da allora mia madre non ha avuto più sue notizie sebbene abbia fatto tutte le ricerche possibili, anche tramite la mezzaluna turca.
Croce al merito. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. In data 11 marzo 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “..il soldato Pardini Dino già dichiarato disperso deve intendesi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici….”


PARTICELLI GIULIANO
(Sorella Particelli Elvira, Particelle n. 46-889135)

Borgo a Mozzano 23 marzo 1921 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente nella frazione di Particelle. Contadino. Celibe. Soldato della 23° Compagnia, Battaglione Saluzzo,  2° Reggimento della Divisione alpina Cuneense. Matricola n. 10061.
Partito per la Russia con l’ARMIR il 5 agosto 1942. Ricorda la sorella Elvira. “Nelle sue lettere non parlava mai della Russia, diceva sempre di stare bene, ma lo faceva per non far preoccupare nostra madre che era malata. Mio padre andò a salutarlo quando partì dal Piemonte. Un alpino di Corsagna, Benassi Bruno, che era in Russia con lui ci disse che durante la ritirata era rimasto ferito in un paese chiamato Aloska, poi non l’ha più visto. Con Giuliano c’era anche un  altro alpino di Borgo a Mozzano, Carlo Settimo Brunini (padre di uno degli autori di questo libro), e mio padre andava spesso a trovarlo nella speranza di sapere qualcosa. Dopo la guerra la mia famiglia ha fatto tante ricerche tramite la Croce Rossa ed il Vaticano, speravamo sempre che fosse stato fatto prigioniero, ma non abbiamo mai saputo niente.
Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. In data 15 novembre 1993 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “…..il soldato Particelli Giuliano già dichiarato disperso deve intendersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici…”


PASQUINI TELFO
(Fratello Pasquini Remo-Via Corte 15-Anchiano-88365)

Borgo a Mozzano 25 aprile 1921 – Fronte Russo 19 dicembre 1942

Residente a Borgo a Mozzano in località Monte. Contadino. Soldato del 2° Reggimento della 22° compagnia, Battaglione Saluzzo, Divisione alpina Cuneense.
Partito per la Russia con l’ARMIR il 5 agosto 1942. Ricorda il fratello Remo: “Eravamo due fratelli e due sorelle, nostro padre era morto nel 1933 e Telfo faceva da capofamiglia. Quando partì per la Russia era preoccupato per noi ma mi disse di farmi coraggio che un giorno sarebbe tornato. La notizia della sua morte ci fu portata dal maresciallo dei carabinieri che era accompagnato da un esponente del fascio di Borgo a Mozzano e ci consegnarono una lettera.” Quella lettera, in data 24 febbraio 1943, era del Ministero della Guerra e diceva  “L’anno millenovecentoquarantadue, il giorno diciannove, nel mese di dicembre nel duecentotreesimo ospedale da campo è deceduto, in età di anni ventuno, l’alpino Pasquini Telfo del 2° Reggimento alpino………….  morto in seguito a ferite al torace ed è stato sepolto a Motrofonowka, nel cimitero di guerra, fossa numero 5,,,,. Alla famiglia colà residente dovuti riguardi”.
Croce al Valor Militare. La salma di Telfo è rientrata dalla Russia nel 1994 e dopo il saluto dell’Associazione Alpini, delle autorità e dei compaesani è stata sepolta al cimitero di Borgo a Mozzano.

Di Telfo il fratello ha gelosamente conservato alcune lettere dal fronte.
Da una lettera del 4 ottobre 1942: “Carissima sorella, con qualche giorno di ritardo vengo a dare risposta alla tua da me tanto desiderata lettera dove con molto piacere sento che siete tutti in perfetta salute, così io posso dire che segue di me per il presente…………questo Vittorio che mi dici non so chi sia perchè qua insieme a me di Vittori non c’erano, e anche  di Garibaldi non ne conosco……Cara sorella a quanto sento voi pregate tutti per me, speriamo allora che tutte queste preghiere siano ascoltate e che mi faccia la grazia di ritornare presto che sarà il più bel giorno della nostra vita. Io in tutti i modi guarderò di rivolgere qualche preghiera, ma sai come siamo noi uomini specie noi alpini che chiappa spesso spesso dei momenti brutti di dare di fuori, ma il nostro cappellano ci ha detto che noi siamo perdonati anche se viene tirato, non volendo, qualche sproposito, che sulle nostre marce tutto viene recuperato……….ti dico che qua fa un bel tempo, sono parecchi giorni che non piove anzi ti dico che da poi che mi trovo in queste terre non ha ancora piovuto. Non mi resta che consolarti caramente e riceverai un forte abbraccio dal tuo fratello Telfo”.
Da una lettera del 28 ottobre 1942: “Carissimo fratello, con qualche giorno di ritardo rispondo alla tua cara lettera in data del 6 e la quale conteneva le cartine che ne ho fatto molto caso, quando mi scrivi mandale sempre che mi fanno molto comodo. Caro fratello mi fa molti piacere di sentire che siete tutti in perfetta salute come posso dire che segue di me. …..Insieme alla lettera che ti sto scrivendo parte anche una cartolina in franchigia per la Teresa, vedrai che quando la riceve un po’ si calma. Mi dici che le castagne cominciano a cascare chissà quante ce ne sono, ma vi fanno comodo specialmente quest’anno che è stata una misera raccolta di grano, anzi vi dico cercate di rimettere più che potete che male non fa e non guardate il prezzo perchè tanto i soldi a queste annate non servono a niente. Dì anche a mamma che questo è l’unico consiglio che io vi do e credo mi darete ragione. Caro fratello sento che avete cinque bestie, quest’anno spopolate davvero su tutto, vi ci siete messi proprio di buona volontà. Chissà quando vengo io quante ne troverò, vero Remo? Riguardo alla mia vita non ho niente da dirti soltanto che qua comincia a fare l’inverno e è un po’ crudo, guardate di mandarmi un pacco con qualche paio di calze di lana e del tabacco. Resto con salutarti caramente con un forte abbraccio……….”
Da una lettera del 25 novembre 1942: “Carissima mamma, due giorni or sono ho ricevuto due delle tue care lettere in data del 10 e l’altra del 11 e contenevano bolli e buste e dove con molto piacere sento il vostro buono stato di salute come ti posso dire che segue di me per il presente. Cara mamma su una tua lettera sento che hai ricevuto il vaglia, ne sono molto contento almeno ve ne potete servire se ne avete bisogno, secondariamente ne stavo quasi in pensiero perché sono soldi guadagnati con sacrificio e dovessero andare persi ci rimarrei non tanto bene. Speriamo che ti riceva presto anche l’altro di 340 lire e, come ti ripeto, non soffrite per metterli da parte per quando torno io. Mi dici che hai preso l’ingrandimento della mia immagine, chissà come è venuta bella, speriamo che mi faccia la grazia di vederla.  Cara mamma sull’altra lettera mi fa piacere di sentire che potreste quasi picchiare le castagne, ma da tutte le parti il diavolo ci vuole mettere le mani, ma speriamo che ve ne lascino assai che a queste annate fanno comodo, ma poi fatevi furbi il coltello l’avete in mano voialtri dalla parte del manico, spero che capirai cosa voglio dire….”
Dall’ultima lettera in data 17 dicembre 1942: “Mia cara mamma, di nuovo torno a scriverti queste poche righe per farti sapere il mio buono stato di salute, come spero sia di voi tutti. Cara mamma ora ti faccio sapere che ho ricevuto il primo pacco, non puoi credere come mi ha fatto contento riceverlo che era proprio parecchi giorni che l’aspettavo con ansia. In quanto alla roba che mi hai mandato non mi dicevi niente ma credo che mi sia arrivata tutta perché era chiuso bene. Ora ti dico gli oggetti che c’erano dentro incominciando da quelli che mi hanno fatto più piacere, i calzini seconda cosa c’ho trovato 6 pacchetti di sigarette e due di tabacco, poi le lamette con dentifricio e spazzolino, poi la carta e dieci bolli e una catenina da braccio e un anello e cerini e il formaggio e la farina, in quanto alla farina ne facevo caso se fosse stata di quella dolce perché di quella di granturco ne mangio tutti i giorni. Anche ieri sera quando ho ricevuto il pacco ero intorno a farmi i matuffi, ma in tutti i modi via non ce la tiro. Sai qui dove siamo ora da mangiare non ne manca, c’è tanto di quel grano e granturco che non puoi credere. Siamo nelle case abbandonate dai russi e la roba hanno tentato di nasconderla sotto terra ma l’alpino quando ha fame la va a trovare anche sotto terra e ti dico tutte casse piene di roba, abbiamo trovato perfino anche un barile d’olio, anche della patate, quindi non ti preoccupare…….”.


PELLEGRINI PACINO
(Sorella Pellegrini Anna Maria Tel. 0583 832198)

Borgo a Mozzano 15 febbraio 1922 – Fronte Russo 19 dicembre 1942

Residente a Corsagna. Contadino. Soldato del 2° Reggimento. 22° Compagnia alpini, Battaglione Saluzzo, Divisione Cuneense.
Partito per il fronte russo con l’ARMIR il 5 agosto 1942. Matricola 12673. Disperso in combattimento il 19 dicembre 1942. Croce al merito di guerra.
Ricorda la sorella Anna Maria: “Prima di partire disse che a Corsagna non sarebbe ritornato. Scrisse varie lettere dalla Russia in cui esprimeva la propria preoccupazione per la famiglia, poi la corrispondenza si interruppe, continuai a scrivere ma senza più ricevere risposta finchè un giorno vennero i carabinieri a darci la triste notizia. Nostro padre era costretto a letto per malattia e chiedeva sempre notizie di lui. Gli dicevamo che aveva scritto e che stava bene, non ha mai saputo la verità. Un giorno, nel 1944, quando i tedeschi si erano stabiliti nella zona per resistere sulla Linea Gotica, una mia compaesana che aveva in casa alcuni di essi mi disse che uno aveva una foto che lo ritraeva con mio fratello. Andammo a vedere e si trattava proprio di Pacino ma un po’ perché avevamo paura di quei soldati e un po’ perchè non capivamo la loro lingua riuscimmo solo a sapere che quel soldato era stato in Russia e lì aveva conosciuto mio fratello. Da quel giorno quel soldato passava spesso da casa nostra e ci portava sempre qualche cosa, diceva di non aver paura perchè lui era austriaco. Una volta, accortosi che non avevamo fiammiferi, ce ne portò una scatola. Quando si ritirarono lui disse che sarebbe ritornato, ma non si è più rivisto.
“In data 10 ottobre 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “…..il soldato Pellegrini Pacino già dichiarato disperso deve intendersi perito in data 19 dicembre 1942 in Russia per eventi bellici….”.


PESCAGLINI DARIO
Non trovato

Borgo a Mozzano 22 agosto 1911 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Domazzano. Coadiuvava il padre nell’attività di mezzadro. Celibe. Soldato 2° reggimento, divisione alpina Cuneense. Matricola n. 19597. Aveva già partecipato alla campagna d’Etiopia e di Grecia. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Dichiarato disperso in combattimento al 31 gennaio 1943. In data 14 aprile 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha comunicato che: “..il soldato Pescaglini Dario già dichiarato disperso deve ritenersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.”




PIAGENTINI PAOLO
(Figlio Piagentini Giampaolo 0583 838500 Via Stazione 2 Diecimo)

Bagni di Lucca 11 luglio  1915 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Decimo in via del Santo. Contadino. Caporale del 2° reggimento alpini, divisione Cuneense. Sposato con un figlio. Matricola n. 30228. Richiamato alle armi e partito con l’ARMIR per il fronte russo nel luglio 1942. Matricola 30228. In data 24 ottobre 1988 la Presidenza del Consiglio dei Ministri dichiarava che: “…il caporale Piagentini Paolo già dichiarato disperso deve ritenersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.”


PINI GIUSEPPE
(Nipote Raffaelli Maria Adele – Valdottavo 37 – 835262)

Borgo a Mozzano 23 ottobre 1914 – Tiomnikov 29 marzo 1943

Residente a Valdottavo in località Pianello di Sotto. Ferroviere. Celibe. Soldato del 6° Reggimento bersaglieri, Divisione Celere. Matricola n. 27427. Richiamato alle armi e partito per la Russia con il CSIR nel luglio 1941.
Da una lettera scritta alla madre il 6 novembre 1941: “Cara mamma, cosa avrai fatto a dire di questo mio silenzio e dell’ultima cartolina che ti ho scritto così alla disperata, ma credi che tutto questo non è stato per cattiveria ma è solo per la vita scomoda che sto attraversando in questi giorni con tutti questi spostamenti giornalieri ma spero al più presto di raggiungere il nostro nuovo posto che c’è assegnato. Sai perché quella cartolina che ti scrissi ieri sera cosi male scritta è perché arrivammo un po’ stanchi dalla marcia e appena posate le biciclette ritirarono la posta, e allora io presi la cartolina in tasca e la scrissi così alla rinfusa tanto per farti sapere qualche cosa. Ieri siamo venuti più avanti per fare un piccolo rastrellamento, non so quanti giorni durerà ma credi che abbiamo già passate delle giornate che rimarranno presenti per sempre. La vita che sto passando ora mi sembra quella del corridore perché la sera ci fermiamo e la mattina ci rimettiamo sul nostro cammino sempre col desiderio di raggiungere il punto fisso. Dunque non pensate a me che io questa vita qui l’ho presa per uno scherzo, la salute mi accompagna e se anche qualche giorno ci fa durare un po’ di fatica per via della brutta strada l’affronto con tanta serenità perché mi sento molto robusto. Cercate di stare allegri voialtri e poi vedrai che deve venire anche il tempo di poter stare assieme felici e contenti……….”
Dichiarato disperso in combattimento il 19 dicembre 1942. In data 22 marzo 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “…il soldato Pini Giuseppe già dichiarato disperso deve ritenersi perito in data 19 dicembre 1942 in Russia per eventi bellici…” Successivamente il 26 marzo 1994 il Ministero della Difesa comunicò ai familiari che: “…Il soldato Pini Giuseppe, già dichiarato disperso, è stato catturato dalle FF.AA. Russe, internato nel campo n. 58  di Tiomnikov, regione Saransk, ove è deceduto il 29 marzo 1943 per cause imprecisate e tumulato in località sconosciuta”.


PONSI ALVARO MARCO
(Piria Ernesto)

Borgo a Mozzano 5 luglio 1918 – Russia 15 marzo 1943

Residente a Chifenti in località “Molino”. Calzolaio. Caporal Maggiore del 2° Reggimento, Divisione alpina Cuneense. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. In data 22 agosto 1947 il Ministero della Guerra comunicava ai familiari che: “Il giorno quindici del mese di marzo dell’anno millenovecentoquarantatre (data presunta) è deceduto in Pignuc (Russia) nell’ospedale, in età di anni ventiquattro, Ponsi Alvaro Marco, appartenente al 2° reggimento alpini, battaglione Saluzzo, 26° compagnia…….il suddetto è morto in seguito a tifo petecchiale in prigionia ed è stato sepolto in Pignuc (Russia).


PORTA NOE’ CELSO
(Nipote Porta Franco-Pian di Gioviano-loc. Ceppeto 1- 833080)

(Fabbriche di Vallico 8 maggio 1922 – Fronte russo 31 gennaio 1943)

Residente in località Terzoni di Borgo a Mozzano. Contadino. Soldato del 2° Reggimento della Divisione alpina Cuneense. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Matricola 12674. Ricorda il nipote Porta Franco: “L’unica notizia che la famiglia ha avuto è stata quella portata da un reduce dalla Russia che disse di aver incontrato Celso in un campo di prigionia Russo. Disse di averlo visto in salute, che era un uomo forte e che riusciva a sopportare i lavori forzati. Questa notizia fece sperare che un giorno o l’altro anche lui sarebbe tornato, purtroppo però non si è più saputo niente di lui.” In data 28 marzo 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “…il soldato Porta Noè Celso deve ritenersi perito in combattimento in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.”


PUCCI PIETRO
(Fratello Pucci Loredano Loc. Mulino Chifenti Tel. 0583 86446)

Chifenti 22 maggio 1921 – Fronte Russo 31 gennaio 1943)

Residente a Chifenti in lic. Mulino. Caporale 4° Reggimento artiglieria alpina. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Matricola 10067. Disperso in combattimento il 31 gennaio 1943.
Ricorda il fratello Loredano: “Prima della partenze, avvenuta da Cuneo, mio fratello mi ha mandato tramite un amico il suo orologio perchè non voleva portarselo con sé per timore di romperlo, ce l’ho ancora.” In data 19 aprile 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “    il caporale Pucci Pietro deve intendersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici.”

PUCCINELLI GINO
(Figlio  Puccinelli Mariano - S. Francisco USA)

Borgo a Mozzano 6 luglio 1914 – Deceduto in prigionia 30 marzo 1943)

Residente a Cerreto in località Butia. Contadino. Soldato del 4° Reggimento artiglieria alpina, 72° batteria, gruppo Val Po. Matricola n. 27432. Sposato con due figli. Richiamato sotto le armi e partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942.
Da una lettera prima di partire; “ Cari genitori………….io il 4 parto per la Russia ma non pensate che presto si ritorna e allora saremo uniti per sempre e liberi da tutto. Rimarrete un po’ di tempo senza mie notizie ma non pensate a male che il viaggio è lungo e non possiamo scrivere dato che siamo in viaggio. Altro non vi dico solo che stiate contenti e allegri tanto è lo stesso, salutandovi caramente……………”
Il 25/12/42 dalle rive del Don scrisse alla moglie Rita Puccinelli una lettera: “… sto guardando la fotografia della mia piccola famiglia e dico: questa mia sposa come sta bene e come se ne tiene dei suoi figli. ……Ma quando penso che è il 5° Natale che faccio in armi mi viene un po’ di tristezza ma poi mi faccio coraggio e mi rassegno nella volontà di Dio. Coraggio Rita che questo sarà l’ultimo anno che si passerà separati. Quello che ti dico è che in questa 3° campagna di guerra mi sento più forte che mai e pronto a tutto. Non stare a pensare a me, che io ho un santo dalla mia, credi che il buon Dio mi assiste ovunque e stai tranquilla che ritorno vittorioso. Guardo Mariano e sembra che mi voglia dire qualche cosa, forse anche lui si sente orgoglioso di avere suo babbo che combatte per la grandezza della sua patria, ora capirà anche lui qualche cosa……..stai tranquilla e sii orgogliosa di avere una persona a te cara in questo momento in armi che combatte per una guerra cristiana e giusta. Oggi il mio pranzo si è aperto con antipasto  di prosciutto che il mio compagno Gabrielli me ne ha fatto parte, poi risotto, carne in umido con formaggio e una scatola di sardine e marmellata e ora abbiamo un buon caffè ma intendiamoci caffè puro…mai mi sarei creduto che in Russia di passarmela così bene…….quello che mi fa comodo sono i fiammiferi che con quelli si trova latte maiale galline ed uova, qui non ce ne sono…“
Una lettera al nonno del 1/01/1943: “……sono di già 3 anni che siamo in famiglia insieme, ma sempre lontani, speriamo che in questo anno sia la fine e poi potremo tornare assidui ai nostri campi e passare le belle giornate insieme lavorando, e tirare avanti tutti i nostri progetti che sempre si faceva. Non ve la prendete che ormai siamo alla fine.. .. Questi giorni una puntata nemica è stata annientata con la vittoria delle nostre armi, 20.000 prigionieri, però ce la siamo vista brutta ma invece tutto è andato bene. Ormai anche loro li hanno finiti……….Altro non vi dico che farvi i miei più cari auguri e buon anno a voi e a nonna…..”
Dichiarato disperso in combattimento. Il 24/03/1989 il Ministero della Difesa ha comunicato: “ La Croce Rossa Italiana – Ufficio Ricerche Dispersi nell’URSS – con foglio n. 11024 del 24/02/1989, ha comunicato che il militare indicato in oggetto, già dichiarato disperso, è deceduto in prigionia il 30/03/43 in Russia, in età di anni ventotto, in seguito a polmonite ed è stato sepolto in località sconosciuta…”


RADINI GIULIO
Non trovato

29 novembre 1916 – Fronte russo 9 dicembre 1942

Sergente maggiore del 52° reggimento artiglieria, fanteria. Partito per la Russia con il CSIR nel luglio 1941. Dichiarato disperso in combattimento il 9 dicembre 1942.


RICCIARELLI MARIO RENZO
(fratello Dr. Ricciarelli Giorgio-Via Regione Emilia Romagna 9-Altopascio-0583/25101- cell.3332495563)

Borgo a Mozzano 21 gennaio 1916 – Tambov 13 febbraio 1943

Residente a Borgo a Mozzano in via Umberto. Fornaio. Celibe. Sergente Maggiore della 21° compagnia del Battaglione Saluzzo,  2° Reggimento alpini della Divisione Cuneense. Matricola n. 33187. Richiamato nel 1940, partecipò alla guerra in Albania con il battaglione Saluzzo e il 5 agosto 1942 partì per la Russia con l’ARMIR. Il 22 settembre raggiunse il fiume Don dove gli alpini sostituirono i tedeschi per una guerra di posizione. Durante i primi giorni della tragica ritirata il Sergente Maggiore Ricciarelli aiutò in modo generoso il proprio compaesano Carlo Settimo Brunini (padre di Gabriele Brunini), che faceva parte della stessa Compagnia (21a) del Battaglione Saluzzo, che aveva un piede congelato. Brunini ha sempre sostenuto che doveva la vita a Mario Ricciarelli per l’aiuto e l’incoraggiamento che gli aveva dato. Di sicuro il Ricciarelli riuscì a far salire Brunini su di una slitta e dal quel momento si persero di vista.
Dopo la ritirata, all’appello del 31 gennaio 1943 fu dichiarato disperso in combattimento ma il 7 maggio 1999 il Ministero della Difesa comunicò alla famiglia che “il Serg. Magg. Ricciarelli Mario Renzo, già dichiarato disperso, è stato catturato dalle FF.AA. Russe (probabilmente ciò avvenne nell’ultima disperata battaglia che la Cuneense dovette sostenere a Valujki nel gennaio 1943), internato nel campo n. 188 di Tambov, regione Tambov, ove è deceduto per cause imprecisate il 13 febbraio 1943 e tumulato in località sconosciuta...”


ROMANI MARIO
(nipote Romani Silvia-Diecimo via del Santo 121-0583 838511)

Pescaglia 6 aprile 1921 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Diecimo in via del Santo. Operaio. Celibe. Soldato del 2° reggimento, battaglione Borgo S. Dalmazzo, compagnia armi d’accompagnamento, divisione alpina Cuneense. Matricola n. 10069. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Dichiarato disperso in combattimento il 31gennaio 1943.
Da una cartolina postale del 1/08/42: “In questo momento sto salendo sul treno per partire. Saluti e baci Mario. Sto benissimo (ciao a presto).” Da un’altra: ”Carnia 3-8-42. Sto passando il confine. Il viaggio prosegue felice. Saluti e baci. Vostro figlio Mario.”
Da una lettera: “Russia 28.10.42 Cara mamma. Vengo con queste poche righe per farvi sapere che io sto bene, così spero che sia di voi. Vi faccio sapere che ogni lettera che mi scrivete, metteteci dentro un pacchetto di cartine per fare le sigarette ma non lo sfate, mettetelo sano, che mi arriva. Avete capito? In tutte le lettere ce ne mettete uno che le cartine mi fanno sempre comodo, altrimenti quando mi danno il tabacco, mi tocca fare le sigarette con la carta da lettere. Vi saluto e vi bacio. Mario.”
L’ultima lettera del 8 gennaio 1943: “Carissima mamma. Vengo con queste poche righe, per farti sapere che la mia salute è ottima, così voglio sperare che sia di voi, di papà e di nonna. In questi giorni ho ricevuto una lettera dal Marchi e da Paolino, anche loro stanno bene fatelo sapere alle sue famiglie e ditegli che si sta bene e che ci scriviamo. Siamo anche molto vicini, ma per ora, non possiamo vederci. In ogni modo mamma, mi raccomando che stiate contenta e vedrete che presto ci rivedremo. In questi giorni vi ho scritto parecchie lettere, spero che presto le riceverete.”
Di queste lettere ne arrivarono ben poche in Italia, la nipote Romani Silvia ricorda infatti di aver sentito dire che il nonno si lamentava del fatto che non arrivavano notizie del figlio. In data 14 luglio 1989 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “……il soldato Romani Mario già dichiarato disperso deve intendersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici…”


SANTI GALLIANO – Non trovato sull’elenco UNIRR
(nipote Santi Galliano Via Lodovica 33 Distributore ERG Tel. 0583 77621-77508)

Fiumalbo 25 agosto 1916 - Disperso in Russia

Residente a Pian di Gioviano. Sergente Maggiore divisione alpina Cuneense. Già combattente in Albania. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Ricorda la sorella Pia:” Nelle lettere che ci mandava si raccomandava che gli inviassimo indumenti per ripararsi dal freddo.”


SIMONELLI COSTANTINO
(Nipote Simonelli Maria Annunziata- Diecimo via del Santo n. 164 – 0583 838503
Marta - Dezza n. 60 - 0583 838471)

Borgo a Mozzano 6 maggio 1916 – Fronte russo 31 gennaio 1943

Residente a Dezza. Operaio. Soldato del 2° reggimento divisione alpina Cuneense. Già combattente in Albania. Celibe. Congedato nel 1936, richiamato alle armi e partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Matricola n. 33190. Dichiarato disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. Il fratello Lelio ricorda la data dell’ultima lettera da lui inviata, 3 gennaio 1943, ma non il contenuto. Ricorda inoltre: “dopo la guerra si presentò a casa nostra una persona che diceva di essere un reduce dalla Russia e di aver conosciuto Costantino. Fu ben accolto e rifocillato ma durante la giornata quando fu portato ad incontrare altri reduci le sue risposte alle varie domande si rivelarono evasive e tali da far nascere il sospetto che si trattasse di un millantatore. Furono avvisati i carabinieri, ma quando arrivarono lui riuscì a fuggire.” In data 14 febbraio 1990 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicava che: “…..Il soldato Simonelli Costantino già dichiarato disperso deve intendersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici…”


SIMONETTI ENRICO
(Figlia Simonetti Tosca – Domazzano scuole comunali 1 – 835327)

Borgo a Mozzano 6 agosto 1911 – Russia 28 febbraio 1943

Residente a Domazzano in località S. Donato. Contadino. Soldato 4° reggimento artiglieria alpina. Già combattente in Francia ed in Albania. Matricola n. 19503. Richiamato e partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Sposato. Ricorda la figlia Tosca: “Mia madre diceva che era molto triste, quando partì avevano sposato solo da otto mesi e lei era incita di me. Nelle sue lettere diceva che aveva freddo e che non aveva niente da mangiare. L’ultima lettera spedita nel dicembre 1942 tornò indietro.” Croce al merito di guerra.
Da una lettera del 23 settembre 1942: “….come ti vedrei volentieri credimi Ersilia mia. Mi sembra un anno che non ti vedo più, oh se potessi un po’ abbracciarti, un po’ per poterti dare tanti baci che non puoi mai immaginarti, quando verrà quel giorno? Che ci potremo riunire per sempre, Così si potrebbe fare la nostra vita, anche noi un po’ tranquilli che fino ad ora si può dire non abbiamo ancora passato un giorno bene. Quando mi rispondi fammi sapere cosa fate a queste giornate e l’uva se è matura, m’immagino che ne mangerai tanta a queste giornate, anche Tosca chi sa quest’anno come la mangia, e poi ci saranno anche i fichi, come li mangerei volentieri anch’io qualcuno, ma invece sono qua dove non c’è niente soltanto terra e cielo. Ora, come ti ho già detto, se puoi mandami da fumare, che per via aerea si possono mandare 200 grammi, e scrivi anche ad Irina che li mandi al tuo fratello che me l’ha detto lui….almeno mandami le cartine dentro nelle lettere e anche un po’ di tabacco ogni 4 o 5 lettere, e qualche lametta da fare la barba…”
Da una lettera del 12 ottobre 1942: “Mia carissima sposa………… Oggi stesso mi è giunta la tua da me tanto desiderata lettera e mi ha fatto piacere nel leggere che ancora sei in buona salute come pure mio babbo e Tosca e poi mi dici che hai paura che io non ti dica la verità, in quanto a quella non ci pensare che te l’ho sempre detta, ringraziando il buon Dio fino a ora non mi posso lamentare…………..poi ora mi trovo meglio anche per altri conti, come ti ho già detto nell’altra lettera, che ora siamo qui in un grande paese Russo e ti dico la verità, se continua così stiamo bene…a confronto di quando si camminava a giornate intere, credimi che allora quando arrivavamo alla sera ero più morto che vivo, e tutti i giorni così, tutte le notti verso l’una c’era la sveglia, e poi cammina pure, credimi sono stati un mese e mezzo che abbiamo passato dei giorni brutti, e abbiamo avuto la fortuna che ci ha assistito il tempo, perché da poi che siamo in Russia è piovuto tre giorni soli, credimi che quella è una bella cosa, per noi che si doveva camminare a giornate. Ora anche se piove siamo sotto e qui dove siamo forse ci passeremo l’inverno perché ci prepariamo già le legna. Ora sento che vuoi sapere cosa faccio a queste giornate…Senti qui dove sono io siamo in 700 fra alpini e artiglieri e ci abbiamo un mulo per uno. E a queste giornate facciamo due viaggi per uno alla legna, uno la mattina e uno la sera, si va in una macchia che è qui vicina, ci vuole un’ora ad andare e una a venire, si taglia un alberetto di un 60 chili e poi ci attacchiamo il mulo e via si strascina così. Sono tutti pioppi e si tagliano anche bene. Dobbiamo preparare la legna per tutta la nostra divisione perché dopo se viene la neve non si può più fare. Insomma se continua così me la passo bene, certamente che può cambiare ma speriamo di no…Noi siamo a otto chilometri dalle prime linee e non c’è niente pericolo, però stanno bene anche dove è il tuo fratello, dove abbiamo i cannoni, anche loro sono dentro. Loro sono a quattro chilometri più avanti di noi…Ora ti faccio sapere che mi ha scritto Lido, anche lui sta bene…quando mi rispondi fammi sapere dell’uva e delle castagne, come è andata quest’anno………”
Da una lettere in data 4 novembre 1942: “Sposa carissima………..mi scuserai se non ti ho risposto subito per il motivo che abbiamo cambiato posto, siamo venuti ancora più nelle retrovie, siamo distanti un 100 chilometri dal fronte. Siamo in un altro paesetto più indietro di prima e credimi mi trovo bene. Siamo 160 uomini e 150 muli e attendiamo a quelli…..Mi dispiace per il pacco che chi sa se lo potrò avere con quella roba che mi hai mandato assieme a Dino perché ora siamo distanti un 80 chilometri e non ci possiamo vedere ……Quando mi rispondi fammi sapere le castagne come è andata e quante ne avete raccolte…insomma un po’ di tutto, del grano, cosa dice Ettore o Teresina…e poi interessi di casa…che mi fa piacere e i soldi se hai mai avuto quelli che ti ho mandato…Poi fammi sapere del tempo, qua si porta bene, forse sarà più freddo da che qua. L’hanno scorso era già più di un mese che c’era la neve e quest’anno per ora non se ne parla.….In questi giorni mi scrisse anche Renato, non mi sarei mai aspettato che fosse qua anche lui e forse ci saremo incontrati anche per la strada, ma non ci pensavo a lui altrimenti potevo vederlo perché il Genio Alpino l’ho visto tante volte. Tosca cosa fa, quanto ti fa arrabbiare a queste giornate, se ci fossi io mi divertirei un po’ con lei….”
Da una lettera del 10 novembre 1942: “Sposa carissima……sono contento che se mi dici la verità sei in buona salute così credimi pure che segue di me. Come ti ho già detto sull’altra lettera ci siamo spostati..e si sta meglio che dove eravamo prima…non facciamo niente a giornate, siamo in un paesetto come Domazzano, tutti nelle case e teniamo il fuoco acceso tutto il giorno. Insomma diamo da mangiare ai muli e bere e poi stiamo sempre in casa perché è qualche giorno che è freddo… ieri sera ho ricevuto anche il pacco e ti ringrazio tanto tanto, che mi ha fatto tanto piacere che te non puoi immaginarti…è andata bene che andarono lassù, in batteria, dove c’è Dino e me lo portarono altrimenti erano pasticci……mandami un po’ di farina di neccio, e castagne secche se puoi, così mi faccio la polenta anch’io…..”
Da una lettera del 19 novembre 1942: “Ersilia mia carissima sposa. Dopo qualche giorno di attesa mi sono giunte tre delle tue lettere………questi giorni passati mi ero fatto dei brutti sogni, ma speriamo che sia tutto al contrario ma credimi mi ero impressionato In quanto a me, ti dico che tu stia contenta, che sono sempre stato bene, e tuttora ringrazio Dio. Sono in perfetta salute, e poi ti dico la veritià mi trovo bene anche a confronto a tanti altri…..Sai noi dormiamo in casa, con la nostra stufa che fa un caldo che si può dormire anche scoperti. Ci abbiamo cinque coperte e il cappotto e la mantella. Sai è una bella cosa avere un posto dove andare a scaldarsi anche se si arriva che siamo bagnati ci asciughiamo subito, ma fino a ora acqua ne abbiamo presa poca e se possiamo passare l’inverno qui dove siamo si rimedia bene, e almeno per quanto dicono stiamo qui….Ieri mi scrisse anche Dino, anche lui sta benissimo. Poi mia ha scritto anche Renzo del molino di fondo, ma non so se era ancora in Italia o forse è qua anche lui…Sento che mi fai fare una maglia, era buona anche di cotone ma se la fai di stamo è meglio. Se non l’hai ancora fatta, falla fare a gilè senza maniche per portarla sotto la camicia, così mi serve bene anche quando torno a casa, ma se l’hai già  fatta è lo stesso, poi mandami un paio di calzini di lana se puoi, poi non ho bisogno di altro…mandami qualche cosa  da mangiare per le feste….Mandami le castagne secche e poi tabacco e sigarette…Sento che Tosca è venuta una chiaccherina, come la vedrei volentieri…poi sento che è stata sempre bene, quello mi fa piacere, speriamo che sia così per l’avvenire. Io tutte le sre prego anche per voialtri, Da poi che siamo qui tutte le sere si è detto il rosario, sono io a guidarlo quasi sempre, qua lo diciamo tutti volentieri…e speriamo che Dio ci ascolti e possiamo ritornare presto tutti sani e salvi alle nostre case che tanto desideriamo. Mi raccomando non stare in pensiero se stai qualche giorno senza mie notizie per il motivo che siamo distanti dalla ferrovia e la posta parte ogni sei o sette giorni e quando arriva, ne  arriva parecchia……”
Da una lettera del 30 novembre 1942: “Sposa mia carissima. Con infinito piacere vengo a risponderti alla tua carissima lettera che da qualche giorno aspettavo, te non puoi immaginare come mi ha fatto piacere perché era già parecchi giorni che non avevo più avuto niente. Ma sento che sono già parecchi giorni che attendi mie notizie, io non so dire come mai eppure ti ho sempre scritto, anche quando non avevo niente da dire ti ho scritto lo stesso……è qualche giorno che fa un po’ freddo, ma finora si resiste benissimo, sai il più che da noia è il vento, ma se possiamo rimanere qui si rimedia bene…..quanto prima mandami la maglia e i calzini ma ho sentito dire che non potete spedire più pacchi, ma speriamo che non sia vero, mandami anche qualche cosa da mangiare. Oggi ho ricevuto una cartolina anche da Irina, sai mi ha scritto anche Dino, lui pure sta bene…..mi dici che te ne vengono in mente tante dalla mattina alla sera, ma ti ripeto stai tranquilla e non pensare tanto. Ora non mi prolungo di più perché sono le dieci di sera, sono smontato ora di guardia e ho sonno. Ti saluto e ti abbraccio, tuo per sempre Enrico. Saluti anche al mio papa e bacioni a te e Tosca. Ciao stai bene e saluti a tutto il vicinato, questi giorni scrissi anche al prete. Bacioni di nuovo ciao, stai tranquilla”
Dall’ultima lettera in data 11 dicembre 1942: “Pensiero dal mio cuore. Proprio questa sera ho ricevuto la tua……….io sto proprio bene, ti dico la verità, se fosse possibile ti farei vedere volentieri coi tuoi occhi, così saresti più tranquilla….non facciamo quasi altro che dormire dalla sera verso le tre che principia già a venire buio fino alle sei la mattina. Il lavoro non ci manca. Ora ci danno anche la farina, invece del pane, e ce lo facciamo da noi, tanto non abbiamo da fare niente, così si mangia sempre il pane fresco, io lo faccio assieme a uno di Monte San Quirico. Sta vicino a Lina sotto la Villa Orsetti, si chiama Pellinacci Nello. Noi è già un po’ di tempo che si faceva già, che qua il grano non ci manca anche a queste giornate con la neve battino ancora grano. Insomma, fino a che stiamo qui non ci possiamo lamentare e forse ci passiamo l’inverno, noi due ci siamo già fatti due volte gli gnocchi e qualche volta i maccheroni. Il pane si va a far cuocere in una famiglia di Russi, ma non si intendono niente a parlare, insomma alla meglio ci facciamo capire. ….Quando mi scrivi, mettimi pure il bollo da cinque soldi che è mezza lira risparmiata, tanto per via aerea non vengono più……Ora mi dici che sei sempre magra uguale, ho belle capito, bisogna che ritorni io per farti ingrassare…Sento anche che la roba non si può più mandare, ma non te la prendere che io rimedio lo stesso….Quello che mi dispiace è che presto rimarrò senza carta da scrivere ma finora ce n’ho sempre una quindicina di fogli e buste. Questi giorni mi ha scritto pure Renato, siamo vicini ma non sono riuscito ancora a vederlo. Quello che mi ha rattristato è nel sentire del povero Mario, che non me lo sarei mai aspettato, era tanto buono, questa sera gli dico il rosario. Ora termino con la penna ma con il pensiero mai , ti faccio tanti saluti e ti offro mille baci, tuo per sempre……….”
Il Ministero della Difesa ha scritto il 19 agosto 1989 che: “La Croce Rossa Italiana ha comunicato che il militare Simonetti Enrico, già dichiarato disperso è deceduto in Russia, per malattia, in prigionia. Senza fornire informazioni sul luogo di decesso e di sepoltura.”  Successivamente in data 26 marzo 1993 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha comunicato che: “…il soldato Simonetti Enrico è deceduto il giorno 28 febbraio 1943 in Russia in prigionia alle ore 24,00 all’età di anni 31, in seguito a malattia, ed è tumulato in Russia, località sconosciuta….”



SIMONETTI GIUSEPPE
(Fratello Angelo – Valdottavo loc. Teatro vecchio 1 – 835526)

Borgo a Mozzano 27 febbraio 1922 – Fronte russo 11 marzo 1943

Residente a Valdottavo in località “Nella piana”. Contadino. Soldato 2° reggimento, battaglione Saluzzo, divisione alpina Cuneense. Partito per la Russia con l’ARMIR il 5 agosto 1942. Croce al merito di guerra. Ricorda il fratello Angelo: “Mi sembra che fosse la fine di giugno o i primi di luglio, perché eravamo intenti alla mietitura del grano, quando mio fratello Giuseppe venne in licenza. Mio padre gli chiese se era vero che avrebbero mandato gli alpini in Russia ma lui rispose che erano tutti discorsi. Invece era tutto vero e quando partì mi baciò e andò via senza dire niente. Nelle sue lettere diceva che i russi erano tutti vestiti come “Pasquarose” (Pasquarosa era un mendicante vestito di stracci). In Russia incontrò diversi compaesani.”
Da una lettera del 28 luglio 1942: “Carissima sorella…….per il presente sto molto bene e speriamo che duri a lungo per tutti e poi sarà quello che Dio vuole, ora vengo a dirti che a Cuneo non ci sono più ma per il presente sono sempre qui in Piemonte ma purtroppo ci si starà più per poco, dice che ci “si starà ancora una decina di giorni ma al sicuro non si sa. Ma sai Maria io non me la prendo, mi dici che mi faccia di coraggio ma non pensare che io sono allegro….”
Da una lettera del 27 novembre 1942: “Carissima sorella, ho ricevuto la tua lettera da me tanto desiderata……mi saprai scusare se mi lamentavo perché non ricevevo tue notizie ma sai ora comprendo che viene tutto dal ritardo della posta e allora bisogna avere pazienza per tutto. Mi dici che sei stata con la mamma a vedere il nuovo posto e mi dici che ti c’è piaciuto tanto, ma sai a me non mi ci garba di certo quanto al posto dove si trova la casa. Quanto ai posti hanno fatto bene ad andarci perché laggiù staranno bene e coglieranno anche più roba…..Ma a me la casa non mi va affatto ma sai mi sono abituato a tante cose che mi abituerò a stare anche a Varano. Maria non pensate a me che io sono contento e allegro, sopporto tutto con pazienza…state allegri tutti voi e speriamo di rivederci presto che quello è da tutti desiderato e allora si starà volentieri anche a Varano. Mi ha scritto una cartolina anche Camillo e anche lui si lamenta non perché si trovi male ma perché non lo mandano mai in licenza e sai ora ha quasi ragione perché è tanto che non vede la sua famiglia, ma speriamo in bene. Ti ringrazio delle sigarette e termini inviandoti i miei più cari e affettuosi saluti uniti a tanti bacioni…..e ti auguro che faccia un Buon Natale…saluta i vecchietti….”
Il Ministero della Difesa il 19 agosto 1989 ha comunicato il militare Simonetti Giuseppe, già dichiarato disperso, è deceduto il 11 marzo 1943 in Russia, per malattia, in prigionia; senza fornire informazioni sul luogo di decesso e di sepoltura.

TOMEI CARLO
(Nipote Tomei Ottavina)

Borgo a Mozzano 12 maggio 1911 – Fronte russo 31 gennaio 1943)

Residente a Borgo a Mozzano in “Via Nuova” n. 18. Coadiuvava il padre nell’attività di mezzano. Celibe. Caporale 2° reggimento. battaglione Saluzzo, 80° compagnia, divisione alpina Cuneense. Già combattente in Africa Orientale Italiana. Richiamato sotto le armi e partito per la Russia con l’ARMIR il 5 agosto 1942. Disperso in combattimento il 31 gennaio 1943. In data 30 aprile 1990 la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha comunicato che: “   Il caporale Tomei Carlo del 2° reggimento alpini, 22° sezione salmerie già dichiarato disperso…deve intendersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia . Rossosch – per eventi bellici….”


TONELLI BIAGIO
(figlia Tonelli Paola via del Santo n. 99 Diecimo tel. 0583 838528)

Borgo a Mozzano 11 maggio 1913 – Fronte Russo 31 gennaio 1943)

Residente a Diecimo in via del Santo n. 99. Coltivatore e lattaio, raccoglieva il latte dai contadini con il barroccio e lo portava ai caseifici. Caporale 2° reggimento battaglione Saluzzo, divisione alpina Cuneense, radiotelegrafista compagnia comando. Matricola n. 24743. Richiamato sotto le armi partito per la Russia con l’ARMIR il 5 agosto 1942. Sposato con due figlie. Nei registri dell’UNIRR è registrato come disperso in combattimento il 31/01/1943. Ricorda la figlia Paola: “Fino all’ultimo non ci disse dove lo mandavano ma quando arrivò il momento di partire ci confidò tra le lacrime che andava in Russia e che non lo avremmo più rivisto…….. Nonostante l’assenza di notizie non perdemmo la speranza di rivederlo poiché un reduce di Valdottavo ci disse che l’aveva visto dopo la ritirata anche se non poteva camminare perché aveva i piedi congelati.” In data 15 marzo 1989 la presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “ ….il caporale Tonelli Biagio già dichiarato disperso deve ritenersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici…” 

TRAFIERI OLIVIERO
(sorella Trafieri Elsa)

Castelnuovo Garfagnana, 23 maggio 1920  –  Piscialskij 19 aprile 1943

Residente a Cerreto. Contadino. Celibe. Soldato del 4° Reggimento Artiglieria Alpina Divisione Cuneense. Matricola n. 7847/14. Partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Dichiarato disperso il 31 gennaio 1943. …” Ricorda la sorella Elsa: “Lo vidi partire con il treno, era un ragazzo molto allegro ed ottimista e non si era reso conto di sicuro a cosa andava incontro. Dopo la guerra mia madre, morta nel 1962,  sperava sempre che fosse vivo e che magari si fosse fatto una famiglia in Russia. Sette anni fa ci fu restituita la sua piastrina di riconoscimento.” In data 15 novembre 1991 la Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicò che: “…il soldato Trafieri Oliviero già dichiarato disperso deve ritenersi perito in data 31 gennaio 1943 in Russia per eventi bellici…” Successivamente il Tribunale Civile e Penale di Lucca, con sentenza in data 10 aprile 1996 n. 49/96, così rettificava: ”…. Il soldato Trafieri Oliviero deve intendersi deceduto il 19 aprile 1943 per cause imprecisate durante la prigionia in Russia nell’ospedale n. 3947 di Piscialskij, regione Kirov, e tumulato in località sconosciuta…”


VANNINI LINO
(nipote Vannini Maria Livia - lavora al Centro Anziani)

Borgo a Mozzano, 1 dicembre 1915 – Tambov 22 marzo 1943

Residente a Borgo a Mozzano in località Pozzori. Agricoltore. Soldato del 2° reggimento, reparto salmerie, divisione alpina Cuneense. Matr. n. 30238. Già combattente in Albania. Richiamato alle armi nel novembre 1941 e partito per la Russia con l’ARMIR nel luglio 1942. Da una cartolina postale del 4 settembre 1942: “Carissima mamma. Vengo a darvi mie notizie con assicurarvi che la mia salute è sempre ottima come pure voglio pensare sia di te e di tutti i nostri cari. Guardate di farvi coraggio e non pensate  a me che io sto bene e ci facciamo coraggio che presto ritorneremo alla nostra casa. Dunque state tranquilli che tutto finirà presto. Saluti, baci tuo figlio Lino:”  Dichiarato disperso in combattimento il 15 gennaio 1943. Nel 1997 il Ministero della Difesa ha comunicato alla nipote Maria Livia che: “Il militare Vannini Lino, già dichiarato disperso, è stato catturato dalle FF.AA. Russe, internato nel campo n. 188 TAMBOV – Reg. Tambov, ove è deceduto il 22 marzo 1943. La speranza di poter recuperare e rimpatriare i resti mortali presenta difficoltà difficilmente superabili in quanto i Sovietici hanno sepolto i nostri caduti in fosse comuni unitamente a quelli di altre nazionalità rendendo così impossibile l’identificazione.”


Aggiuungo all'elenco del libro FERDINANDO CORTOPASSI...
Nell'aprile 2017 una signora di Dezza, Luciana Pieretti, mi ha segnalato il caso di un suo zio, disperso in Russia, che non compare nel nostro libro "Dal Serchio al Don solo andata".
Si tratta di FERDINANDO CORTOPASSI che risiedeva a Dezza in loc. Legnana.
Ho fatto ricerche all'anagrafe dl nostro Comune e, in effetti,  risulta un Ferdinando Cortopassi residente in quella località (foglio famiglia n. 1661).
Era figlio di Giovanni Battista e di Sartini Leonilda ed era nato a Glasgow il 26 gennaio 1912. Aveva un fratello (Mario) e una sorella (Maria).
Ma sull'atto di nascita, che era stato trascritto al Comune del Borgo nel 1930 (atto 12 p. 2a B)  c'è l'annotazione di morte presunta in Russia - nella data del 31.01.1943 - che è stata trasmessa dal Comune di Capannori.
Mi risulta che Ferdinando Cortopassi avesse sposato una donna di Capannori e, forse, già prima di partire per la campagna di Russia aveva trasferito in quel comune la propria residenza e, per quel motivo, l'annotazione di morte risulta pervenuta a Capannori.
Per questo motivo il nome di Ferdinando non risultava tra i caduti del nostro territorio.
Non ho trovato, comunque, il suo nome tra i caduti dell'ARMIR. Non ho notizie nemmeno del corpo di appartenenza.  







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